L’ansia e’ cattiva consigliera. 

Basta ansia. Non porta a nulla. Sarebbe il caso di ribellarsi un po’ a questo modo spettacolare, andiogeno, allarmistico e, nel contempo, poco concludente, di porre le questioni ambientali collegate allo smog nelle grandi citta’. Come si poteva temere la logica dell’ emergenza e l’emotivita’ catastrofista si scontra con la banalita’ e la vacuita’ delle contromisure che si “possono” tecnicamente ipotizzare ( ridurre i limiti di velocita’ sulle strade, ridurre i gradi del riscaldamento domestico, incentivare l’uso dei mezzi pubblici ecc ). Minuzzaglie. E scontate e ripetitive. Perche’ messa nei termini in cui la questione delle emissioni nocive e’ messa da alcuni ( sedicenti ) ambientalisti- eliminare le fonti delle emissioni ( riscaldamento domestico, auto private, fabbriche ecc.)- e’ solo ridicolo e strumentale. E’ il caso invece di approcciare il tema in termini razionali, empirici concreti e concludenti. Innanzitutto bando al pessimismo e al catastrofismo: non c’e’ nessuna emergenza smog. Siamo di fronte a sforamenti dei limiti di emissione per alcuni particolati nocivi. Ma dentro un trend delle emissioni che e’ da molti anni, progressivamente in calo. Gli sforamenti di cui si parla sono concentrate nei centri delle grandi citta’. E sono dovuti, infine, ad una concomitanza di condizioni climatiche temporanee. Fra qualche giorno e’ previsto freddo e puoggia. E gli sforamenti, vedrete, spariranno. Senza blocchi delle auto e senza spegnere i riscaldamenti. La verita’ e’ l’opposto di quella che ci raccontano: l’inquinamento da vent’anni si riduce e l’aria, in realta’ migliora. Provate a guardare una foto di una citta’ industriale del Nord d’inverno di 30/40 anni fa: “a Milano quando c’e’ la nebbia non si vede”, diceva Toto’. Oggi lo smog lo devono misurare con centraline e sensori per poterlo considerare. E questo perche’ la tecnologia ha fatto moltissimo. Guardate cos’erano le emissioni delle auto prima degli euro o delle centrali elettriche e delle fabbriche vicine ai centri urbani prima che nuove tecniche abbattessero a cifre irrisorie i tassi di emissione. Perfino delle centrali a carbone. C’e’ un limite pero’: noi non possiamo fare le nozze con i fichi secchi. L’idea di “emissioni zero” mantenendo i nostri livelli di qualita’ della vita e dei consumi e’ impossibile. E checche’ ne dicano i reazionari ambientalisti che gridano alla decrescita e all’arretramento dei nostri stili di vita, nessun cittadino normale e’ disposto ad annullare i progressi dello stile di vita. Si moriva, signori, molto di piu’ quando nelle case non c’era riscaldamento, quando i motori a scoppio emettevano senza limiti, quando nelle case prevaleva il legno, quando sulle ciminiere non c’erano filtri. Percio’: razionalita’. E ministri e sindaci la smettano con la demagogia dell’emergenza. Che finira’ con il film gia’ noto: tra un po’ litigheranno sulla spargizione di quei pochi soldi che, pare, stanno stanziando per l”emergenza smog”. Basta emergenza. Non c’e’. Investiamo invece in tecnologia e misure strutturali nelle citta’ per “continuare” a ridurre le emissioni nocive. Citta’ piu’ tecnologiche significa citta’ piu’ pulite. Il resto e’ noia. 

