Lo avete detto voi: astenersi e’ legittimo. 

Si sono tenuti in Italia 27 referendum che non hanno raggiunto il quorum. Chi “non ha votato” a questi referendum non ha fatto il proprio “dovere civico”? E perche’ questa accusa, la destra e la sinistra, che oggi si stracciano le vesti per chi non andra’ a votare, non lo hanno mai detto prima? Perche’ non lo hanno detto negli altri 27 referendum in cui il quorum non e’ stato raggiunto? Non solo non l’hanno detto. Statisticamente parlando si deve dedurre che nei 27 referendum bocciati per mancanza di quorum la stragrande maggioranza delle persone di sinistra e di destra, quelle che oggi parlano di voto al referendum come “dovere civico”, ( una bufala contra legis) si siano sempre astenuti. E’ una deduzione logica elementare visti i numeri degli astenuti nei 27 referendum precedenti. I capi della sinistra e della destra non avevano mai fatto scandalo, giustamente, dell’astensione nei 27 referendum bocciati per assenza di quorum. Anzi. Avevano detto il contrario. Giustamente. Io trovai e trovo esemplare e, costituzionalmente, magistrale la seguente dichiarazione di Pier Luigi Bersani, che nel 2003, ai tempi del referendum sindacale sull’articolo 18, giustifico’ la scelta ” consapevole ” degli elettori che si astennero e disse esplicitamente: ” Il referendum ( sull’articolo 18) è negativo perché sia nel caso di vittoria del sì che in quello di vittoria del no ne deriverebbero direttamente o indirettamente conseguenze non desiderabili. Nessuno obbliga ad accettare una domanda mal posta” (Bersani, 13 giugno 2003). E’ cosi’! Anche di questo referendum si puo’ dire che il quesito e’ mal posto. Per tantissime ragioni. Non accettare la domanda del referendum, cioe’ astenersi dal voto, non solo e’ costituzionalmente corretto. Ma e’ un diritto di chi respinge il quesito per le piu’ diverse motivazioni. A chi invita a votare no vorrei far rilevare un dato: in tutti i referendum bocciati per assenza di quorum, naturalmente, tra i pochi che erano andati a votare il si ha prevalso con percentuali oltre l’80%. C’e’ un’asimmetria logica nei referendum: essendo scarsa sempre l’affluenza, anche per la natura molto tecnica ( e spesso incomprensibile) dei quesiti, tra i si e i no. Incomprensibili non solo nel linguaggio. Ma per un fatto piu’ sostanzioso: abrogare una norma, sic et sempliciter, senza poterne valutare conseguenze e derivanti, e’ poco comprensibile. E’, spesso, una “domanda mal posta”, come disse Bersani nel 2003. Questo imporrebbe qualche riflessione sulla natura attuale dei referendum abrogativi. Che sono fatti, tecnicamente, per scoraggiare la partecipazione al voto. E che “motivano”, asimmetricamente, solo il voto dei piu’ politicizzati, di appartenenza ed estraneo alle ragioni “tecniche” dei quesiti. La sinistra ha sempre posto questo problema. Ora, solo per ragioni di opposizione a Renzi, si dimentica tutto? Si dimentica che in tanti referendum la sinistra si e’ astenuta, senza fare scandalo?  Si dimentica che, sul tecnicismo dei quesiti dei referendum abrogativi, la sinistra ha sempre polemizzato?  Si dimentica quello che i capi della sinistra pensarono nel 2003? E cioe’, che nel referendum abrogativo, il piu’ delle volte il voto per il no ha l’effetto contrario? Che chi vota no, in presenza di una prevedibile alta astensione, in realta’ vota si ? Lo si dimentica o si fa finta di dimenticarlo  perche’ si vuole, in realta’, che vinca il si per ragioni che non si riferiscono al merito del referendum? E questa sarebbe ipocrisia e cattiva politica. 

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