Renzi sbaglia

Monti ha ragione. Per molti versi la polemica di Renzi contro l’Europa e’ sterile. Non sono chiare le motivazioni e gli obiettivi. L’Italia di oggi non e’ nelle condizioni della Grecia di un anno fa. E Renzi non sta chiedendo radicali modifiche dei patti e della politica monetaria. Sta chiedendo, anzi sembra che chieda solo maggiore flessibilita’. E questo non motiva i toni derisori con cui Renzi parla oggi dell’Europa. Per questo l’impressione e’ che la polemica sia strumentale: ci si prepara, con tiri ad alzo zero contro l’Europa, a crearsi un alibi per l’ennesima debole performance dell’Italia in termini di crescita. Fosse cosi’ Monti avrebbe ragione: l’Italia abbandonerebbe la sua tradizionale collocazione tra i paesi leader della costruzione europea per collocarsi sulla sponda di quelli che vivono con fastidio l’unificazione. E che guardano solo a come difendersi dall’Europa. Sarebbe un cambio a 360 gradi della politica italiana. Sono parecchie le cose che l’Italia ha promesso e non ha fatto. E se fossi un tedesco o anche un inglese, cui Renzi occhieggia con simpatia verso la Brexit, rimprovereri al leader italiano parecchie cose. Anzitutto la mancata spending review. E poi l’immobilismo si temi del deficit e del debito. I nostri conti continuano a non essere in regola. I compiti a casa non li abbiamo fatti tutti. Renzi non dovrebbe dimenticare che ci tiene in piedi una cosa sola: la politica della Bce, con il quantitative easing, di acquisto di titoli pubblici. Una politica e una scelta europea per il tramite di Draghi. Ricordiamoci quando facciamo la voce grossa contro le resistenze tedesche ad offrire la garanzia europea alle crisi bancarie. E poi. La stessa richiesta di Renzi di una maggiore flessibilita’ sui conti e’, parliamoci chiaro, una regressione. Fu Renzi per primo, contro gli euroscettici e gli estremismi greci, a dire che la flessibilita’ non va richiesta sui conti ( deficit e parametri di stabilita’) ma solo sulla spesa per investimenti. Ora siamo noi a chiedere invece, genericamente, la flessibilita’ sui parametri. Temo che, se continua cosi’, l’Italia per la prima volta dopo Monti e Letta, rischi di tornare ad essere quello che era ai tempi di Berlusconi: un paese non affidabile per la tenuta europea, ondivago e protestatario. Che alza la voce per evitare di fare le riforme e continuare comode politiche spendaccione. Che, elettoralmente, pagano di piu’. Ma, economicamente, ci mantengono nella stagnazione. 

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