Cedimenti energetici

Speriamo che tenga. Renzi ha significato una novita’ positiva nelle politiche infrastrutturali ed energetiche. I governi precedenti avevano mostrato una certa tenuta solo sulla Tav ( dove siamo obbligati da accordi internazionali) . Per il resto si erano mostrati sempre arrendevoli verso il nullismo demagogico dell’ambientalismo conservatore. Specie con le norme del salvaItalia Renzi ha rappresentato una boccata di coraggio, di autonomia della politica e di modernita’ della condotta dei governi. La sacrosanta esibizione di muscoli, verso la Germania e i paesi del Nord, in tema di gasdotti e’ in linea con questa novita’ del governo Renzi. Speriamo, pero’, di non doverci ricredere presto. Intanto: il governo ha annunciato una revisione, in base al documento finale della Cop 21 di Parigi, delle politiche energetiche nazionali, fissate nel documento Strategia Energetica Nazionale ( Sen). che il governo Renzi, sinora, non aveva mostrato di voler revisionare. Per fortuna. Perche’ quel piano, ridicolmente ristretto ai solo prossimi otto anni, si potrebbe, ad essere realisti e conoscendo i nostri polli, solo peggiorare. Per cui trepidiamo dubbiosi. Nell’immaginare revisioni della nostra Sen, occorre sempre ricordarsi di due premesse: 
-importiamo l’80% dell’energia che ci serve ( per una fattura energetica stratosferica di 62 miliardi ) di cui oltre il 60% e’ fatto di importazione di gas e petrolio ( e il 15 % di nucleare che, ipocritamente, importiamo dai paesi confinanti)

-abbiamo gia’ raggiunto il limite massimo possibile di penetrazione delle fonti rinnovabili (che si avviano ad essere il 35 % della generazione elettrica), per il 2020. L’obiettivo che ci eravamo assegnati in base agli impegni del 20/20 europeo. Limiti fisici ed economici impediscono di fare affidamento, almeno per i prossimi 10 anni, su ulteriori significativi aumenti di ricorso alle fonti rinnovabili per la stabilita’ dei nostri fabbisogni energetici. Infatti la stessa Sen parla di sviluppo “sostenibile” delle fonti rinnovabili.                                                                                            
La Sen, dato il suo ristretto orizzonte temporale di otto anni, si proponeva un solo vero obiettivo strategico plausibile: la riduzione della fattura energetica estera di 14 miliardi. Riducendo dall’84 al 67% la nostra dipendenza dall’estero. Lodevole obiettivo, ahime’, poco realistico. Ma provarci almeno. Per raggiungere l’obiettivo la Sen si dava sei priorita’: maggiore efficienza energetica; diventare un hub del gas fino al punto di esportarlo anche noi; sviluppare le rinnovabili ma in modo sostenibile e rispettando gli obiettivi del 20-20-20 europeo; integrare con l’Europa il mercato elettrico; ristrutturare la rete di distribuzione e di raffinazione dei carburanti; modernizzare la governance del sistema; sviluppare la produzione nazionale di idrocarburi.

