Siamo nudi, soli, inermi.

E’ caduto l’ultimo alibi della nostra ipocrisia e della nostra vigliaccheria. E’ stato colpito il Belgio. Cos’e’ il Belgio? E’ il paese simbolo del multiculturalismo, dello scambio tra moschee e petrolio, dell’integrazione intesa come mellifluo cedimento ai predicatori, come idiota tolleranza alle pretese dell’Islam wahabita e salafita di fare la “guerra agli infedeli”, cioe’ a noi, a casa nostra: ai nostri stili di vita, ai nostri valori, alle nostre regole. Una tolleranza, quella del Belgio, irrobustita da pedaggi e dal pizzo di Stato che credeva di essere risparmiato dal terrore pagando prebende e cedendo territorio ai predicatori neri. Il Belgio era il luogo principe della retorica europea: quella dell’Islam come religione innocente e uguale alle altre, che ha il diritto di proliferare e di diffondere le sue assurdita’ bellicose e primitive, premoderne e razziste, senza schermi e in piena codarda protezione dello Stato. Cos’e’ il Belgio? E’ il paese che non ha mai sparato, per principio, un colpo, all’estero, contro i terroristi e gli stati canaglia dell’Islam radicale. E’ la Mecca dei pacifisti. E’ il paese che ha fatto della stupido compromesso con con l’ideologia dell’Islam il credo di una politica sonnolente, scambista, cedevole dei suoi governati. Sempre privi di rabbia e di orgoglio: per principio. Cos’e’ il Belgio? E’ il paese col piu’ alto numero di moschee e di editti multiculturali. Spinti fino all’idiozia. E’ il simbolo dell’ideologia pacifista, egoista, cinica del “facciamoci i fatti nostri e, cosi’ non ci colpiranno”. Non e’ bastato. Hanno colpito lo stesso. Alla faccia della retorica aristocratica progressista della convivenza cedevole. Non fanno sconti gli islamonazisti. Non e’ vero che reagiscono a chi gli va a fare la guerra. Loro ci attaccono, per distruggerci, indipendentemente se gli facciamo guerra o gli facciamo la pace. Ci uccidono perche’ europei. E perche’ abbiamo reso facile colpirci. Perche’ teorizziamo che difenderci significa provocarli. E siamo diventati, cosi’, un mare aperto. Dove il coltello terrorista affonda come nel burro. E’ la retorica del pacifismo come condotta degli Stati per preservare la pace e la tranquillita’ l’eterna tara europea. E’ lo “spirito di Monaco” del 1938, “dialoghiamo coi nazisti facendo loro concessioni”, l’eterna infezione europea. Che e’ sempre in agguato dietro la paciosa codardia pantofolaia dei nostri piccoli governanti europei, dei tanti numerosi, inetti e vigliacchi, Chamberlain e Daladier che oggi guidano i governi europei. Spirito del tradimento. Di chi oppone alla guerra, che gli islamonazisti ci fanno, l’illusione dell’inazione, dei balbettii, delle lacrime, dell’ impotenza come politica di Stato. Del cinismo, codardo e insultante, di statisti degli stivali, capaci solo di opporre retorica buonista alla violenza che ci ammazza. Di governanti, insolenti e bastardi, che hanno il coraggio di fare la voce grossa e di mostrare il petto in fuori solo quando possono prendersela con la povera Israele. Che deve difendersi da sola. E che puo’ essere boicottata, insultata, redarguita, insolentita. Perche’ tanto e’ civile, e’ piccola, e’ odiata e non puo’ reagire. Quindi puo’ essere bastonata a piacimento dai coraggiosissimi leader europei. Che poi sbracano con l’Islam e i i suoi governanti perche’ sono, invece, tanti, ricchi e potenti. Vigliacchi. Sono anni che l’Europa ( e l’Occidente ) cede. Da quando, ha ragione Adriano Sofri, abbiamo chiuso gli occhi sullo scempio in Siria e in Iraq. Che ha prodotto la nascita dello Stato islamico. Da quando, con Obama, abbiamo trasformato l’interventismo democratico contro gli Stati canaglia nel suo opposto: il mea culpa della democrazia e della liberta’. Fino alla disfatta morale e politica che, dinanzi alla protervia dei terroristi, dichiara con squallore: “e’ colpa nostra. ce lo siamo meritato. Avete ragione a colpirci”. E’ cosi’ che siamo finiti a non raccapezzarci piu’ nell’incendio che ne e’ seguito. Ora, che ci stanno facendo a pezzi, ci e’ rimasta solo la retorica ridicola: delle marce, della comica esaltazione della nostra civilta’, della cinica ripetizione di luoghi comuni disfattisti, dell’illusione del disarmo, delle profferte agli islamonazisti. Per tenerli buoni. Delle piccole furbizie provinciali. Di quelli, caro nostro Premier, che si ritengono piu’ intelligenti degli altri, rimpannucciati nel “facciamoci i fatti nostri”. Che importa se gli italiani poi muoiono a quattro passi da casa. Perche’ Parigi o Bruxelles o Londra sono ormai, se non lo sapete voi del Pd tutto, un nostro luogo interno e quotidiano. Dove passeggiamo, ci sediamo al bar, prendiamo una metro noi italiani. Se ci colpiscono li’, non illudetevi, e’ lo stesso che se ci colpissero a Roma. Non e’ un vostro successo. Non succedera’ niente. Piangeranno alcuni giorni le Mogherini europee. Poi torneremo al tran tran. Il massimo di impegno torneranno ad essere debordanti inutili dibattiti sul contrasto al terrorismo fatto con l’intelligence, i servizi segreti, l’informatica, l’accoglienza il multiculturalismo, il bla bla bla. Fino alla prossima strage. Con la cinica speranza, tra i leaders europei, che tocchi al proprio vicino. Leggo stamane che, sorprendentemente, l’unico a scoperchiare il bidone di immondizia della retorica europea e del politically correct e’ il vecchio Berlusconi, un vecchio ex amico della dottrina che i dittatori vanno vezzeggiati e lisciati, che cosi’ ci lasciano in pace. Il vecchio stamane, invece, la butta li’: “occorrerebbe, dice, un intervento armato massiccio e definitivo contro lo Stato islamico. Di tutti: Usa, Europa, Cina, Russia. Di cielo, di terra e di mare”. E chiamatela pure guerra. Non c’e’ altra soluzione. Ma non si fara’. Arrivederci alla prossima strage. 

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