Sud: meno De Magistris-Emiliano. Piu’ De Luca. 

Le chiacchiere e i fatti. C’e’ il modello Emiliano-De Magistris e c’e’ il modello De Luca. Il Mezzogiorno, dalla fine dell’intervento straordinario negli anni 80, ha vissuto una lunga fase di stagnazione economica in cui i divari non si sono ristretti. La fine della Cassa per il Mezzogiorno non si e’ rivelata propulsiva. Il Sud ha perso, in questi decenni, potere di contrattazione e di indirizzo delle risorse nazionalined europee. A incarnare questa perdita di potere politico del Mezzogiorno e’ stata una falsa e distorta idea di federalismo e regionalismo che ha dominato, negli ultimi 20 anni, al Sud. Era l’idea, mutuata dal leghismo nordista, che autonomia locale e federalismo significhino contrapposizione e competizione tra periferia e centro, tra istituzioni locali e governo nazionale, tra Stato e Regioni o grandi comuni metropolitani. Che al Sud si e’ rivelata fallimentare e perdente. Emiliano e De Magistris rappresentano il declino caricaturale di questa idea fallimentare e perdente. Il primo, Emiliano, ha scatenato un referendum imbecille che, in nome della regionalizzazione delle concessioni, da togliere allo Stato, si sarebbe trasformato nel disastro della politica energetica nazionale, nel blocco ulteriore degli interventi e degli investimenti al Sud. E nella fuga degli investitori. Il secondo, De Magistris, in nome dell’autonomia, ha guidato un assalto idiota al governo che portava a Napoli un pacchetto di idee e risorse per trasformare Bagnoli da deserto immobile ad area produttiva. Ecco di cosa deve liberarsi il Mezzogiorno: di capipopolo che pretendono di fare la guerra al governo invece di collaborare con esso per fare le cose. Il governo e La Campania hanno inaugurato ieri una strada alternativa, opposta a quella di Emiliano e De Magistris: un accordo tra lo Stato e la Regione per gestire, congiuntamente, entro il 2020, risorse definite e quantificate per interventi e opere programmate. Con il Masterplan per il Sud e i 15 accordi territoriali predisposti (di cui De Luca ha ieri firmato il primo, quello per la Campania) il governo e la Campania chiudono la lunghissima fase del meridionalismo distorto, del federalismo impotente, della guerra tra centro e periferia e della diatriba paralizzante sui poteri reciproci. E anche della demonizzazione, cui ha partecipato in questi decenni la stessa sinistra, dell’intervento straordinario al Sud. Confrontato con il trentennio successivo alla sua fine e cancellazione, la storia dell’intervento straordinario andrebbe riscritta. Contenne molte luci oltre che ombre. E rappresento’ una possibilita’ per il Sud. Oggi e’ improponibile nelle forme degli anni 60/80. Ma, con il Masterplan per il Sud, puo’ rivivere di esso una modalita’ propulsiva: quella della contrattazione programmata tra il centro e la periferia sull’uso di risorse finanziarie, definite e vincolate, secondo un piano scadenzato. Ora si vede di che stoffa e’ fatta la classe dirigente del Sud, di destra e di sinistra: capipopolo o costruttori. Credo che occorrano, per il successo del Masterplan, meno Emiliano e De Magistris e piu’ De Luca. 

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