Scorriamo questi 6 obiettivi. Il primo: efficienza energetica. Ottimo. Ma non da’ risparmi nei consumi. Se la gente vede che un sistema energetico e’ piu’ efficiente lo usa di piu’. E’ una legge dei comportamenti. Il secondo: diventare hub del gas. Ottimo. Ma gia’ oggi importiamo 75 mld di metri cubi di gas per i soli consumi nazionali. Per diventare hub ed esportarlo dovrebbe a) arrivarci piu’ gas. Obiettivo compromesso dalle politiche dei gasdotti che, a cominciare dal South Stream, si vanno complicando. b) combattere le resistenze locali a gasdotti e rigassificatori. E’ na parola! Il terzo: sviluppare in modo “sostenibile” le rinnovabili. L’Italia e’ gia’ oggi alla quantita’ di utilizzo di rinnovabili prescritto dal 20/20 delle politiche europee. Conseguito con una politica di incentivi forsennata e spropositata ( 6 miliardi l’anno per 20 anni che pesano per l’80% sugli extracosti che rendono proibitiva la bolletta energetica di ogni italiano e di ogni impresa). Le rinnovabili, dunque, nei prossimi 10 anni sono destinate a restare nelle posizioni attuali. Anzi. Ai costi esorbitanti degli incentivi dati nel passato occorrera’ iniziare a contabilizzare i costi del rinnovo del parco. E, dato che abbiamo dato incentivi a produrre da fonti rinnovabili ma non sviluppando un’industria tecnologica nazionale dei componenti degli impianti solari o eolici, le rinnovabili continueranno a dare il loro risultato negativo in termini di importazione delle tecnologie. Tralasciamo i tre obiettivi che sono buoni propositi: sviluppo delle reti di distribuzione, integrazione delle reti europee; nuova governance del sistema. Ottimi ma richiedono investimenti e accordi europei. Speriamo. Resta l’ultimo: sviluppare la produzione nazionale di idrocraburi. Cioe’ estrarre di piu’ le risorse di gas e petrolio che abbiamo sotto il suolo ( specie in Basilicata e Sicilia) e sotto il mare ( in Adriatico ). E che sono notevoli: 124 miliardi di metri cubi di gas accertati piu’ altri 160 potenziali ( ne estraiamo ora solo 8 miliardi) e 1,34 miliardi di barili di petrolio, piu’ 1 miliardo di barili accertati ( ne estraiamo ora solo 5 milioni di tonnellate e consumiamo, solo con le nostre auto, prodotti del petrolio e trasporti, almeno 1 milione di barili al giorno) Raddoppiando gli attuali limiti di estrazione, come era negli obiettivi dei governi, daremmo un conforto significativo alla sostituzione di importazioni di gas e petrolio e alla riduzione della bolletta energetica estera. Senza contare il contributo al Pil, alla crescita interna e all’occupazione di un’industria ( quella estrattiva altamente tecnologica e che il mondo ci invidia). Dei 7 obiettivi della Sen, quello dell’estrazione dal sottosuolo nazionale, e’ l’unico contributo , anche se non eccezionale ed esaustivo, veramente certo nelle possibilita’ e quantita’. 
Non avevamo fatto i conti, pero’, con l’idiozia dei ciarlatani ( il fondamentalismo ambientalista) e il populismo arrendevole del Pd locale. Cinque dei suoi Presidenti di Regione si e’ messo a minacciare un referendum contro le trivellazioni nell’Adriatico. Come un comitato di no-global qualunque. E dimostrando quanto sia lontano il Pd locale da ogni passabile versione di partito moderno di governo. Una pena. Il governo intende cedere ai cacicchi demagoghi? Speriamo di no. Ma non tira buon vento. Un emendamento della maggioranza alla legge di stabilita’ propone di “vietare entro i limiti di 22 km dalle coste” la ricerca e l’estrazione di idrocarburi”. A parte la demenzialita’ del proposito- perche’ 22 kilometri sono pericolosi e 23 no-, Renzi sa bene che questo e’ solo il primo passo. Non essendoci argomenti scientifici o di una qualunque validita’ per fissare limiti di presunta pericolosita’ a 22 Km, limite solo cervellotico ( e fatto per bloccare iniziative in corso), i cacicchi locali del Pd si opporranno anche a questo limite. Pretendendo di bloccare tutto! Insomma, caro Renzi, ci avviamo inesorabilmente a bloccare l’utilizzo delle fonti interne di petrolio e gas. Dopo non veniteci a parlare di fiducia, di Italia che riprende a crescere, di tecnologia e di occupazione. No-triv uguale No-trip per gatti! Che poi i gatti saremmo noi, cittadini contribuenti e consumatori. 

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