Chi cambia, vince 

Non esiste una continuita’ istituzionale di 70 anni. La sacralita’ delle istituzioni non giustifica la loro ingessatura. Non sono vitali e forti i sistemi politici che passano, senza riforme e innovazioni, un ciclo storico di quasi un secolo. E infatti l’Italia e’ arrivata al logoramento istituzionale, all’inefficacia e all’inefficienza del funzionamento istituzionale. Il conservatorismo istituzionale e costituzionale ha raggiunto in Italia livelli patologici. Con un tasso di paralisi allarmante: da oltre 30 si discute inutilmente di riforme istituzionali. Ma mai nessuna e’ stata fatta, fe neppure cominciata. Mentre implodono, ormai, i difetti delle nostre istituzioni: il bicameralismo perfetto, la scarsa governabilita’, la fragilita’ dei governi, l’instabilita’ politica. E, per ultimo, un federalismo demagogico i cui effetti disgregatori e paralizzanti, con l’ attuali regionalismo, sono superiori di gran lunga a quelli propulsivi. L’intera seconda repubblica, destra e sinistra, per 24 anni ( dal 1992 al 2016) ha fallito il compito e il proposito di avviare la riforma dello Stato. Si sono alternati in 24 anni governi di destra e sinistra. Tutti segnati dall’incapacita’ e dal fallimento sul proposito della riforma dello Stato. Questi 24 anni di incapacita’ riformatrice, di destra e sinistra, hanno coinciso, non a caso, con la decrescita e il declino economico dell’Italia, con la sua perdita di peso internazionale, con la caduta della produttivita’ e della competitivita’ del nostro sistema. L’impotenza riformatrice di 24 anni ha causato la crisi politica italiana, della destra e della sinistra, in cui e’ nata la protesta e il movimentismo antisistema dei 5 stelle. Ora siamo, dopo 70 anni, alla prima grande riforma dello Stato. Piaccia o non piaccia, in soli due anni ( dopo 24 di paralisi), il governo Renzi ha mantenuto la sua promessa. Ne va preso atto, con oggettivita’. Questa riforma, come ogni altra, puo’ avere limiti e difetti. Ma solo ottusi e caparbi conservatori possono affermare l’inverosimile e l’assurdo: che i limiti siano tali da far respingere questa riforma per tornare al sistema di prima. Una posizione faziosa, cieca e suicida. Tornare a prima, respingendo la riforma, significa condannare la democrazia italiana all’implosione. I conservatori perderanno il referendum perche’ gli italiani capiscono che, dopo 70 anni, le istituzioni o cambiano o muoiono. Le opposizioni, tutte, dovrebbero considerare questo punto: risultare forza di freno e conservazione. Cosi’ si delegittimeranno. A partire dal centrodestra. Aveva la possibilita’ di risultare costituente, nella scrittura di queste riforme. L’ha persa per ignavia e incapacita’ di pensiero strategico. Ma anche i 5 Stelle potevano cogliere l’occasione delle riforme per apparire una forza nuova che metteva la sua firma su una nuova Repubblica. Si stanno perdendo nell’estremismo conservatore. La minoranza Pd, al solito, non brilla per intelligenza politica: sulle riforme istituzionali dovrebbe stare con il governo. E, magari distinguersi sul resto. Invece si divide e si sfarina tra richieste di modifiche di dettaglio o la tentazione di rovesciare la riforma, al referendum, per rovesciare Renzi. Un autentico suicidio. Non capiscono. L’Italia ha bisogno e vuole la grande riforma. Cosi’ faranno di Renzi il vincitore personale del referendum. Bravi.

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