Digressione su Napoli. N.1

Il Pd a Napoli non aveva bisogno di fare primarie. Ma di trovare un candidato che rappresentasse una coraggiosa dichiarazione di autocritica, un voltar pagina e un’ apertura a forze nuove ed esterne alla macchina di un partito in crisi. Un partito che, ricordiamolo, a Napoli non viene da una semplice battuta d’arresto. Ma da una bruciante sconfitta alle ultime amministrative. Che non solo ha chiuso, in maniera neppure decorosa una lunghissima esperienza di governo. Ma ha segnato una specie di irrilevanza del Pd nella politica napoletana. La vittoria di De Luca alle regionali non ha smentito e ha solo equilibrato la devastante crisi del Pd napoletano. Che ha un nome e cognome: 25 anni di dominio di Bassolino. Un partito messo cosi’ avrebbe dovuto avvertire il bisogno vitale di aprirsi all’esterno. Di invitare forze nuove a farsi avanti. Di contaminarsi con figure provenienti da una storia civile. Non di partiti logorati. O, in mancanza di questo, investire su un giovane. Come scommessa di una nuova classe dirigente. La candidatura presuntuosa di Bassolino ha bloccato e scoraggiato la ricerca di una novita’. A Napoli niente che somigli a Milano. E neppure a Roma. Il pd napoletano non ha trovato di meglio che confermare la sua irrilevanza. Alle primarie non ci sara’ niente di nuovo: competeranno solo figure interne e correnti di partito (di 40 anni fa). Di un partito sconfitto che, con arroganza, si autoripropone senza uno straccio di novita’. Questo indecoroso finale di introversione, arroganza e cupio dissolvi potrebbe ora avere, perfino, un finale comico. Di quelli che fanno allargare le braccia rassegnati ed esclamare: “ma allora non ci fate. Ci siete!”. Il finale e’ questo: a Napoli quelli del Pd locale hanno deciso (tra le altre genialita’ realizzate) che le primarie, nate ( si dice) per fare irrompere nella vita del partito il peso di forze esterne agli apparati e ai gruppi di potentati ( si fa per dire) e signori delle tessere ( che poi sono pochissime), sono decise solo dal voto degli iscritti ( alla setta, verrebbe di dire). Cioe’, appunto, ai signori e ai potentati ( si fa per dire) delle tessere. Ma non dovevano, con le primarie, poter votare e, dunque, anche contribuire a scegliere i candidati anche elettori e simpatizzanti? Che commedia! Il risultato e’ che il candidato Ranieri, un coerente oppositore di lungo corso della deriva devastante del Pd napoletano, non potra’ candidarsi alle primarie. Perche’ e’ piu’ forte tra gli elettori che tra i signori delle tessere. Se finisse cosi’, fossi in Ranieri, sottoporrei la cosa al giudizio degli elettori, nelle prossime amministrative, contrapponendomi espressamente al candidato che sara’ scelto dalle primarie ( private) del vecchio Pd. Cioe’ dai signori delle ( poche) tessere. Ma forse i potentati ( si fa per dire) avranno, alla fine, un sobbalzo di buon senso. E di senso del ridicolo.

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