L’imperativo? Difendere la politica, pardon…la democrazia

Citatemi un paese al mondo in cui un potere dello Stato, la Magistratura, si ritiene in dovere di intervenire attivamente ( seppur nella forma delle sue correnti sindacali) nella competizione politica contro un altro potere dello Stato, il governo. E’ quello che succede in Italia con l’adesione ufficiale di correnti della Magistratura alla campagna per il No al referendum costituzionale. E con le dichiarazioni ( poi ingenuamente smentite ) di un membro del Csm che ritiene legittimo schierarsi contro le riforme proposte dal governo. Negli ordinamenti liberali l’indipendenza della Magistratura significa la sua piena e inviolabile indipendenza “nell’applicazione delle leggi”. Non nella loro definizione. Che spetta al Parlamento e a nessun altro. I magistrati sono ( e devono apparire) indipendenti da ogni altro potere. Nessuno puo’ interferire nella loro attivita’ giurisprudenziale. Tantomeno la politica. Ma nella formazione delle leggi vale il contrario: nessuno deve violare l’indipendenza e l’autonomia del Parlamento. Tantomeno la Magistratura. Che e’ indipendente ma non autonoma dal vincolomdel rispetto delle procedure di uno Stato di diritto. Bene fa il ministro Orlando a richiedere, su questo, un chiarimento e il rispetto della legge, dopo le dichiarazioni abnormi del giudice Morosini. Registro che su questo la minoranza Pd approva la condotta del governo. E’, finalmente, una scelta rassicurante. La polemica interna ad un partito deve avere il limite del coraggio di fermarsi di fronte ai temi che riguardano l’interesse generale della democrazia e del paese. Dico di piu’: la preoccupazione del ministro Orlando dovrebbe essere di tutto il Parlamento. Comprese le opposizioni. Il Parlamento che difende le sue prerogative non e’ l’arroccamento della politica. Questa e’ un’altra mistificazione volgare che e’ operata in Italia da coloro ( compresi certi giudici) che alimentano la tesi reazionaria che il Parlamento, i partiti, le sedi legislative, le istituzioni elettive a tutti i livelli ( comuni e regioni comprese ) sono la “politica”. E, per di piu’, abbietta e corrotta, da appiedare con indagini e misure afflittive. E, invece, non sono la “politica” ma la “democrazia”. E chi pretende, col moralismo e l’inquisizione forcaiola, di appiedare le regole democratiche in nome dell’antipolitica sta scavando la fossa alla nostra liberta’. Se ne ricordino le piccine opposizioni italiane. 

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