Centrosinistra e’ centrosinistra: non sinistra. 

L’assessora di sinistra del Comune di Milano che durante la giornata cleaning day e’ stata ripresa mentre imbrattava, come fosse Zorro, un’auto in sosta vietata, si e’ scusata e si e’ giustificata motivando il gesto con un : “ero indignata” ! A Napoli Sel, dopo una giornata di scontri e assalti di delinquenti organizzati, senza motivi ed obiettivi, ad un incontro in cui il Presidente del Consiglio presentava idee e proposte per Bagnoli), se la prende con la polizia che fronteggiava indelinquenti. Sono due, piccoli se volete, episodi di refrain, di ripetzione, di ritornello di una vecchia sinistra che non vorremmo piu’ vedere. E vorremmo relegati nell’album ingiallito dei ricordi di una sinistra, radicale e massimalista, che e’ stata, sempre nella storia italiana, la ragione dei fallimenti della sinistra di governo. La mancata rottura e il mancato divorzio politico, ideale e culturale tra la sinistra riformista e la sinistra radicale ha condizionato la storia della sinistra italiana. A causa di questo mancato divorzio:  non abbiamo avuto in Italia una vera socialdemocrazia al governo quando sarebbe servita ( il trentennio del dopoguerra); 

e’ fallito il Pci di Berlinguer travolto, negli anni 80, dall’isolamento e dal declino elettorale; 

la sinistra di Occhetto, D’Alema, Veltroni e Fassino, uscita dalle ceneri del Pci, per venti anni non e’ riuscita a fare del Pds ( poi DS) una forza maggioritaria, riformista e affidabile di governo; 

i governi dell’Ulivo hanno fallito le loro promesse e l’Ulivo non e’ stato in grado di diventare un fattore di stabilita’ e governabilita’. 

Quando si fara’ la storia politica del secolo italiano del 900, la mancata realizzazione in Italia, rispetto all’Europa, di un centrosinistra riformista e di governo, sara’ letta e valutata come una delle ragioni della incerta modernizzazione del paese. Il Pd era nato per cambiare questa storia. Il Pd era nato sostituendo, al matrimonio con la sinistra radicale, il matrimonio con la tradizione popolare, moderata e riformista dei cattolici democratici e, anche, con quella laica e socialista che aderiva al Pd. Doveva essere una storia nuova. E soprattutto, doveva segnare il passaggio dall’idea e dalla pratica di un’antica sinistra a quella di un nuovo centrosinistra: estraneo ad ogni radicalismo, riformista e di governo, forza “tranquilla” di cambiamento. Dove agli “indignati”, residuo del primitivismo antagonista e velleitario della vecchia e fallita sinistra, si sostuitisse una nuova classe dirigente di centrosinistra: giovane, europea, moderna, equilibrata e affidabile. Questa “promessa” era dell’intero Pd, da Bersani a Renzi: costruire un nuovo partito di centrosinistra e non l’ennesimo e burocratico make-up dell’eterna sinistra. Che io, vecchio ex togliattiano ( ma non nostalgico) chiamerei, volentieri, Partito della Nazione. E’ questa “promessa” che motiva l’esistenza del Pd: passare dalla sinistra al centrosinistra. Se fosse, invece, il contrario, se il problema fosse quello che dicono Cuperlo e molti della minoranza Pd- rappresentare e testimoniare le posizioni della “sinistra”- del Pd non ci sarebbe piu’ alcun bisogno. Si tornerebbe all’antico: ai limiti di 60 anni di sinistra italiana, di sconfitte, di minoritarismo e di incapacita’ di realizzare in Italia una formazione, maggioritaria e riformista, di governo: un centrosinistra moderno e stabile. La minoranza Pd deve liberarsi del suo equivoco strategico: se vuole ( di nuovo ) un partito di sinistra, deve abbandonare il Pd, ricongiungersi alla sinistra radicale e acconciarsi ad una funzione minoritaria e di testimonianza. Altrimenti deve rimotivare il senso della sua appartenenza al Pd, al suo obiettivo strategico: costruire il centrosinistra e non ricostruire la sinistra. Occorre che gli elettori, oggi confusi, capiscano: il Pd vive ancora di questo obiettivo comune? Comune a Bersani come a Renzi? Esiste ancora un “progetto di centrosinistra”? C’e’ bisogno di quel Partito che era stato promesso col Pd? O ha ragione Cuperlo? O si deve tornare, con cupezza e tristezza, all’eterna sinistra ( perdente)? E’ questo che chiederei ai leader pre-renziani che hanno “inventato” e fondato il Pd. Ma, da osservatore esterno, vecchio migliorista, disincanto elettore del centrosistra non mi sfugge che anche Renzi ha una responsabilita’: il Pd come moderna formazione di centrosinistra e’, per molti versi, un partito ancora da realizzare. Anche Renzi deve guardarsi dalle promesse mancate. Lui non puo’surrogare, con solo se stesso, il partito di centrosinistra che e’ ancora da costruire.

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