Cento anni dalla nascita di Felice Ippolito

AIN. Invito 9 dicembre

Mercoledì 9 dicembre 2015, a partire dalle ore 9:30, si terrà a Roma, presso la “Sala Capranichetta” dell’Hotel Nazionale (Piazza Montecitorio n. 125), un evento promosso dall’Associazione Italiana Nucleare per ricordare la figura di Felice Ippolito.

 

Ecco il programma dell’iniziativa

Programma 9 dicembre

Per partecipare, scrivete a info@associazioneitaliananucleare.it

Vi aspetto!

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“Sogin, opportunità per l’Italia”. Un mio articolo pubblicato oggi su “L’Unità”.

Minop1La Sogin e’ un’opportunità per il Paese.

Sarebbe un errore se si comunicasse una immagine distorta del decommissioning nucleare. Che può rappresentare, invece, una possibilità di sviluppo: per gli investimenti previsti ( circa 4 miliardi tra smantellamenti e costruzione del deposito nazionale dei rifiuti ) e per la palestra che questo può rappresentare per le nostre aziende e per la stessa Sogin all’estero.

E’ bene sulla Sogin, data la emotività sui temi nucleari, evitare informazioni poco accurate. O che ingenerino preoccupazioni infondate. Esiste un rischio nucleare importante oggi negli impianti Sogin? Spesso si leggono affermazioni, al riguardo, esagerate ed allarmistiche che disorientano i lettori. In un impianto nucleare il massimo incidente prevedibile e’ la dispersione di radioattività originata da sorgenti significative di energia interna all’impianto.

E’ bene sapere che, negli 8 impianti nucleari italiani gestiti da Sogin, tali sorgenti non esistono piu’: il combustibile esausto delle vecchie centrali ( la sorgente principale di energia interna) e’ stato portato via, all’estero, per essere riprocessato; la maggior parte dei rifiuti a più alta attività, presenti negli impianti, sono stati ormai inertizzati. Cioe’: immobilizzati e condizionati in matrici e barriere che non possono piu’, tecnicamente, causare alcuna dispersione. Certo ancora resta da fare. ma il rischio e’, veramente, limitato e circoscritto. Attenzione poi a descrivere la Sogin come un occupificio. Il compito di Sogin non e’ solo lo smantellamento. E’ la gestione in sicurezza degli impianti a lei affidati. Che e’, per legge, diversa da quella di qualunque altro impianto industriale o energetico. Implica procedure, regole e attivita’ enormemente superiori ad ogni altro impianto in dismissione. Al punto che, pochi sanno, degli 800 addetti Sogin, ben 550 sono obbligati per legge a far parte del personale dell’azienda.

Infine: facciamo attenzione anche alla polemica sui ritardi dello smantellamento. Soprattutto per essere precisi e concreti su quello che occorre fare per accelerare i tempi. I tempi del decommissioning nucleare sono, per natura, molto rallentati. Per motivi che sono altrettanti obblighi di legge: ogni attività e’ sottoposta ad un preventivo iter autorizzativo non breve; nessuna attività di smantellamento può iniziare se l’impianto non e’ privo del combustibile e con i rifiuti resi inerti; lo smantellamento richiede la preventiva realizzazione di attività logistiche e di infrastrutture ( depositi locali, impianti di taglio, stazioni di decontaminazione ecc). Solo negli ultimi due anni la Sogin ha acquisito, dall’autorità di regolazione, le istanze autorizzative di disattivazione e ha potuto completare il trasferimento all’estero del combustibile. Detto tutto questo, il ritardo c’e’. E va recuperato. Oggi si parla del 2035 per terminare il decommissioning. Doveva essere il 2020. Sarebbe ragionavole che il Governo ponesse ai futuri amministratori di Sogin la richiesta di un aggiornato piano temporale di interventi, dimprogrammazione e progressione degli investimenti che definisca una data credibile di completamento del decommissioning. Inoltre, oltre a normalizzare la governance della società, alla Sogin andrebbe fornito un atto di indirizzo (come fu nel 2001 ) strategico cui debbano ispirarsi i nuovi amministratori di Sogin.

Per gli operatori industriali le problematiche meritorie di indirizzo sono tre. Primo: una riorganizzazione di Sogin in cui le attività industriali, la progettazione ed esecuzione degli smantellamenti, siano distinte da quelle di stazione appaltante. E gestite in partenariato con l’industria del settore, come avviene in altri paesi europei. Secondo: introdurre una qualifica nucleare per il decommissioning che garantisca la competenza dell’industria che fa il decommissioning e consenta alle aziende italiane di competere con i players stranieri nelle gare internazionali. Terzo: avviare la Agenzia per la sicurrezza nucleare e adeguare gli iter autorizzativi in direzione di una maggiore snellezza e dimuna concentrazione sugli aspetti della sicurezza.

UMBERTO MINOPOLI
Presidente Associazione Italiana Nucleare

Novembre 1915/Novembre 2015, 100 anni dalla nascita di Felice Ippolito.

Felice-Ippolito

Quando esce dal carcere nel 1966, dopo due anni e sei mesi di vergognosa detenzione, il sogno italiano dell’Italia potenza mondiale della modernizzazione, trainata dall’innovazione tecnologica, dall’indipendenza energetica e dal ruolo imprenditoriale dello Stato sta, forse, già per finire.

Erano stati vent’anni di straordinaria epopea modernizzatrice.

L’Italia aveva tentato con successo una grande avventura nell’epoca della ricostruzione e, poi, nei primi anni del miracolo economico: entrare nel circolo delle grandi potenze industriali. E trainata, non solo e non tanto, da fattori competitivi contingenti ( le svalutazioni competitive dei decenni successivi ) ma dal grande driver della tecnologia, della produttività, dell’autonomia energetica, dell’innovazione. E’ il sogno di grandi italiani, di Mattei e di Ippolito, segnati da un oscuro destino comune: qualcuno o qualcosa era determinato a fermarli.

