Non c’e’ un Umberto Eco. Ma almeno due o tre

Naturalmente nella melassa generale del cordoglio si perde di vista la misura. Eco e’ stato un grandissimo ma in fasi, modi e tematiche diverse. Io ne fisso la grandezza in due libri che, tra loro, non hanno alcunche’ in comune. Tra i due libri c’ e’ una lunga costruzione culturale fatta di luci ed ombre. E di qualche caduta cultural-politica molto conformista e ideologica. I due libri sono: “Apocalittici ed Integrati” (1964) e “Il nome della Rosa” (1980). Non hanno niente in comune. Con il romanzo del 1980 Eco eleva a genere un mito, quasi archetipo, della nostra sensibilita’ di moderni: il fascino del mistero del medioevo. Che altro non e’, per noi, che il contenitore di fascinazioni ancestrali: la forza dirompente del fondamentalismo religioso; il contrasto assoluto tra legge divina e corporalita’ e passione umana; il mito della magia. La grandezza epocale de “Il nome della Rosa” non sara’ mai piu’ raggiunta. Ma il modello lettarario che inaugura e’ entrato, a mio avviso, nell’eternita’ dell’ispirazione letteraria. L’altro libro-monumento, per la mia generazione, e’ “Apocalittici e Integrati” del 1964. Oggi gli eredi incanutiti della “cultura di sinistra” degli anni 60, impegnati a celebrare Eco, fanno finta di dimenticarlo: quel libro fu combattuto a sinistra. Da quegli stessi intellettuali che oggi, sui giornali e in tv, incensano Eco. Il suo saggio del 64, il vero manifesto della filosofia di Umberto Eco, smontava tutta l’impalcatura della demonizzazione da “sinistra” della cultura di massa, dell’industria culturale, dei prodotti di essa. Eco liquidava il neomarxismo della Scuola di Francoforte, il vero serbatoio culturale della critica anticapitalistica della cultura di massa. E metteva in luce le positivita’ “democratiche” del consumo culturale: la fruizione culturale non piu’ ristretaa ad elites, la modernizzazione dei contenuti culturali, il salto qualitativo dei consumi culturali; l’abolizione delle barriere fisiche della loro fruizione, la spinta alla mondializzazione del loro consumo contro l’anacronismo dei confini e dei conflitti del primo 900. Eco ebbe una funzione liberatoria verso gli ideologismi, l’elitismo e gli arcaismi della sinistra culturale. E rileggittimo’ la cultura di massa e i suoi prodotti. Ecco il mio Eco. Che non si e’ pero’ sempre ripetuto. E, col tempo, ha perso di smalto modernizzatore. A mio avviso avrebbe, ad esempio, potuto lavorare ad una nuova versione di Apocalittici ed Integrati applicata ad Internet e al web. Peccato, invece, che si e’ limitato ad una frase banale e un po’ acida: quella sul web come moltiplicatore di stupidita’. Definizione da apocalittico nostalgico. E poi i girotondi: l’Eco che marciava con Zagrebelskji e Travaglio fu una delusione. Anche li’ fu apocalittico. E, in nome dell’antiberlusconismo, contraddisse le sue lezioni del 64 e ando’ in soccorso alle elites. 

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