Sinistra e centrosinistra ” non ” pari sono. 

C’e’ sinistra e c’e’ centrosinistra: non sono la stessa cosa. Ne’ sono intercambiabili. Prendiamo la poverta’ e l’ineguaglianza. Anch’essi sono concetti diversi tra loro. La poverta’ va eliminata. L’ineguaglianza, invece, va ridotta: va limitata senza ledere diritti, remunerazione del merito, incoraggiamento alla produttivita’. Spesso, anzi quasi sempre, l’uguaglianza, imposta per legge, finisce per colpire la crescita e lo sviluppo economico. Creando cosi’ nuova poverta’. Ci sono due modi per combattere le ineguaglianze: uno antico, inefficace e ingiusto e, un secondo, nuovo, piu’ adeguato ed efficace. L’uno e’ di stampo socialista. L’altro di ispirazione liberale. Il primo, per combattere l’ineguaglianza, si limita a penalizzare la ricchezza nell’illusione di redistribuirla e rendere tutti meno poveri. Il proposito e’, naturalmente, degno. Ma ha due handicap: a) per attuarsi deve ricorrere alle tasse e alla dilatazione elefantiaca degli istituti pubblici e del ruolo dello Stato. In tal modo gran parte della ricchezza tolta ai ricchi non va ai poveri ma si perde nell’improduttivita’ dello statalismo e della burocrazia. Ed ha effetti controproducenti: sottraendo risorse allo sviluppo ( i ricchi sono anche quelli che consumano e investono) l’alta tassazione frena la crescita economica ed allarga la poverta’. Anzi crea nuovi poveri. b) la soglia di definizione di “ricco” da colpire, in una societa’ con alti costi pubblici e bassa crescita, si abbassa drammaticamente. La redistribuzione penalizza, sempre piu’, la classe media ( che nelle nostre societa’ e’ la maggioranza della popolazione). Finisce cosi’ per penalizzare il merito, la remunerazione delle capacita’, della competenza, della produttivita’ del lavoro. Anche per questa via la redistribuzione, di stampo socialista, finisce per colpire la crescita economica. E finisce per allargare la poverta’. Insomma la lotta all’ineguaglanza per “via socialista” non riduce la poverta’. L’allarga. E’ preferibile il metodo liberale ( che a me piace chiamare liberal-socialista o social- liberale). Consiste in cio’: si combatte la poverta’, non la ricchezza. I ricchi devono contribuire, con tasse piu’ alte, al mantenimento dello Stato comune. Ma senza intenti di vessazione, espropriazione e tassazione penalizzante che produce stagnazione e impoverimento progressivo delle classi medie. La via liberale combatte la poverta’ con “leggi specifiche contro le ineguaglianze”, rivolte specificamente ai poveri o ai piu’ disagiati, “misure dirette” ad abbassare le soglie di poverta’ o a ridurre il disagio. A me pare giusto l’approccio di questo governo sul tema della poverta’ e delle ineguaglianze: misure specifiche rivolte ai poveri ( legge sulla poverta’), ai nuovi poveri ( giovani disoccupati) ai disagiati. Evitando la via tradizionale ( socialista) delle misure generaliste e redistributive di aumento della tassazione. Misure come la riduzione di tasse per i redditi piu’ bassi; i provvedimenti specifici contro la poverta’, il Job Act per i giovani, la legge sul “dopo di noi” ecc. sono esempi , ancora insufficienti, di misure che combattono le vecchie e nuove poverta’ senza aumentare la tassazione. Vanno nella direzione giusta: un modo nuovo, liberalsocialista, di combattere poverta’ e diseguaglianze. Direi: una via di centrosinistra diversa da quella tradizionale di sinistra. Insomma: sui temi sociali sinistra e centrosinistra ” non ” pari sono ! Ed e’ bene che restino vie distinte.

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