Ma non solo Mattei e Ippolito.

L’Italia degli anni 50 e 60 è quella di Adriano Olivetti, con l’invenzione del personal computer, di Giulio Natta che guadagna il Nobel con l’invenzione di nuove materie plastiche che guideranno lo sviluppo mondiale degli anni successivi, di Luigi Broglio che, in campo spaziale, fa dell’Italia la terza potenza mondiale, di Adriano Buzzati-Traversa che fa dell’Italia un centro internazionale della nuova biologia molecolare. di Edoardo Caianiello che trasforma Napoli in una città della scienza e nel più importante centro internazionale di studi cibernetici.

Una straordinaria temperie intellettuale, di realizzazioni, di stimolo alla ricerca che una parte della politica italiana, illuminista e carica di passione nazionale, appoggerà con uomini come Nenni, La Malfa, Amendola, Riccardo Lombardi e un’altra oscurantista, arretrata, ideologizzata, sottomessa a poteri e pulsioni privatistiche e meschine, combatterà con tutte le sue forze. Purtroppo vincendo, nel caso di Mattei e Ippolito.

L’autonomia energetica e’ la chiave del sogno modernizzatore di Mattei e Ippolito. E la sfida nucleare e’ il driver di questo sogno. Mattei è l’uomo degli idrocarburi, su cui vuole rendere l’Italia affrancata dalla dipendenza alle grandi corporations straniere. Eppure, per iniziativa dell’Agip, nasce a Latina la prima centrale elettronucleare pubblica. E’ uno dei tasselli del grande disegno di Felice Ippolito e di Edoardo Amaldi, l’ultimo dei “ragazzi di via Panisperna”, il fisico che illumino’, con Fermi, l’Italia nel mondo e che si batteva per rinverdire una delle piu’ tradizionali eccellenze storiche del paese: la fisica nucleare.

Felice Ippolito e Amaldi hanno un disegno: fare dell’Italia la terza potenza industriale nel nucleare pacifico.

Costruendo una filiera, innanzitutto tecnologica e di ricerca, e poi industriale che diano all’Italia una totale autonomia e indipendenza in campo nucleare. Con tre centrali operative, centri di ricerca ( Cise e Ispra ), fabbriche del combustibile e un centro nazionale di programmazione ( Cnen ) il sogno di Ippolito e Amaldi si realizza: l’Italia, dopo Usa e Urss, diventa la terza potenza nell’atomo civile. Con la prospettiva della nazionalizzazione dell’industria elettrica il disegno dell’autonomia energetica di Mattei e Ippolito sembra concretarsi. Trainata dall’Eni con gli idrocarburi e dall’Enel con il nucleare. Ma questa terza potenza energetica fa paura agli interessi privatistici.

Il sogno di Mattei e di Ippolito si interrompe con la morte oscura per il primo e il carcere per il secondo.

Per accuse assurde, inesistenti e ingiuste, come riconoscerà il suo stesso accusatore, Giuseppe Saragat, che da Presidente della Repubblica risarcirà Ippolito con la grazia. Risarcirà e’ parola sproporzionata. Restituirà l’onore a un grande italiano. Che era stato incarcerato, con accuse inventate, solo per fermare un grande disegno politico, industriale ed economico: l’autonomia energetica. Che faceva paura all’estero. E che ostacolava in Italia privati capitalisti dallo sguardo corto e limitato al contenuto delle loro tasche. Riuscendoci. Dopo il carcere per Ippolito l’Italia precipitera’ nella dipendenza energetica che, con i costi crescenti dell’energia, condizionerà per sempre le ambizioni competitive del Paese e i ritmi deboli della sua economia.

Dopo la sua liberazione Ippolito si dedica alla battaglia culturale. Fonda Le Scienze, la sezione italiana della Scientific American, la piu’ nota e prestigiosa, con Nature, rivista scientifica del mondo. Che dirige per dieci anni. Diventerà parlamentare europeo del Pci, nella sua Napoli, per impulso dei suoi amici personali, Napolitano ed Amendola. Li accumunava la grande scuola crociana, il meridionalismo industrialista di Nitti, l’idea forte del “secolo socialdemocratico” di uno Stato capace di programmare e dirigere, in un’economia libera e non statalista, l’innovazione e la modernizzazione del Paese.

Un’idea che i “napoletani e crociani” condivedevano con La Malfa, Compagna, Nenni, Lombardi: non a caso quelli che erano stati tra i difensori di Ippolito.

L’Italia di oggi si trova intatta davanti l’attualita’ del sogno di Ippolito e delle sue inquietudini: il sogno di un’ Italia leader nella ricerca, nella modernita’ teconologica, nelle tecnologie di punta ed energeticamente autonoma. Deluso per la deriva oscurantista, antinucleare e antindustriale degli ultimissimi anni del Pci concluse la sua attivita’ politica nel partito di Ugo La Malfa.

Chi scrive lo ha conosciuto da giovanissimo funzionario napoletano del Pci. A lui “addetto” per le funzioni logistiche e di assistenza nella sua attivita’ di parlamentare europeo del Pci. Non sono nuclearista per quello. Ma per studio personale e convinzione profonda. Ma delle scorazzate con Ippolito per portarlo a incontri e comizi mi e’ rimasta una cosa in particolare: ebbi la fortuna di conoscere un grande…napoletano. Uno dei veri grandi orgogli della mia città che farebbe bene, ogni tanto, a ricordarsene. Ma, purtroppo, nella politica di oggi prevale spesso la meschinita’, l’ignoranza e l’assenza di memoria.