Salti mortali prima di pronunciare la parola nucleare

Esemplare l’intervista di Carlo Rubbia al Corsera di domenica. Prima di fargli pronunciare la parola “nucleare” l’intervistatore cerca ( invano) di ottenere dallo scienziato una serie di affermazioni di fedelta’ alla dogmatica del surriscaldamento del pianeta, della sua origine antropica e del prometeismo della credenza che basti fermare le attivita’ umane per tenere il riscaldamento sotto i due gradi di aumento e fermare l’imminente catastrofe. Rubbia, che pure e’ uno scienziato che si e’ molto speso per le tecnologie di generazione di energia da fonte rinnovabile, non cede pero’ al fondamentalismo climatista. E si mantiene, come ogni buon fisico deve fare, molto prudente e cauto sui dogmi climatisti. Per Rubbia il climate change ( nessuno mette in discussione che viviamo una fase di riscaldamento del pianeta) resta una spiegazione complicata. Non attribuibile, dobbiamo capire, alla sola causa della CO2 antropica, come afferma invece la dogmatica ufficiale del clima. E dice: ” non sappiamo ancora se ci troviamo di fronte ad una fluttuazione dei cicli  (sottolineatura nostra) del clima. O se dobbiamo accettare una mutazione permanente”. Quindi la dogmatica che riporta tutto alla CO2 emessa dall’uomo e che preconizza una mutazione permanente del clima e’, occorre  concludere con Rubbia, perlomeno affrettata e semplicistica. Lui dice che “non sapiamo ancora” tutto delle cause e dei meccanismi del riscaldamento. E non esclude che siano “cicli ( naturali) a provocarlo”. Invece Rubbia apre ad un’altra questione: quella tra riscaldamento ed effetti di feedback di esso con l’inquinamento. Vale a dire non con la CO2 ( ossessione dei climatisti religiosi ) ma con gli inquinanti del carbonio. Perche’ ai religiosi del clima da’ fastidio questa linea di pensiero, cioe’ la ricerca della connessione tra inquinamento e riscaldamento? Perche’ dovrebbero abbandonare la loro ossessione sulla CO2 antropica e accettare l’idea che invece di pretendere di fermare le attivita’ umane e lo sviluppo, in nome dello stop alla CO2, si farebbe meglio a dedicarsi allo studio e all’applicazione di soluzioni tecnologiche che riducano l’inquinamento. Non il surriscaldamento che non sappiamo ancora: se e’ naturale o meni, da che cosa e’ esattamente prodotto e se siamo in grado di controllarlo come, invece, strillano i ciarlatani. Infine Rubbia, finalmente, pronuncia la parola tabu’: nucleare. O meglio, l’autore dell’intervista ci ricorda che Rubbia oltre che al solare termico e alle tecnologie rinnovabili lavora a idee ( di cui e’ anche un precursore ) di tecnologie nucleari di nuova generazione, intrinscamente sicure. Sarebbe il momento di smetterla di tirare Rubbia per la manica della giacca, di strumentalizzarlo come paravento delle blatanti ciarlatanerie ambientaliste. E di prestare attenzione al merito delle sue effettive competenze: quelle di un geniale precursore di idee e tecnologie per combattere l’inquinamento e per produrre in modo piu’ pulito l’energia. Sapendo che per Rubbia, tra queste tecnologie del futuro, c’e’ certamente quella nucleare. 

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