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Affidiamoci alla tecnologia 

La differenza tra l’ambientalista religioso e l’ottimista razionale e’ in una parola: tecnologia. Prendiamo la qualita’ dell’aria. E’ peggiorata? No. E’ migliorata. Lo smog, quella nebbia di polveri e acqua che e’ diventata il simbolo dell’inquinamento, si chiama anche “fumo di Londra”. Perche’ era un po’ l’immagine della citta’ che personificava l’industrializzazione del primo 900. Ma oggi a Londra non c’e’ piu’ il “fumo di Londra”. Qualcosa del genere si vede ancora a Pechino. Ma perfino li’, nonostante le immagini e le mascherine, si migliorera’ inevitabilmente. Ricordo che da ragazzino, 40 anni fa, avevo il privilegio come funzionario della gioventu’ comunista, di passeggiare, parecchie volte direi, sulla Piazza Rossa di Mosca: se con le spalle ai magazzini Gym guardavi a sinistra della Piazza e dietro la Basilica di San Nicola, sullo sfondo vedevi due immense ciminiere di una centrale a carbone fumeggianti, in centro citta’. Oggi e’ un bell’episodio di archeologia industriale. La qualita’ dell’aria, nessuno lo dice, migliora: misurata in particolato emesso in atmosfera e’, secondo le statistiche, migliorata. Gli inquinantiemessi diminuiscono. Purtroppo il 94% del particolato, nessuno lo dice, e’ di origine naturale. E non se ne andra’ mai. Inutile, dunque, gridare : “c’e’ lo smog, governo ladro”. Ma quella parte ( il 6% dello smog ) che immette, invece, l’uomo migliora quanto ad emissioni inquinanti. Non facciamo impressionare da questi riti inutili di sindaci e prefetti sui “livelli del PM10”: il nuovo totem. A Londra non c’e’ piu’ il “fumo”. E, statisticamente, si muore ancora per gli inquinanti ma, al contempo, la vita si allunga sempre piu’. E’ vero: abbiamo molti piu’ mezzi, rispetto a soli 50 anni fa, che emettono in atmosfera. E’ vero: grazie al progresso, abbiamo tutti due macchine, il riscaldamento a gas, gli elettrodomestici. E’ vero che ( per fortuna) abbiamo centrali elettriche con le ciminiere, impianti per trattare i rifiuti ( che sono l’unica cosa che cresce, grazie al processo), piu’ bus e metropolitane. Perfino le strade asfaltate, sapete, producono particolato quando le calpestiamo. Ma e’ anche vero che grazie alla tecnologia succede questo: che al maggior volume di mezzi e impianti di cui, grazie al progresso, disponiamo ( auto, centrali elettriche, impianti per i rifiuti, strade asfaltate ecc) corrisponde un minore volume di emissioni inquinanti grazie all’uso delle tecnologie: benzine e diesel con minori contenuti di inquinanti, mezzi di trasporto sempre piu’ efficienti in tema di emissioni, filtri e tecnologie che abbattono gli inquinanti nei fumi delle ciminiere ( che ormai sono di innocuo vapore acqueo), le stesse tecnologie energetiche rinnovabili o carbon free ecc. Ormai la riduzione dell’impatto ambientale in termini di riduzione di emissioni di inquinanti e’ diventato un contenuto interno e proprio dinogni attivita’ di innovazione tecnologica, di nuovi apparati domestici e di consumo, di nuovi materiali. La scienza fa moltissimo. Laddove i riti inutili dell’ambientalismo religioso- “no a questo, no a quello, no alle centrali, no agli impianti sui rifiuti, no al riscaldamento domestico, no ai condizionatori, n alle automobili, no ai bus, no triv, no tav ecc”- e il divietismo medievale non portano a nulla. A prefetti e sindaci va detto: lasciate perdere i riti ridicoli degli ecologisti e le inutili targhe alterne. Affidiamoci alla tecnologia: e’ l’unica soluzione. E quella che davvero risolve i problemi. . 

Fallimento ambientalista

Chiamiamoli “costi esterni” del fallimento ambientalista. Tutto nasce dall’ossessione del clima e del riscaldamento che ha portato a trascurare l’inquinamento. Noi non sappiamo se il riscaldamento porta davvero a catastrofi e non al contrario. Sappiamo invece che l’inquinamento porta, sicuramente a malattie e morti certe, calcolabili e verificabili ( non quelle ipotetiche, presunte, future e frutto di pura statistica come quelle attribuite alla radioattivita’). La demagogia ambientalista si e’ focalizzata sul riscaldamento e ha trascurato l’inquinamento. Il bersaglio degli ambientalisti e’ diventato la CO2, gas benefico e innocuo per la salute. Si fanno conferenze mondiali, si spendono montagne di soldi per tentare di ridurre ( senza nemmeno riuscirci) l’innocua CO2. Si trascura, invece, e non si investe sulla riduzione degli inquinanti veri. L’agenda ambientalista e’ pericolosamente distorta e distorcente. E’ diretta verso falsi bersagli, totem ideologici ( la CO2 che e’ benefica, il nucleare che e’ privo di emissioni sia di CO2 che di inquinanti ) e trascura l’inquinamento. Si assolutizza, si sopravvaluta e si demonizza la CO2 perche’ si intende mettere sotto accusa il sistema di generazione dell’energia elettrica. E invece si perdono di vista e si sminuiscono le fonti dell’inquinanamento atmosferico e delle sue conseguenze nelle concentrazioni urbane. A molti sfugge ancora la differenza tra riscaldamento, attribuito ai gas come la CO2 e inquinanamento, dovuto, invece, a particelle, il cosidetto particolato ( polveri, fumo, sostanze vegetali, fibre, sabbia ecc) sospeso in atmosfera e tanto piu’ pericoloso quanto piu’ minuscole e penetranti sono le dimensioni. L’origine di tale particolato e’, purtroppo, di natura generale ( eruzioni, erosioni, venti ecc ), in gran parte ( oltre il 90% ). E della parte artificiale e antropica non sono responsabili solo fabbriche, impianti termici e centrali elettriche. Ma, in gran parte, il traffico veicolare, i sistemi di riscaldamento, i trasporti ecc. Invece di distrarre ( inutilmente) risorse e impegni dei governi sulla CO2, si sarebbe dovuto prestare piu’ cura alle tecnologie per ridurre le emissioni di inquinanti. Ora siamo in un vicolo cieco: sempre piu’ lontani da un’effetiva riduzione delle emissioni di CO2 ( che aumentano, inesorabilmente ogni anno, a dispetto delle litanie dei climatisti e sempre piu’ lontani da un vero controllo dell’inquinamento che aumenta anch’esso, anno dopo anno, nella totale impotenza dei governi locali, costretti a palliativi e a patetici tentativi di svuotare il mare ( il particolato in atmosfera ) con il cucchiaino ( i divieti alla circolazione privata). Quando prenderemo atto del fallimento dell’ecologismo politico sara’, sempre, troppo tardi!

