Piu’ decenza, vi prego

Auspicheremmo una politica piu’ decente. Quella in cui dopo un voto si riconosca, con lealta’ e sincerita’, chi ha vinto e chi ha perso. Quella che ha il coraggio, nel caso si e’ perso, di prenderne atto. E di tentare di spiegarsi, apertamente, il perche’. Invece, ancora una volta, siamo alle solite. Gli sconfitti, quelli del si, con argomenti cervellotici, contorsionismi e raggiri numerici dalla stravaganza pirotecnica, cercano di dimostrare che chi era contro il referendum ha perso. E ha perso Renzi. Tutto molto comico. Se non fosse che e’ segno di un malcostume italico, di un’immaturita’, di un’arretratezza, civile e democratica della destra e della sinistra, duri a morire. Il caso della sinistra del Pd e’, poi, particolarmente, urticante. Loro erano per il no, o mi sbaglio? Almeno i loro capi cosi’ si erano espressi. E allora, nel loro caso, ti aspetti dei commenti leggermente diversi da chi era per il si. Giusto? La logica vorrebbe che chi era per il no, visti i risultati, fosse non dico soddisfatto ma, almeno, equilibrato: il no ha vinto nei fatti. Chi ha votato no dovrebbe essere confortato, nella sua scelta, come me che non ho votato: il referendum, cui si opponeva, non e’ passato. Invece: le ragioni del no, di chi ha dichiarato di votare no, non esistono. Desaparecidos. Nessuno di quelli che ha votato no le rivendica. Nessuno di loro che dica: “vedete amici e compagni del si, questo referendum e’ stato un errore. Non e’ cosi’ che si fa l’opposizione a Renzi. Il terreno della lotta a Renzi non puo’ essere quello che calpesta l’interesse generale, che mette in crisi la politica energetica del paese e quella degli investimenti. Cosi’ il paese non ci capisce, non ci segue e Renzi trionfa”. Ecco come dovrebbero ragionare oggi D’Alema, Prodi e la minoranza Pd ( almeno nel chiuso delle loro stanze). E , all’esterno, rivendicare con dignita’ i motivi del loro no. Invece loro appaiono delusi, arrabbiati e stizziti come quelli del si, quelli che hanno perso. Non e’ bizzarro? Loro, senza rinnegare i loro dissensi da Renzi su altre questioni, avrebbero il dovere, ma anche la convenienza- visto che erano per il no- di rivendicare le ragioni del no a questo referendum. Che, per chi lo ha avversato, erano di merito e non di partito. Io, per esempio, mi sono astenuto non perche’ lo diceva Renzi. Fosse stato zitto mi sarei impegnato lo stesso, e forse pure di piu’, per l’astensione. La grandissima maggioranza degli astenuti, signori, volevano che il referendum fallisse non perche’ lo ha chiesto Renzi. Ma per i contenuti disastrosi del referendum. Quanti come me l’hanno fatto a destra, a sinistra o al centro? Ci siamo astenuti, con convinzione, perche’ questo referendum colpiva al cuore la politica energetica e industriale del paese. Il quesito del referendum contestava l’uso delle risorse nazionali di gas e petrolio. E’ vero o no? Metteva in crisi un’industria chiave dell’Italia, quella estrattiva. Scoraggiava gli investimenti esteri nel paese. Mentre noi baccagliavamo sul si, sul no o sull’astensione importanti multinazionali, almeno due, con in primis la Shell, annunciavano il disimpegno dall’Italia. Il referendum rappresentava, lo ha detto Romano Prodi, un disastro economico e un suicidio demente sulla politica energetica: esasperando la dipendenza del paese dalle importazioni estere di gas e petrolio. Il livello e il costo di queste importazioni e’ una delle principali ragioni, se non la principale, della debole crescita italiana. E aumentava i costi della risorsa gas: l’unica che ci resta, visto che abbiamo (per miopia fintoambientalista) rinunciato scioccamente all’uso delle altre fonti energetiche ( nucleare, carbone) cui ricorrono i nostri competitors. Chi ha un minimo di cognizioni tecniche in campo energetico sa che le fonti rinnovabili, checche’ ne dicano i bugiardi, sono integrative e non sostitutive delle fonti convenzionali. E a noi di fonte convenzionale e’ rimasta solo il gas. Colpiamo anche quella? A quanto volete che arrivi in Italia il prezzo dell’energia? L’Italia deve, per necessita’ strategica, perseguire la valorizzazione delle risorse interne di gas e petrolio. Pena la dipendenza totale. Credo che quelli del no la pensassero esattamente come me. E Prodi lo ha detto. E allora? Perche’ non difendono queste ragioni? L’avversione a Renzi puo’ essere messa davanti agli interessi nazionali? Inoltre, il referendum dava un colpo a due riforme essenziali: la correzione di un regionalismo esasperato in cui le regioni non surrogano ma sostituiscono le competenze statali ( ad esempio sull’energia); la cancellazione della burocrazia, bloccante e soffocante, delle procedure autorizzative sugli investimenti, il cancro italiano. Si deve essere renziani per sostenere la utilita’ e la necessita’ di queste due riforme? Non le sosteneva, prima del referendum, anche la sinistra, sedicente riformista, del Pd? State buttando voi della minoranza Pd, il bambino con l’acqua sporca. Pensate che facendo la lotta a Renzi con gli argomenti, il linguaggio e i numeri truccati di Grillo, Salvini e degli estremisti come Landini guadagnate consensi dentro e fuori il Pd? Illusi. State contribuendo, invece, alla disillusione e allo sconcerto di molti elettori, iscritti e simpatizzanti. E anche di molti che non amano definirsi renziani perche’ vorrebbero, semplicemente, definirsi riformisti.

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