Vocazione minoritaria 

Una cosa e’ chiara: a differenza di qualche tempo fa, dopo lo sfondamento del muro del 40% alle europee, la prospettiva elettorale del Pd appare oggi piu’ complessa e complicata. Il Pd non puo’ piu’ fare da solo. Non basta l’autosufficienza. Per questo non capisco la demonizzazione che una parte del Pd fa della prospettiva renziana del “partito della Nazione”. Che altro non e’ che l’ipotesi di un allargamento dei confini del Pd a componenti, settori, culture e sensibilita’ che non sono assimilabili all’area dei tradizionali elettori della sinistra. Si dimentica che questo problema non l’ha inventato Renzi. E’,almeno da 20 anni, il vero problema del Pd ( e della sinistra post-pci ). La sinistra del Pd dimentica che questo problema lo avevano i segretari precedenti del Pd, Veltroni e Bersani. Il problema era ed e’ quello di ” come sfondare il muro del 30%” dei consensi elettorali. Che rappresentava e rappresenta ancora, nell’attuale sistema elettorale un limite per aspirare ad una stabile prospettiva di governo. E rappresenta anche, nel nuovo sistema elettorale dell’Italicum, una cifra che non assicura la vittoria elettorale. I precedenti segretari del Pd, Veltroni e Bersani, erano consapevoli di questo problema. L’uno, Veltroni, lo chiamava problema della “vocazione maggioritaria” del Pd . L’altro, Bersani, preconizzava un “nuovo Ulivo”. Ma erano, entrambe, declinazioni terminologiche diverse dello stesso problema di sostanza: il Pd “da solo” non puo’ vincere. L’avversita’ alla prospettiva del partito della Nazione da parte della sinistra del Pd, e’ un errore se riporta il Pd a prima di Veltroni e Bersani e anche a prima della stessa esperienza dell’Ulivo di Prodi. Cioe’: al mito dell’autosufficienza del Pd. All’idea di fare da solo. C’e’ un solo vero cambiamento visibile per il Pd, rispetto all’epoca di Prodi, Veltroni e Bersani: a sinistra del Pd non c’e’ piu’ nulla di concreto, di quantitativamente utile e di politicamente utilizzabile. Occorrerebbe prenderne, coraggiosamente, atto. Non e’ in quella direzione che puo’ espandersi il Pd. Che deve conquistare voti tra astenuti, cinque stelle e, soprattutto, la destra. Che e’ in sofferenza e sbandata tra la leadership estremista di Salvini, il declino di Berlusconi e il disorientamento dei moderati di centro. Allargare le basi del Pd e’, dunque, vitale. Il referendum istituzionale sara’ il banco di prova della scommessa del Pd di estendere i suoi confini in vista delle elezioni del 2018. Polemizzare ancora sul “partito della Nazione” e’ una regressione: dalla vocazione maggioritaria a quella minoritaria.

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