Salti mortali prima di pronunciare la parola nucleare

Esemplare l’intervista di Carlo Rubbia al Corsera di domenica. Prima di fargli pronunciare la parola “nucleare” l’intervistatore cerca ( invano) di ottenere dallo scienziato una serie di affermazioni di fedelta’ alla dogmatica del surriscaldamento del pianeta, della sua origine antropica e del prometeismo della credenza che basti fermare le attivita’ umane per tenere il riscaldamento sotto i due gradi di aumento e fermare l’imminente catastrofe. Rubbia, che pure e’ uno scienziato che si e’ molto speso per le tecnologie di generazione di energia da fonte rinnovabile, non cede pero’ al fondamentalismo climatista. E si mantiene, come ogni buon fisico deve fare, molto prudente e cauto sui dogmi climatisti. Per Rubbia il climate change ( nessuno mette in discussione che viviamo una fase di riscaldamento del pianeta) resta una spiegazione complicata. Non attribuibile, dobbiamo capire, alla sola causa della CO2 antropica, come afferma invece la dogmatica ufficiale del clima. E dice: ” non sappiamo ancora se ci troviamo di fronte ad una fluttuazione dei cicli  (sottolineatura nostra) del clima. O se dobbiamo accettare una mutazione permanente”. Quindi la dogmatica che riporta tutto alla CO2 emessa dall’uomo e che preconizza una mutazione permanente del clima e’, occorre  concludere con Rubbia, perlomeno affrettata e semplicistica. Lui dice che “non sapiamo ancora” tutto delle cause e dei meccanismi del riscaldamento. E non esclude che siano “cicli ( naturali) a provocarlo”. Invece Rubbia apre ad un’altra questione: quella tra riscaldamento ed effetti di feedback di esso con l’inquinamento. Vale a dire non con la CO2 ( ossessione dei climatisti religiosi ) ma con gli inquinanti del carbonio. Perche’ ai religiosi del clima da’ fastidio questa linea di pensiero, cioe’ la ricerca della connessione tra inquinamento e riscaldamento? Perche’ dovrebbero abbandonare la loro ossessione sulla CO2 antropica e accettare l’idea che invece di pretendere di fermare le attivita’ umane e lo sviluppo, in nome dello stop alla CO2, si farebbe meglio a dedicarsi allo studio e all’applicazione di soluzioni tecnologiche che riducano l’inquinamento. Non il surriscaldamento che non sappiamo ancora: se e’ naturale o meni, da che cosa e’ esattamente prodotto e se siamo in grado di controllarlo come, invece, strillano i ciarlatani. Infine Rubbia, finalmente, pronuncia la parola tabu’: nucleare. O meglio, l’autore dell’intervista ci ricorda che Rubbia oltre che al solare termico e alle tecnologie rinnovabili lavora a idee ( di cui e’ anche un precursore ) di tecnologie nucleari di nuova generazione, intrinscamente sicure. Sarebbe il momento di smetterla di tirare Rubbia per la manica della giacca, di strumentalizzarlo come paravento delle blatanti ciarlatanerie ambientaliste. E di prestare attenzione al merito delle sue effettive competenze: quelle di un geniale precursore di idee e tecnologie per combattere l’inquinamento e per produrre in modo piu’ pulito l’energia. Sapendo che per Rubbia, tra queste tecnologie del futuro, c’e’ certamente quella nucleare. 

