Nuova scuola

Spezziamo un altro totem del politically correct: l’insegnamento indifferenziato per tutti a scuola. La riforma di Renzi schiude alla possibilita’ che, nell’offerta formativa, ci si apra alla sperimentazione di nuove forme e tecniche di organizzazione scolastica. Tra esse c’e’ il modello anglosassone della mobilita’ delle classi. Che significa? Che la classe e’ una unita’ di base ma gli alunni, oltre che alla classe unica, partecipano, anche, a percorsi differenziati e personalizzati, a gruppi di insegnamento distinti per livelli di abilita’, propensioni, eccellenze. Nessuno e’ bravo in tutto. E nessuno e’ scarso in tutto. Gli anglosassoni accompagnano l’insegnamento base unitario in classe, uguale per tutti, a percorsi differenziati in unita’ distinte che lavorano sulle diverse abilita’ degli alunni. Le lezioni sono differenziate, in parte, in varie materia per livelli di abilita’: chi e’ top in una materia, esempio la matematica, puo’ partecipare a ore di insegnamento in classi che raccolgono i piu’ abili in quella materia e consentano di coltivare quell’abilita’. La nostra cultura pedagogica, pedantemente demagogica e ideologizzata, considera questa tecnica scolastica anglosassone, ovviamente discriminante e antiegualitaria. Di destra, naturalmente. La classe unica e l’insegnamento indifferenziato sono un totem per la nostra vecchia, pomposa e sorpassata pedagogia. Per noi l’insegnamento e’ un blocco unico di saperi che, dall’alto in basso, l’insegnante socratico cala sui discenti. Il processo e’ solo top down. Non c’e’ interazione. Non c’e’ considerazione dei diversi livelli di abilita’ e apprendimento tra gli alunni. Gli alunni sono massa. Non sono individui. Ossia: persone differenti in abilita’, capacita’ e propensioni. Si dice che gli inglesi e gli americani puntano alla differenziazione dell’insegnamento perche’ hanno a cuore la “competitivita” e l’eccellenza, tra gli alunni. E perche’ puntano a formare individui competitivi. E questo sarebbe un male? Vivaddio. Siamo indietro agli anglosassoni su ogni indice di competitivita’ ( e presto lo saremo anche con cinesi e asiatici ) e, nello stesso tempo, siamo la societa’ che offre meno possibilita’ ai suoi giovani. Questi giovani spesso entrano nel mercato del lavoro senza sapere che farsene del loro bagaglio scolastico. Il tempo scolastico e’ spesso ,per un giovane italiano, solo inutile tempo di attesa del diventare adulti. Nella scuola non hanno trovato un indirizzo a coltivare le loro specifiche e diverse abilita’. Ma la differenziazione e’ utile non solo alla competitivita’ e alla valorizzazione delle eccellenze degli studenti piu’ bravi. E’ necessaria anche a chi e’ piu’ indietro. I genitori che hanno la sfortuna di dover fare esperienza, per i propri ragazzi, del sostegno scolastico lo sanno. Nelle nostre classi “uniche”, per i meno abili o portatori di handicaps e’ l’inferno: una farsa vergognosa coperta dalla demagogia dell’egualitarismo. E una pratica, invece, di ipocrisia, abbandono, solitudine e umiliazione. Inutile per i ragazzi portatori di ritardi cognitivi e fonte solo di flagellazione per i genitori. l’egualitarismo dell’apprendimento, confuso idiotamente da noi con il “diritto allo studio” e’ veramente da noi un fardello demagogico di cui dovremmo liberarci. Ben venga un approccio piu’ umile e meno supponente dei nostri insegnanti e dei nostri dirigenti scolastici all’esperienza anglosassone. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...