Invece i capi bastone…

Io su cosa fare a Roma e Napoli non ho sentito nulla. Vivo a Roma e lavoro, ormai, a Napoli. Assisto indirettamente, come migliaia di persone nelle due città’, alla tenzone politica: primarie, dispute sui candidati, manovre e manovrette sui candidati presenti, occulti, allusi. Ho notato questo: sono molto più’ preparato a dire cosa propongono Hilary Clinton o Donald Trump, cosa li divide da Cruz o Sanders che a spiegarmi cosa divide o unisce i vari personaggi che si agitano, per le primarie sulla scena delle due città’. In Usa, le primarie sono un grande congresso pubblico dei partiti dove i candidati, davanti ad iscritti ed elettori, si confrontano, numeri e programmi alla mano, sulle cose che faranno. Qui io non ho capito niente. E non sono andato a votare. Francamente non avevo, letteralmente, criteri per una scelta. Il mio amico Velardi spiega che, da oggi sara’ diverso. Chi ha vinto le primarie a Napoli si dara’ da fare. E capiremo se abbiamo un nuovo Pd con delle idee o proposte per Napoli. Sara’. Mi fido di lui. Intanto le primarie sono state, specie a Napoli, un mieloso ridicolo melodramma dove nessuno ha speso una parola per spiegarti un proposito, un’idea, uno straccio di proposta per la città’. Qui uno avrebbe dovuto scegliere un candidato contro l’altro per ragioni del tutto esteriori e secondarie rispetto all’oggetto della questione: candidarsi a sindaco della città’. Le primarie centro meridionali del Pd fanno emergere un interessante fenomeno di degrado politico: la tribalizzazione della politica locale. Qui votano solo truppe cammellate di militanti o di amici dei militanti o di amici degli amici dei militanti. Il congresso pubblico che si fa con le primarie, non è’, come in America, sulle idee, i programmi, le intenzioni per la citta’. Ma è’ sul peso tra le varie correnti: un braccio di forza tra capi-bastone a chi è’ più’ bravo a portare persone al seggio. E’ un risiko per il posizionamento dei capetti. Le primarie a Roma e Napoli, più’ che tra i candidati sindaci, sono tra i capi-bastone: con le primarie loro, a seconda dei risultati dei loro quartieri, si piazzano nelle gerarchie del futuro assetto delle città’. Anzi del partito: non e’ solo al posto di assessore che si punta. Ma ad altri “posti al sole” . Che valgono anche nel caso si perda: deputato, senatore. e cosi’ via. A Napoli, percepisco, il fenomeno locale esasperato è’ questo: il Pd non è’ più’ un fenomeno politico cittadino. È’ una federazione di potentati territoriali: una tribalizzazione della politica tipica di società’ arretrate. In tutto questo io, che ormai lavoro a Napoli, non ho ascoltato nulla, dai candidati, che suscitasse un interesse, una curiosità’ o solo un rimando a qualcosa che fosse una proposta, un’idea, un proposito per Napoli. Mi metto nei panni dei napoletani che voteranno alle comunali: che cosa hanno capito delle primarie del Pd? Perche’ dovrebbero votare il partito che li ha governati per 30 anni, finendo poi nel disastro? In che cosa i candidati alle primarie di questo partito hanno dimostrato che il passato è’ alle spalle e che loro sono portatori di idee e proposte nuove per Napoli? Qui potrebbe arrivare la Apple ma loro si sono dilaniati sul nulla o su patetiche quisquiglie e punzellacchere, direbbe Totò’, di psicoanalisi da liceali: la figura ingombrante del padre che non si rassegna ( Bassolino) o del figlio che ha il coraggio di ucciderlo ( politicamente, e’ ovvio). Barzellette. Mitologie locali. Spettacolo triste di politica povera. Invece i capi bastone…

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