Scompensi energetici

  Produzione elettrica nazionale 2015 (fonte Gse). Ecco la carta di identita’ di un paese energeticamente scompensato. Figuriamo che produciamo il 38% di energia da fonti rinnovabili. In realta’ il 20% di esse e’ fatto dalla fonte idroelettrica, con cui producevamo quasi l’80 % di energia 60 anni fa. Come dire allora, paese agricolo, eravamo tutto “rinnovabili”. Le “nuove rinnovabili”, biocombustibili, solare, eolico, geotermia, sono il 18,8 ( con solare ed eolico all’…11,4 ). Il 47, 7 % della nostra energia viene da fonti fossili ( gas, carbone e altri combustibili).

Il carbone da solo ( 12,7% ) da’ piu’ di tutte le nuove rinnovabili messe insieme.

Il 14,1 e’ importazione elettrica dall’estero. Un modo elegante per dire energia nucleare. Che importiamo, da vicini, ma non produciamo. Pagandola, dunque, enormemente di piu’.

Cio’ che la carta non puo’ far vedere, e pero’ sempre da ricordare, e’ che:

per produrre solo l’11,4 ( solare ed eolico) abbiamo erogato incentivi colossali ( serviti a comprare dall’estero i componenti per costruire gli impianti fotovoltaici ed eolici ) che contribuiranno per i prossimi dieci anni a pesare per l’80% sugli extracosti della bolletta elettrica degli italiani ( cittadini e imprese ) che, per questo, e’ la piu’ alta del mondo.

per produrre il 47,7 % della nostra energia elettrica importiamo dall’estero, ovviamente, il gas e gli altri combustibili che servono a generarla. Ma ci opponiamo a sfruttare le riserve di gas e petrolio che abbiamo nei nostri sottosuoli e nei mai nazionali. Insieme al nucleare che importiamo e al petrolio che importiamo per i trasporti, questo significa ben 62 miliardi di euro che potremmo in gran parte spendere per altri usi e che ogni anno, invece, trasferiamo all’estero.

Polemizziamo pure con la Merkel ma non sull’austerita’ 

Abbiamo capito che e’ ora di alzare la voce con la Germania. Sembra sacrosanto sul tema dell’energia e dei gasdotti. E mi sembra sacrosanto sul tema del surplus commerciale tedesco che ostacolo un vero mercato europeo, penalizza l’export italiana e una crescita della domanda su scala europea. Eviterei invece di usare demagogicamente ( e a sproposito ) la solita solfa antiausterity per litigare con la Germania sui due temi del contrasto “bancario” che ci vede oggi contrapposti ai tedeschi. Nella sostanza pare di capire che i tedeschi chiedono due cose che noi rifiutiamo: a) che una copertura “europea” ai fallimenti bancari avvenga solo dopo che il mercato sia stato ripulito dalle situazioni ancora a rischio. Distruzione creativa, insomma. Chi deve fallire fallisca; b) che alle banche sia posto un tetto di acquisto dei titoli pubblici. Perche’ noi ci opponiamo a queste richieste? Mi sembra giusto che lo facciamo dicendo ai tedeschi : “le regole devono valere anche per voi che salvate, invece, le vostre banche pubbliche”. Altra cosa, invece, e’ opporsi alla proposta di una copertura europea solo dopo una “pulizia del mercato”. A me non sembra, quella tedesca, una richiesta assurda. Lo stesso governo Renzi, per la prima volta credo, ha lodevolmente risolto il fallimento delle quattro banche locali senza garanzie pubbliche e affidandolo al sistema bancario stesso. E in questa direzione va la riforma, proposta da Renzi, della banche popolari. Mi suona strano, allora,nla drammatizzazione che stiamo facendo del tema della copertura europea subito. C’e’ all’orizzonte un fallimento bancario italiano assai piu’ grave dell’Etruria? Sarebbe in totale contrasto con la descrizione che il governo fa dello stato delle nostre banche. E anche sull’opposizione italiana al tetto, proposto dai tedeschi, all’acquisto da parte delle banche di titoli del debito pubblico” resto perplesso. Perche’ e’ sbagliato? Temo che il governo lo veda come un ostacolo alla garanzia di sottoscrizione di titolo pubblici che e’, in Italia, Francia, Spagna oggi, alternativo a significativi tagli del deficit e della spesa pubblica. Se e’ cosi’, fossi un tedesco, mi arrabierei. 

