Comunismo 

Reddito di base per tutti: la nuova utopia sociale, il nuovo spettro che si aggira per L’Europa. Oggi si svolge un referendum in Svizzera. In Italia i candidati sindaci delle citta’ piu’ disastrate lo promettono, in mancanza di meglio. A sinistra, e ti pareva, lo hanno gia’ battezzato, inutile a dirsi, un “diritto”. Per alcuni creduloni e’ l’inveramento del comunismo, “a ciascuno secondo i bisogni”. Intanto: niente di nuovo sotto il sole. Nella polis romana antica la distribuzione di 10 chili di carne di maiale a tutti i cives, indipentemente da lavoro svolto, era il principio guida di stabilita’ sociale. Era il ” primo reddito di cittadinanza”, inventato da una polis civilissima. Lasciamo perdere come si procuravano e si produceva la carne di maiale da redistribuire! Fior di economisti, compresi molti fautori dell’economia di mercato, hanno propugnato il “reddito minimo garantito” come fattore di stabilita’ del capitalismo. Una sciocchezza. Il mondo e’ andato da un’altra parte. E i fautori del sussidio a tutti non se ne rendono conto: il sussidio a tutti non e’, letteralmente, ne’ possibile e ne’ auspicabile. Perfino per Carlo Marx il proclama ” a ciascuno secondo i bisogni” era contemperato dall’altro: “da ciascuno secondo le capacita’”. Che significava? Nella sostanza che, secondo Marx, il comunismo avrebbe redistribuito ( “a ciascuno secondo i bisogni”) quello che veniva prodotto da una societa’ a pieno impiego ( “da ciascuno secondo le capacita’”). Ed essendo Marx un ammiratore del progresso tecnologico ( lui lo chiamava ” sviluppo delle forze produttive” ), la redistribuzione che lui auspicava era condizionata dal “pieno impiego”, dall’esistenza di una societa’ affluente e dominata dal principio base della “produttivita’ crescente”. Pieno impiego e produttivita’ crescente: esattamente quello che, purtroppo, non abbiamo. Non possiamo redistribuire reddito, a “ciascuno secondo i bisogni”, perche’ la nostra societa’ non e’ in grado di produrlo, cioe’ di prendere da “ciascuno secondo le capacita’”. Quindi il comunismo di Marx e’ impossibile. Fuor di metafora: abbiamo un’estesa disoccupazione giovanile; abbiamo una crescente occupazione precaria; abbiamo una scarsa produttivita’ ( cioe’ non siamo capaci di ricavare, dai fattori impiegati per produrre ricchezza, l’output sufficiente a produrre ricchezza); non cresciamo; distribuiamo male la poca ricchezza prodotta ( con ineguaglianze crescenti); abbiamo piu’ ricchi e piu’ poveri ma piu’ tasse per tutti ( tutti, ricchi e poveri, si sentono tartassati). Una stramberia. Prima di parlare di redistribuire la ricchezza si dovrebbe puntare a produrla. La nostra societa’ dovrebbe, prima di ipotizzare sussidi, moltiplicare il lavoro e sussidiare, semmai, l’impiego. Non il mantenimento, col sussidio, delle persone fuori dal lavoro. Vanno moltiplicati esempi di jobs act. E non incentivi, reddito a tutti, a rimanere disoccupati. E poi: in Italia gli stessi che chiedono di redistribuire un reddito a tutti sono quelli che, in nome dell’ambiente chiudono fabbriche, bloccano opere, fermano infrastutture, vogliono meno energia. Sono il parassitismo moderno: pensano che si possa redistribuire la ricchezza senza piu’ produrla. Loro, insomma, vorrebbero il comunismo dimezzato: ” a ciascuno secondo i bisogni” ma senza prendere ” da ciascuno secondo le capacita’”. Questa, pure per Carlo Marx, era una cazzata: gia’ ai suoi tempi.

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