Di sapori antichi e salse rockettare.

A me, francamente, i dilemmi veri del Pd a Napoli sembrano altri. Assai più’ grandi di quelle monetine maliziose nei seggi. E riguardano tutte le componenti del Pd. Ma nessuno del Pd ne parla. E allora diciamocela tutta. Il Pd a Napoli, tutto, renziano e non renziano, non è riuscito a individuare un candidato oltre il recinto della sua storia, innovativo ed espressione di una storia civile più’ che di partito. Modello Sala, per intenderci. E, persino, modello Giachetti. Che, almeno, e’ uno originale, che con gli apparati e le correnti ha poco a che vedere. A Napoli niente. Le primarie del Pd sono state un piccolo episodio di condominio interno. Diciamoci la verità’.
Solo nel nordAfrica o in America Latina un anziano signore, di età’ veneranda, che ha governato 30 anni e la cui esperienza politica si è’ conclusa, purtroppo, con una sconfitta sonora e, persino, con un’eco internazionale (dovuta alla monnezza, per carità’) può’ immaginare di imporre al suo Partito un “ritorno”. Senza rendersi conto che questa pretesa appare, agli occhi di un normale elettore di Napoli, inspiegabile, immotivata, patetica, surreale, stanca, segno di staticità’, di immobilità’, di eterna ripetitività’. Ma davvero per i politici non deve esistere la terza età’: quella in cui, coerentemente alla natura che fa il suo corso, uno ristruttura la propria esistenza e si organizza una vita, anche civile, differente da quella che ha fatto per i primi 50 anni? Bah. L’amico Bassolino non è’ Donald Trump o Bill Sanders. Non è’ l’anziano signore che irrompe sulla scena elettorale, da altri lidi, avendo qualcosa da dire di nuovo e diverso. È’ un anziano signore che in quel posto, cui aspira di nuovo, c’è’ stato ( in un modo o nell’altro, diretto o indiretto) per oltre 30 anni. Si può’ avere, legittimamente, una visione ( e una pretesa) così’ mummificata del potere e delle istituzioni? Io, non scherzo, avrei applaudito se Bassolino avesse detto: mi candido sindaco di Afragola. Come fece De Gaulle col suo paesino. Li’ sarebbe emerso lo spirito di servizio e il contributo di saggezza. Ma se Sparta si comporta così’, Atene non è’ da meno. Io, signori, inorridisco dinanzi a certe candidature renziane: persone che a 38 anni e giù’ di li’ hanno già’ un magnifico curriculum “politico” per aspirare a fare il sindaco di Napoli. A meno di 40 anni questi sono stati già’ consiglieri comunali, poi assessori, poi deputati. E mentre fanno i deputati si candidano a sindaco. Ma è’ normale? Ha un senso questo rockettismo, questa voracita’ di giovanissimi apparati che rottama per ” principio” cose che per una carica pubblica ( sindaco, governatore, ministro ) avrebbero, a mio avviso, ancora un senso preminente: competenza, maturita’, saggezza, esperienza variegata e non solo di carriera politica, peraltro breve e compendiosa? Ecco: a Napoli il Pd si sta lacerando tra due candidature, entrambe introverse e tutte interne: una, antica e ripetitiva e di un “usato” che non aveva dato una prova eccelsa per essere riproposto; l’altra di una giovane che ha già’ bruciato, in pochi anni, la carriera politica che in un paese normale una persona matura in una vita intera. Per bravura? Ma a chi la date a bere? Per me, a Napoli, il Pd e Renzi hanno un problema. E non sono le monetine.

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