No podemos…

La Spagna conferma tre cose. Primo: i partiti antisistema e antieuro si affermano, avanzano ma non vincono. Fanno emergere problemi di governabilita’ e di sistema elettorale ma non possono farsi governo. Sono malattia. Ma non cura. Vale per Podemos come vale per Le Pen, per i nazionalisti tedeschi come per gli antieuro inglesi. Perfino per Syriza la cui vittoria si e’ tramutata in un disastro della governabilita’. E varrebbe in Italia con i 5 Stelle se non avessimo modificato la legge elettorale. Secondo: i partiti antisistema si affermano ma a vincere sono i moderati. In Spagna, in Francia, in Germania, in Inghilterra le elezioni hanno visto primeggiare, alla fine, partiti moderati. Quasi dppertutto, a secondo dei sistemi elettorali, la governabilita’ e’ assicurata da coalizioni di centro-destra o centro-sinistra. E’ l’unica soluzione anche per la Spagna: una coalizione tra popolari e socialisti. In Italia il Pd e’ un partito di centrosinistra alleato con i centristi. E’ una formula coerente ed efficace per vincere le elezioni nell’Europa di oggi. Terzo: i partiti socialisti europei versano in una crisi drammatica di identita’. Sono dilaniati da un conflitto intimo che rischia di distruggerli: quello tra le spinte radicali interne che li spingono verso gli antisistema e quella che li vede, comunque, come partiti nazionali, non estremisti, non antieuropei e naturalmente votati al dovere di assicurare equilibriome governabilita’. Questa contraddizione sta rendendo irrilevanti i partiti socialisti e la sinistra tradizionale in Europa. Devono scegliere. Ma la scelta e’ obbligata: in nessun paese europeo e’, in realta’, possibile una scelta di unita’ con la sinistra radicale. Sarebbe la fine dei partiti socialisti ( a vincere sarebbero sempre e solo gli estremisti ) e la tragedia dell’ingovernabilita’ per i paesi europei ( comunque la sinistra unita non ha, da nessuna parte i voti sufficienti per governare). La via maestra per la sinistra in Europa resta quella italiana: un partito di centrosinistra che guarda al centro. Il Pd e’ il modello per una sinistra europea che intenda restare forza di governo. Facciamocene una ragione. Virare a sinistra porterebbe alla scomparsa dei socialisti: no podemos! 

Cedimenti energetici

Speriamo che tenga. Renzi ha significato una novita’ positiva nelle politiche infrastrutturali ed energetiche. I governi precedenti avevano mostrato una certa tenuta solo sulla Tav ( dove siamo obbligati da accordi internazionali) . Per il resto si erano mostrati sempre arrendevoli verso il nullismo demagogico dell’ambientalismo conservatore. Specie con le norme del salvaItalia Renzi ha rappresentato una boccata di coraggio, di autonomia della politica e di modernita’ della condotta dei governi. La sacrosanta esibizione di muscoli, verso la Germania e i paesi del Nord, in tema di gasdotti e’ in linea con questa novita’ del governo Renzi. Speriamo, pero’, di non doverci ricredere presto. Intanto: il governo ha annunciato una revisione, in base al documento finale della Cop 21 di Parigi, delle politiche energetiche nazionali, fissate nel documento Strategia Energetica Nazionale ( Sen). che il governo Renzi, sinora, non aveva mostrato di voler revisionare. Per fortuna. Perche’ quel piano, ridicolmente ristretto ai solo prossimi otto anni, si potrebbe, ad essere realisti e conoscendo i nostri polli, solo peggiorare. Per cui trepidiamo dubbiosi. Nell’immaginare revisioni della nostra Sen, occorre sempre ricordarsi di due premesse: 
-importiamo l’80% dell’energia che ci serve ( per una fattura energetica stratosferica di 62 miliardi ) di cui oltre il 60% e’ fatto di importazione di gas e petrolio ( e il 15 % di nucleare che, ipocritamente, importiamo dai paesi confinanti)

