Stiamo scomparendo

Pensiamoci. In Italia si inseguono la “condizione di coppia”, la genitorialita’, il matrimonio omosessuale come diritto di minoranze. Ma la coppia, la riproduzione, la genitorialita’, il matrimonio stanno scomparendo dagli orizzonti della maggioranza della popolazione. E’ un autentico paradosso. Siamo pronti a riconoscere come “diritti” delle minoranze quelli che, nella condotta della maggioranza, sono considerati, sempre piu’, dei dis-valori. Eleggiamo a diritto di pochi quello che stiamo stracciando come dovere dei molti. Si, perche’ riprodursi, assicurare la continuita’ genetica di un gruppo di popolazione- della nostra popolazione- significa migliorarne la condizione. E questo sarebbe il “dovere” di una comunita’. Un malinteso radicalismo pensa che il fine della nostra esistenza sia far star bene noi che abbiamo la fortuna di essere nati e di esistere. Sciocchezza. Progresso significa “far nascere” e continuare la specie, migliorandola. Attraverso la riproduzione noi continuiamo e miglioriamo la specie. Questo e’ la natura. E questo e’ il progresso. Che noi- con istituti come la coppia, il matrimonio, la natalita’ regolata e consapevole, la cura dei figli- abbiamo, con la civilta’, trasformato in cultura, istituzioni, comportamenti civili, educazione. Questo e’ il progresso. E noi italiani lo stiamo dimenticando. Lo mette in luce un bellissimo articolo, di Elvira Serra, oggi sul Corriere della sera. In Italia c’e’ un trend di denatalita’ che e’ il piu’ accelerato di tutti. Nel 2014 sono nati 398.540 bambini italiani. Soltanto. Il tasso di fecondita’ tra coppie italiane ( numero medio di figli per donne italiane) e’ sceso a 1,29 figli: il piu’ basso tra tutti. In demografia, sotto i 2 figli per coppia, si considera una popolazione come decadente, destinata all’invecchiamento e alla scomparsa. Inutile ricordare gli handicaps sociali, economici e civili che questo comporta. L’illusione, specie tra sedicenti progressisti, e’ che questa realta’ rifletta un avanzamento. Falso. La Serra mette in luce che “il tasso di fecondita’ italiano”, 1,29 figli, e’ una patologia. E, anche, il prodotto di un regresso del nostro welfare: il mancato adattamento della societa’ alla “rivoluzione femminile”, al lavoro e alla crescita dell’impegno delle donne: asili nido, tempi della scuola (dura 8 mesi all’anno),tempi del lavoro (la giornata di 8 ore), organizzazione del lavoro, legislazione sulla coppia ecc . Ma l’articolo del Corriere mette in luce anche le distorsioni “culturali” di una malintesa modernizzazione: una crescente precarieta’ sentimentale che rinvia la vita di coppia e il matrimonio, un’idealizzazione eccessiva della maternita’ che la sposta sempre piu’ avanti nella vita di una coppia, una dissociazione- nell’idea di realizzazione di se’- che vede la paternita’ o la maternita’ come perdita di opportunita’ nella affermazione individuale. La vita di coppia e’ una condizione svalutata, rimandata, devitalizzata: sempre piu’ italiani, uomini e donne, la rinviano come scelta di vita. E la riproduttivita’ come fondamento della coppia ha perso centralita’. Si e’, anch’essa de-valorizzata. Resta sbandierata come “diritto” delle minoranze gay o delle coppie sterili. Ma per la maggioranza della popolazione e’ diventata, in realta’, un disvalore. Palese e inquietante contraddizione. Parliamo di unioni civili, di coppie di fatto, di adozioni, di diritti omosessuali ma, ricordatelo, stiamo parlando del dito. E perdendo la luna: la coppia, la riproduzione, la natalita’ in Italia stanno morendo. La stupida secolarizzazione di una certa cultura radicale sta facendo perdere, specie a noi italiani, una banale verita’: oggetti come la coppia eterosessuale, la riproduzione sessuata, la famiglia, la natalita’, la fecondita’ non sono valori “religiosi”. Sono istituti laici. E traslazioni culturali del “progresso”. Che rischiano di perdere interesse per la maggioranza degli italiani e restare, solo, come “moda”, nella forma di “diritti” della minoranze. Intanto gli “italiani” si estingueranno. E un cretinismo, che si pensa radicale e di sinistra, crede che questo sia progressista. E’ reazionario.

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