L’antiRenzi che non c’è’! 

Secondo un sondaggio del Corriere della Sera tra gli elettori del Pd, se la minoranza di sinistra del Pd dovesse dare vita ad un nuovo partito, in seguito ad una scissione, sarebbe seguita solo, sicuramente, dal 2% degli elettori. Ovviamente D’Alema non ci ha azzeccato: che esista, come lui va dicendo, uno spazio a “sinistra” del Pd di Renzi e’ una balla. Una scissione del Pd consegnerebbe la cosiddetta “sinistra” all’irrilevanza, al flop e all’inconsistenza. Ma non perché’ gli elettori sono entusiasti di Renzi, badate bene. Ma perché’ e’ lo spazio a “sinistra ” di Renzi che non esiste. La minoranza del Pd cercando questa presunta collocazione di “sinistra” si condanna all’inutilità e all’irrilevanza, politica ed elettorale. Dalla guerra al Jobs act, al tema della riduzione fiscale, alla “nuova scuola”, al partito della Nazione, ai temi dell’Europa, alle banche, ai temi ambientali, ai diritti civili e, in ultimo, persino sulle trivelle ( un cuore storico dell’economia delle ex Regioni rosse) la minoranza Pd ha cercato di trovare il filo di una opposizione da “sinistra” a Renzi. Si è’ illusa, seguendo anche Cgil e Fiom, di trovare- su questi temi- uno spazio di “sinistra” nella critica a Renzi. Un flop. In realtà’ questo spazio non esiste. Ne’ in Italia. Ne’ in Europa. Per qualche settimana, ricordate, la minoranza Pd credeva di aver trovato il filo europeo della ripresa della “sinistra” con la vittoria del primo Tsipras. Il “rinascimento” di sinistra e’ durato qualche mese. Poi è’ finito nella debacle. La prima prova di governo della sinistra antiausterity e euroscettica si è’ dimostrata un flop. Il club Kalimera, guidato da Fassina, Vendola e Landini, che voleva “fare come la Grecia”, e’ finito nel comico e nel dimenticatoio. Come i suoi protagonisti. Dopo la Grecia, in tutte le elezioni in paesi europei che sono seguite, i partiti di “sinistra” hanno perso sistematicamente. Ad avanzare è solo la destra. La verità’ e’ che, in Italia e in Europa, si rivela inesistente e irrilevante un qualunque spazio a “sinistra” dei tradizionali e affaticati partiti tradizionali di sinistra, quelli raccolti nel Pse. Anche questi perdono e arretrano ( tranne il Pd, sinora). Ma lo spazio e l’alternativa ai tradizionali partiti socialdemocratici non è a “sinistra”. La minoranza Pd, dunque, continuando a qualificarsi di “sinistra” si condanna alla desertificazione e all’evaporazione. Il suo è’ un mantra ideologico cui non corrisponde alcuno spazio politico reale. Ne’ in Italia. Ne’ in Europa. È la parola “sinistra” che andrebbe abbandonata. Perché e’ senza prospettive. E comunica una natura residuale, solo ideologica e politicamente perdente. E invisa agli elettori europei. A partire dai lavoratori e dal tradizionale elettorato dei partiti di sinistra. Che, dalle tasse al l’immigrazione, avverte con fastidio l’afasia o il mantra dei tradizionali e ripetitivi slogans della vecchia sinistra. L’alternativa alla brutalità’ della destra non è a sinistra. È’ solo in un rinnovato centrosinistra: riformista, innovatore, coraggioso. Che competa con la destra nel dare nuove soluzioni di governo ai temi nuovi che preoccupano i cittadini europei: dalle tasse alla sicurezza, dall’immigrazione alle politiche di accoglienza, dalla disoccupazione giovanile alle politiche di crescita, ad un ambientalismo non più’ paralizzante e reazionario. Forse, nel Pd, uno che potrebbe aspirare a rappresentare una posizione critica verso Renzi, non di “sinistra” ma di più’ conseguente centrosinistra, potrebbe essere Enrico Letta: se si libera dell’ipoteca del l’inutile minoranza di Speranza e soci. E se abbandona ogni rancore e ritrova l’identita’ che era la sua: una posizione, nel Pd, non di sinistra, non radicale ma riformista, europeista e di centrosinistra. Critica di Renzi ma dal comune versante modernizzatore: di un nuovo centrosinistra e non di sinistra. Avrà’ Letta questo coraggiio: cambiare la faccia impresentabile della minoranza Pd e strappare questa sua inutile e dannosa maschera di “sinistra”? Io lo spererei. Ma non so se è’ nelle corde di Letta. Renzi va incalzato sul terreno della coerenza riformista. Pensare di contestarlo da “sinistra” si rivela una “boiata pazzesca”. 

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