-abbiamo gia’ raggiunto il limite massimo possibile di penetrazione delle fonti rinnovabili (che si avviano ad essere il 35 % della generazione elettrica), per il 2020. L’obiettivo che ci eravamo assegnati in base agli impegni del 20/20 europeo. Limiti fisici ed economici impediscono di fare affidamento, almeno per i prossimi 10 anni, su ulteriori significativi aumenti di ricorso alle fonti rinnovabili per la stabilita’ dei nostri fabbisogni energetici. Infatti la stessa Sen parla di sviluppo “sostenibile” delle fonti rinnovabili.                                                                                            
La Sen, dato il suo ristretto orizzonte temporale di otto anni, si proponeva un solo vero obiettivo strategico plausibile: la riduzione della fattura energetica estera di 14 miliardi. Riducendo dall’84 al 67% la nostra dipendenza dall’estero. Lodevole obiettivo, ahime’, poco realistico. Ma provarci almeno. Per raggiungere l’obiettivo la Sen si dava sei priorita’: maggiore efficienza energetica; diventare un hub del gas fino al punto di esportarlo anche noi; sviluppare le rinnovabili ma in modo sostenibile e rispettando gli obiettivi del 20-20-20 europeo; integrare con l’Europa il mercato elettrico; ristrutturare la rete di distribuzione e di raffinazione dei carburanti; modernizzare la governance del sistema; sviluppare la produzione nazionale di idrocarburi.

Scorriamo questi 6 obiettivi. Il primo: efficienza energetica. Ottimo. Ma non da’ risparmi nei consumi. Se la gente vede che un sistema energetico e’ piu’ efficiente lo usa di piu’. E’ una legge dei comportamenti. Il secondo: diventare hub del gas. Ottimo. Ma gia’ oggi importiamo 75 mld di metri cubi di gas per i soli consumi nazionali. Per diventare hub ed esportarlo dovrebbe a) arrivarci piu’ gas. Obiettivo compromesso dalle politiche dei gasdotti che, a cominciare dal South Stream, si vanno complicando. b) combattere le resistenze locali a gasdotti e rigassificatori. E’ na parola! Il terzo: sviluppare in modo “sostenibile” le rinnovabili. L’Italia e’ gia’ oggi alla quantita’ di utilizzo di rinnovabili prescritto dal 20/20 delle politiche europee. Conseguito con una politica di incentivi forsennata e spropositata ( 6 miliardi l’anno per 20 anni che pesano per l’80% sugli extracosti che rendono proibitiva la bolletta energetica di ogni italiano e di ogni impresa). Le rinnovabili, dunque, nei prossimi 10 anni sono destinate a restare nelle posizioni attuali. Anzi. Ai costi esorbitanti degli incentivi dati nel passato occorrera’ iniziare a contabilizzare i costi del rinnovo del parco. E, dato che abbiamo dato incentivi a produrre da fonti rinnovabili ma non sviluppando un’industria tecnologica nazionale dei componenti degli impianti solari o eolici, le rinnovabili continueranno a dare il loro risultato negativo in termini di importazione delle tecnologie. Tralasciamo i tre obiettivi che sono buoni propositi: sviluppo delle reti di distribuzione, integrazione delle reti europee; nuova governance del sistema. Ottimi ma richiedono investimenti e accordi europei. Speriamo. Resta l’ultimo: sviluppare la produzione nazionale di idrocraburi. Cioe’ estrarre di piu’ le risorse di gas e petrolio che abbiamo sotto il suolo ( specie in Basilicata e Sicilia) e sotto il mare ( in Adriatico ). E che sono notevoli: 124 miliardi di metri cubi di gas accertati piu’ altri 160 potenziali ( ne estraiamo ora solo 8 miliardi) e 1,34 miliardi di barili di petrolio, piu’ 1 miliardo di barili accertati ( ne estraiamo ora solo 5 milioni di tonnellate e consumiamo, solo con le nostre auto, prodotti del petrolio e trasporti, almeno 1 milione di barili al giorno) Raddoppiando gli attuali limiti di estrazione, come era negli obiettivi dei governi, daremmo un conforto significativo alla sostituzione di importazioni di gas e petrolio e alla riduzione della bolletta energetica estera. Senza contare il contributo al Pil, alla crescita interna e all’occupazione di un’industria ( quella estrattiva altamente tecnologica e che il mondo ci invidia). Dei 7 obiettivi della Sen, quello dell’estrazione dal sottosuolo nazionale, e’ l’unico contributo , anche se non eccezionale ed esaustivo, veramente certo nelle possibilita’ e quantita’. 
Non avevamo fatto i conti, pero’, con l’idiozia dei ciarlatani ( il fondamentalismo ambientalista) e il populismo arrendevole del Pd locale. Cinque dei suoi Presidenti di Regione si e’ messo a minacciare un referendum contro le trivellazioni nell’Adriatico. Come un comitato di no-global qualunque. E dimostrando quanto sia lontano il Pd locale da ogni passabile versione di partito moderno di governo. Una pena. Il governo intende cedere ai cacicchi demagoghi? Speriamo di no. Ma non tira buon vento. Un emendamento della maggioranza alla legge di stabilita’ propone di “vietare entro i limiti di 22 km dalle coste” la ricerca e l’estrazione di idrocarburi”. A parte la demenzialita’ del proposito- perche’ 22 kilometri sono pericolosi e 23 no-, Renzi sa bene che questo e’ solo il primo passo. Non essendoci argomenti scientifici o di una qualunque validita’ per fissare limiti di presunta pericolosita’ a 22 Km, limite solo cervellotico ( e fatto per bloccare iniziative in corso), i cacicchi locali del Pd si opporranno anche a questo limite. Pretendendo di bloccare tutto! Insomma, caro Renzi, ci avviamo inesorabilmente a bloccare l’utilizzo delle fonti interne di petrolio e gas. Dopo non veniteci a parlare di fiducia, di Italia che riprende a crescere, di tecnologia e di occupazione. No-triv uguale No-trip per gatti! Che poi i gatti saremmo noi, cittadini contribuenti e consumatori. 

