Marchini

Seppur mossa dalla disperazione, la scelta di Berlusconi a Roma- cambiare in corsa il candidato e scegliere Marchini- e’ intelligente e spiazzante. Marchini e’ competitivo ed e’ una figura che doveva stare nel centrosinistra. Il fatto che non ci sta e’ solo un errore politico del Pd. Dovuto al complesso che paralizzo’ il vecchio Pd: la sindrome del “sinistro”. Marchini, nasce all’inizio, come un candidato non caratterizzato per schieramento. E, semmai, individuato solo per due caratteristiche: essere un imprenditore e provenire da una storia familiare di appartenenza alla sinistra. Questo e’ bastato, a Roma, perche’ diventasse inviso a destra e sinistra. Il suo programma ha un pregio: l’ovvieta’. Nessun proposito pindarico. Gli obiettivi sono scontati e normali. Il programma, per gente moderata, e’ accattivante proprio per la sua banalita’. Appare credibile perche’ e’ molto ovvio. E’ l’immagine di come si governa l’azienda: e’ inutile fare promesse che non si possono mantenere. Direi che il segno dei programmi di Marchini e’ il realismo. Che in Italia e’ una rivoluzione culturale. Non trovi nulla di quell’ingrediente con cui altri candidati, i 5 stelle e la destra estrema, surrogano il realismo e la moderazione: il populismo e la demagogia sociale. Orribili ancor piu’ quando applicati alla capitale del Paese. Insomma Marchini e’ un moderato. Autentico. I 5 Stelle sono a Roma il partito da battere. Ma anche il populismo dell’estrema destra fa impressione. Con la mossa del cavallo di Marchini, Berlusconi ha messo il cappello su un ottimo candidato da ballottaggio. Allora si vedra’. Se dovesse succedere il Pd avrebbe un problema: moltissimi ( me compreso) voteranno per Marchini contro i 5 Stelle. Ma nel Pd a Roma si e’ lasciato sedimentare, colpa anche del Pd di tempo fa, un duplice atteggiamento illusorio, presuntuoso e perdente: un’ambizione pretenziosa, fondata sulla gloria del passato, che non fa i conti con le sconfitte della sinistra nella capitale; una forte inclinazione al massimalismo di una vecchia “sinistra”, estranea alla storia vera della sinistra a Roma. Che e’ stata sempre pragmatica, popolare e di governo: dai grandi sindaci del dopoguerra a quelli degli anni 70 fino a quelli de “centrosinistra”, con Veltroni e Rutelli. Un regresso. Di cui Marino e’ stato il segno. Con Giachetti si e’ fatta una scelta coraggiosa. Ma che, Dio non voglia, puo’ rivelarsi tardiva, debole e non competitiva. Fosse cosi’il paradosso: ci si dovrebbe augurare che Marchini vinca. Ma il Pd ha compiuto il capolavoro di regalarlo a Berlusconi. Occorrerebbe coraggio. Se il Pd non l’avra’, Roma andra’ ai 5 Stelle. E sarebbe una gran brutta cosa.

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