Altro che sinistra! 

Si puo’ e si deve criticare il governo. Ma non e’ da sinistra che si puo’ farlo. La minoranza Pd farebbe bene a chiedersi se essa ha le carte in regola per proporsi come alternativa a Renzi. Per me no. Finche’ continua ad inseguire il mito di una critica da “sinistra” alle politiche di Renzi. Se una critica si puo’ fare a Renzi, essa viene da tuttaltro versante. Anzitutto: la sinistra prenda atto che nessun governo della storia dell’Italia repubblicana, tranne solo i governi del primo centrosinistra 58/64 (cui i comunisti, sbagliando, si opposero), ha mai avuto un tale ritmo “riformista”: sul lavoro, sulla scuola, sulle tasse, sul Sud. In soli due anni, il governo Renzi, vanta un numero di riforme inedito per i tempi lenti e pachidermici dei governi italiani. Tutti: di destra, di centro e di sinistra. Gli antirenziani del Pd hanno una colpa inimmaginabile e sorprendente, per gente che proviene dalla grande scuola politica del Pci e della Dc: avere immaginato che Renzi potesse essere criticato e combattuto ( e, magari, rovesciato) da posizioni e motivazioni di “sinistra”. Come loro stessi si affannano a dire. Errore fatale. “Sinistra” ( come destra) e’ oggi un termine vago, inafferrabile, ondivago. Se uno si sforza di sintetizzarne il senso riesce a indicare solo slogans generici e vaghi riferimenti pre-politici ( i poveri, gli ultimi, ecc). Niente che si traduca in “riforme” possibili e politiche concrete. Vacuita’. Nel tentativo di trovare opposizioni da “sinistra” a Renzi, la minoranza Pd ha abbracciato tutte le cause perse e cervellotiche di questi ultimi due anni: i mal di pancia sulla riduzione delle tasse; il populismo e l’antiausterita’ (cioe’ il rigore sui conti pubblici ); il no ad ogni riforma; lo scioperismo ormai svuotato dell’afasica Cgil; lo sconfittismo della Fiom; l’illusione di Syriza. Tutte cause perse e inutili. Nella sostanza la minoranza Pd, nel tentativo cervellotico di apparire di “sinistra”, ha finito per perdere ogni autonomia politica, ideale e programmatica ( l’errore che il Pci non fece mai) dal massimalismo ( inutile) politico e sindacale. Ha dimenticato una cosa fondamentale: il progetto del Pd. Che non era il progetto di un partito di “sinistra”. Ma di un nuovo e originale partito di “centrosinistra”. Ha lasciato a Renzi la difesa di questo fondamentale motivo “strategico” e ideale. Per accucciarsi nella piccola e inconsistente definizione di “sinistra” ha lasciato a Renzi la prateria dell’innovazione, della modernizzazione culturale e del cambiamento di campo: dalla “vecchia” sinistra al “nuovo” centrosinistra. Cioe’ il progetto originario del Pd. E ha detto a tanti di noi ( che renziani non sono): “lasciate ogni speranza voi che entrate…noi non siamo il Pd, noi siamo solo l’antica e solita sinistra”. Vero, giovene Speranza? Oggi, nel centrosinistra, si avverte invece l’assenza di un’altra posizione critica, opposta a quella minoritaria e ideologica della minoranza Pd: quella alle incertezze e ai passi indietro di Renzi: sul ritmo del completamento delle riforme, sul progetto europeo, sulle innovazioni di politica economica (deficit, debito pubblico). Cercasi critica a Renzi sulla coerenza di una piattaforma di centrosinistra e di partito della Nazione. Altro che sinistra! 

 

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