Siamo alle solite. 

Non amo particolarmente i direttori di Banca. Come ogni piccolo rispiarmiatore, credo. Ma non e’ che ora, per schizzare un po’ l’ottimo ministro Boschi, dobbiamo inventare i reati. Il fallimento di una banca non differisce da quello di ogni altra azienda. L’imprenditore che fallisce non e’, di per se’, un criminale. La legge distingue tra condotte imprenditoriali che portano al fallimento per errori, sfortuna, incapacita’ e il comportamento fraudolento. Questo e’ quello di chi, sapendo che la sua azienda sta per fallire, sottrae beni e risorse residue dall’azienda stessa per beneficio personale, impedendo che ad essere ristorati, a fallimento conclamato, siano non i proprietari o gli imprenditori, ma gli incolpevoli creditori. Ora e’ perfettamente possibile che la condotta dei managers della banche fallite sia stata fraudolenta. Ma deve essere accertato dai giudici. Fa paura, invece, cio’ che si legge dai giornali. C’e’ chi fa diventare il fallimento un reato in se’. Non lo e’. E per farlo sta diventando, sui giornali, una frode in se’ l’uso di particolari strumenti finanziari venduti al pubblico: le obbligazioni subordinate. Di che si tratta? Di vendita di prodotti finanziari che danno un rendimento piu’ alto di altri ma con un rischio implicito: in caso di fallimento dell’emmittente ( la banca) si trasformano in debito che viene ripagato solo dopo quello dovuto ai creditori ordinari: correntisti o possessori di obbligazioni non subordinate, quelle che hanno accettato un piu’ basso rendimento in cambio della perdita del “privilegio” di essere ripagati per primi in caso di fallimento. Si tratta di strumenti finanziari ammessi da Bankitalia e dagli organismi di vigilanza. Non sono dunque un reato in se’. Occorre dimostrare che la loro vendita e’ stata effettuata al pubblico in modo fraudolento: senza gli obblighi di informazione, trasparenza sulle conseguenze del rischio che uno si assume e chiarezza. Dimostrarlo sara’ difficilissimo. Perche’ attiene acogni singolo rapporto tra il venditore ( il singolo funzionario di banca) e il singolo risparmiatore. E’ possibile che si riuscira’ a dimostrarlo. Purtroppo sara’ difficilissimo. Ma vedremo. Mi allarma, pero’, l’ipotesi di reato che, leggo dai giornali, e’ stata utilizzata nei confronti di direttori e funzionari delle banche fallite: aver avuto un ruolo, in virtu’ della loro posizione, nella vendita di obbligazioni subordinate. Eh no! Cosi’ siamo, di nuovo, alla genericita’ del ” non poteva non sapere” che tanti guasti ha creato nell’uso della giustizia. Voi magistrati dovreste individuare specifiche condotte fraudolenti personali nella vendita di quei prodotti. Che erano perfettamente legali. Non farli diventare illegali, a posteriori e in modo retroattivo. E solo per schizzare, senza motivi, un bravo politico incolpevole. Questo e’ ignobile.

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