Opposizione tossica

A voi e’ chiaro su che cosa si attacca il governo sul caso del salvataggio di 4 banche? A me no. Mi e’ chiaro solo che il padre del ministro Boschi sedeva nel CdA di una delle banche fallite. Il governo ha rimosso quel CdA e sanzionato i componenti. Quale sarebbe la colpa del ministro Boschi o il suo specifico comportamento che delineerebbero un conflitto di interesse? Nessuna. Si dice: il governo ha salvato la banca di cui il padre della Boschi era tra gli amministratori? Oh bella! Era amministratore non proprietario. Lui becca sanzioni non vantaggi. Ha salvato 4 banche (giudicate “fallite” da organi giudiziali e di controllo. Atto dovuto. Non un favore alla “banca di Boschi” (che non esiste). Il salvataggio della banca poi chi “salva” ? Non gli amministratori, non il babbo della Boschi (che invece e’ sanzionato), non i proprietari delle banche, cioe’ gli azionisti, che si sono visti, col provvedimento del governo, azzerare il capitale. Il governo ” salva” i correntisti, i risparmiatori, i possessori di obbligazioni ordinarie (non subordinate),i dipendenti, le imprese locali clienti della banca in questione. Cosa doveva fare il governo? Affondare gli incolpevoli? Evitare il salvataggio? Chi strumentalizza volgarmente il suicidio di un risparmiatore puo’ dirci di grazia cosa sarebbe successo se a fallire, senza salvataggio, fossero stati anche i correntisti, i clienti, gli imprendtori egati a quelle banche, i dipendenti? Si dice: ragioni di opportunita’ dovrebbero indurre Boschi a dimettersi. Del resto Renzi pretese le dimissioni di Cancellieri e Di Girolamo. Eh no! Io, personalmente, non condivisi quella canea politica contro i due ministri. Ma siamo onesti. Nei casi in questione vi erano comportamenti specifici e personali delle due ministre che alimentarono la richiesta di dimissioni. Qui la Boschi non e’ imputabile di alcun atto specifico che sia stato di vantaggio a suo padre. Qui davvero si eleverebbe a colpa un puro legame genetico. E non con un “privilegiato” promosso ma con un “sanzionato” rimosso. Bestiale! La strumentalizzazione di cui e’ vittima il ministro e’ solo qualcosa di belluino, selvaggio e provinciale. Soprattutto provinciale. I giornali e i politici invece che accanirsi sull’incolpevole Boschi avrebbero il dovere di occuparsi dei veri problemi che la vicenda di quelle banche fa emergere. E che interessano milioni di italiani, risparmiatori, correntisti, imprenditori. Pressoche’ tutti gli italiani direi. E che riguardano alcune domande: quante banche si trovano nelle condizioni pre-fallimentari delle 4 salvate dal governo? Quanti sono i prodotti “tossici” venduti ai risparmiatori italiani? Che si fa per farla finita con il modello da “via italiana al socialismo” della piccola banca locale, magari delle cooperative, dei comuni, dei localismi che, nell’epca della globalizzazione, e’ una ridicolaggine che non possiamo piu’ permetterci? Quali regole si stabiliscono per elevare la tutela dei risparmiatori laddove i prodotti finanziari che acquistano si fanno sempre piu’ sofisticati, complessi da capire, esposti al raggiro? Sapendo pero’ che questa canea contro la “tecnologia finanziaria” e’ arcaica, primitiva e idiota. I risparmiatori hanno bisogno dell’ingegneria finanziaria, di titoli diversi, di inventivita’ e di offerte di titoli e obbligazioni diversificate e intelligenti. Il risparmio privato e’ la nostra risorsa nazionale vera. Valorizzarlo e premiarlo con i rendimenti dei titoli dovrebbe essere, addirittura, un dovere dei politici. Ma per i giornali e per le opposizioni tutte queste cose che interessano gli italiani sono sciocchezze. Cio’ che conta e’ schizzare la Boschi. Anche questa condotta e’ “tossica”!

