Spazio Repubblicano

E’ ovvio che il voto di destra o di sinistra (antisistema) non va demonizzato. Ma combattuto si. Trovo sorprendenti le posizioni di chi ( perfino Enrico Letta o, oggi sul Corsera, Paolo Mieli) sostiene  che, per svuotare il voto antisistema, va consentito agli estremisti di governare. La brevissima stagione drammatica del primo Tsipras in Grecia ha dlmostrato i pericoli e le tragedie di governi ispirati da posizioni estremiste e antieuro. I partii estremisti vanno combattuto e, democraticamente, contrastati nell’accesso al governo. La Francia prova che e’ possibile. 

La lezione francese contiene due insegnamenti: 1) il voto antisistema e’ elettoralmente attrattivo ma resta non vincente. Ma per una minoranza di elettori. Si dividiamo in tre parti, seguendo lo schema francese, lo spazio politico-elettorale tra centro, sinistra e destra antisistema quest’ultima vince, sfiora la maggioranza ma non varca il numero di un terzo dell’elettorato. C’e’ uno spazio politico maggioritario e vincente, per fortuna oltre il 60% dell’elettorato, che va da sinistra a destra, disposto a fermare l’estremismo in nome dei valori comuni “repubblicani” 2) il voto antisistema non e’ contrastabile dalla sinistra e dal centro isolatamente. Ma solo da una qualche forma di combinazione tra centro e sinistra in chiave anti-antisistema. Chiamerei questa combinazione, le cui forme e incarnazioni concrete dipendono dalla specificita’ dei vari sistemi elettorali, lo “spazio politico repubblicano”: una sorta di centrosinistra su scala europea. Questo spazio politico resta quello maggioritario e vincente ovunque in Europa. Perlomeno nella sua parte continentale. Vedremo domenica in Spagna ma, sinora, dalla Grecia di Tsipras ( versione seconda ), al governo Merkel in Germania, alle elezioni francesi va preso atto di una verita’: i partiti antisistema di destra e sinistra possono essere battuti da combinazioni politiche che evitino le estreme e delineano una forma politica di raccolta del “voto repubblicano”: progressista, moderato, europeo, riformista e innovatore senza strappi rivoluzionari o radicali. Questa tipologia di partiti- affidabili, di governo, credibili- e’ quella che si conferma vincente in elezioni politiche in Europa. Questa soluzione vincente e’ minacciata, pero’, da un fronte duplice e convergente: quello di chi, a destra e a sinistra, rinuncia a guardare al centro, all’allenza di “sistema”, allo spazio politico repubblicano e si mette ad inseguire, invece, le estreme. In Francia questa duplice idiozia politica si e’ manifestata nelle posizioni di Sarkozy (“ne’ con la destra, ne’ con i socialisti”) e in quella parte del Partito Socialista che rincorre ancora il mito, perdente e dissipato, dell’ “unita’ della sinistra”. Entrambe queste velleita’ sono sempre piu’ impopolari e impresentabili. E non solo in Francia. Il futuro non e’ ne’ di sinistra e ne’ di destra. La maggioranza e’ dello spazio politico di centrosinistra- centrodestra, che si deve stabilizzare come spazio politico di difesa repubblicana. Che significa: questo spazio politico e’ fatto di partiti che, pur restando competitivi tra loro, si alleano quando si fa strada la minaccia antisistema. Chiamatelo pure un grande ed esteso centro politico di sistema. Io resto affezionato al nome “partito della nazione”. Che dovrebbe strutturarsi su due formazioni concorrenti tra loro, su due “partiti della Nazione”: uno di centrosinistra e uno di centrodestra. In Italia, per ora c’e’ ( fortunatamente ) il primo. Per la stabilita’ repubblicana occorrerebbe che nascesse anche il secondo: un partito di centrodestra europeo e non antisistema. Ma, purtroppo, Berlusconi e’ politicamente, ormai, spento. Insegue la stupidaggine dell'”unita’ a destra”. E cosi’ contribuira’ all’instabilita’ politica dell’Italia. 

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