Spazio Repubblicano

E’ ovvio che il voto di destra o di sinistra (antisistema) non va demonizzato. Ma combattuto si. Trovo sorprendenti le posizioni di chi ( perfino Enrico Letta o, oggi sul Corsera, Paolo Mieli) sostiene  che, per svuotare il voto antisistema, va consentito agli estremisti di governare. La brevissima stagione drammatica del primo Tsipras in Grecia ha dlmostrato i pericoli e le tragedie di governi ispirati da posizioni estremiste e antieuro. I partii estremisti vanno combattuto e, democraticamente, contrastati nell’accesso al governo. La Francia prova che e’ possibile. 

La lezione francese contiene due insegnamenti: 1) il voto antisistema e’ elettoralmente attrattivo ma resta non vincente. Ma per una minoranza di elettori. Si dividiamo in tre parti, seguendo lo schema francese, lo spazio politico-elettorale tra centro, sinistra e destra antisistema quest’ultima vince, sfiora la maggioranza ma non varca il numero di un terzo dell’elettorato. C’e’ uno spazio politico maggioritario e vincente, per fortuna oltre il 60% dell’elettorato, che va da sinistra a destra, disposto a fermare l’estremismo in nome dei valori comuni “repubblicani” 2) il voto antisistema non e’ contrastabile dalla sinistra e dal centro isolatamente. Ma solo da una qualche forma di combinazione tra centro e sinistra in chiave anti-antisistema. Chiamerei questa combinazione, le cui forme e incarnazioni concrete dipendono dalla specificita’ dei vari sistemi elettorali, lo “spazio politico repubblicano”: una sorta di centrosinistra su scala europea. Questo spazio politico resta quello maggioritario e vincente ovunque in Europa. Perlomeno nella sua parte continentale. Vedremo domenica in Spagna ma, sinora, dalla Grecia di Tsipras ( versione seconda ), al governo Merkel in Germania, alle elezioni francesi va preso atto di una verita’: i partiti antisistema di destra e sinistra possono essere battuti da combinazioni politiche che evitino le estreme e delineano una forma politica di raccolta del “voto repubblicano”: progressista, moderato, europeo, riformista e innovatore senza strappi rivoluzionari o radicali. Questa tipologia di partiti- affidabili, di governo, credibili- e’ quella che si conferma vincente in elezioni politiche in Europa. Questa soluzione vincente e’ minacciata, pero’, da un fronte duplice e convergente: quello di chi, a destra e a sinistra, rinuncia a guardare al centro, all’allenza di “sistema”, allo spazio politico repubblicano e si mette ad inseguire, invece, le estreme. In Francia questa duplice idiozia politica si e’ manifestata nelle posizioni di Sarkozy (“ne’ con la destra, ne’ con i socialisti”) e in quella parte del Partito Socialista che rincorre ancora il mito, perdente e dissipato, dell’ “unita’ della sinistra”. Entrambe queste velleita’ sono sempre piu’ impopolari e impresentabili. E non solo in Francia. Il futuro non e’ ne’ di sinistra e ne’ di destra. La maggioranza e’ dello spazio politico di centrosinistra- centrodestra, che si deve stabilizzare come spazio politico di difesa repubblicana. Che significa: questo spazio politico e’ fatto di partiti che, pur restando competitivi tra loro, si alleano quando si fa strada la minaccia antisistema. Chiamatelo pure un grande ed esteso centro politico di sistema. Io resto affezionato al nome “partito della nazione”. Che dovrebbe strutturarsi su due formazioni concorrenti tra loro, su due “partiti della Nazione”: uno di centrosinistra e uno di centrodestra. In Italia, per ora c’e’ ( fortunatamente ) il primo. Per la stabilita’ repubblicana occorrerebbe che nascesse anche il secondo: un partito di centrodestra europeo e non antisistema. Ma, purtroppo, Berlusconi e’ politicamente, ormai, spento. Insegue la stupidaggine dell'”unita’ a destra”. E cosi’ contribuira’ all’instabilita’ politica dell’Italia.