Prodi o della disfatta! 

Quando non ha niente da dire la butta in sociologia. Ho letto Romano Prodi ( La Repubblica di oggi sul risultato elettorale. La sintesi e’ breve e diventera’ il mantra della critica di sinistra “colta” a Renzi. Elegante e pericolosossimo. In breve per Prodi: Renzi perde perche’ nel mondo vince il populismo; il populismo vince perche’ la crisi ha prodotto ingiustizia. Il populismo non e’ ne’ di destra ne’ di sinistra . E’ protesta. Al populismo Renzi e il centrosinistra nel mondo hanno opposto l’omologazione. Cosi’ hanno perso radici popolari. Tutto qui. Detto in modi colti ed eleganti. E impersonali: ” non si devono cambiare i politici, ( anche se questa, dice malignamente Prodi e’ ” condizione necessaria ) ma cambiare le politiche”. Stop. Che cosa e quali siano le politiche da cambiare o da proporre e’ del tutto inespresso, vago, irresponsabilmente taciuto. Non una parola, proposta o tema che lo lasci intuire. Inseguiamo la protesta. Per fermare i populisti, lascia intuire Prodi, occorre inseguirli e copiarli: mettersi dal lato della protesta. Come fanno i 5 Stelle. O addirittura come la figlia di Le Pen. Copiare i populisti? E cosa c’e’ da copiare dai populisti? Reddito di cittadinanza per tutti e manganelli alle frontiere? Con l’apparenza di un disincantato sociologo che descrive il mondo, Prodi traccia il vademecum che diventera’ nenia a sinistra. Il messaggio e’ sempre lo stesso, mito ed illusione della sinistra di opposizione e mito sempre perdente: stare con la protesta e non contaminarsi col governo. Questo capiranno, signor Prodi, i suoi sbandati lettori di sinistra. Governare oggi e’ da elite, si capisce leggendo Prodi. Per non perdere il popolo e le classi medie occorre stare con la protesta. Amen. Detto da uno che si pretende un guru e’ spaventosamente poco, disarmante e deludente. Ma e’ detto cosi’ elegantemente che gli sprovveduti e i poveri di spirito ( abbondanti in una sinistra sbandata) lo prenderanno come il “messaggio”, la via di uscita, l’exit strategy dalla debacle. Io lo trovo solo irresponsabile. E, soprattutto, lo trovo il manifesto della definitiva debacle del centrosinistra. Che o e’ riformista e di governo e non di opposizione. O non e’! Anzitutto Prodi ha torto. E mente. Il populismo non ha ancora vinto da nessuna parte. Nemmeno negli Usa. Dove va vicino con Trump. In Europa il populismo si afferma, prende voti, ingoia le sinistra radicali, cambia la geografia politica ( e’ una forza ne’ di destra e ne’ di sinistra), ingrossa le opposizioni. Ma difficilmente vince. Perche’ in Europa se un terzo della societa’ si ubriaca di populismo, due terzi della societa’ e’ impaurita dal populismo. E resta “repubblicana”: preferisce forze tranquille. E’ scontenta e protesta, magari. Spesso non vota. Ma non e’ radicale. E, soprattutto, non e’ di sinistra radicale. La sinistra radicale e’ inconsistente dappertutto. La maggioranza degli elettori europei ha paura della confusione populista. Preferisce il governo. E preferirebbe un riformismo di governo. E comunque, al momento giusto, al voto politico, dice no al populismo. Cosa e’ successo, dottor Prodi, solo poche settimane e mesi fa in Grecia, Francia o Austria? E perche’ il Pd in Italia, diretto da Renzi, resta il primo partito? Ed e’ il partito di centrosinistra meglio piazzato in Europa? La sinistra che insegue il populismo e’ una sinistra morta: “perche’ inseguire, ragiona il popolo, votiamo i Cinque stelle che almeno sono politici populisti autentici ( e nuovi ) e non parrucconi di sinistra ammuffiti eternamente alla ricerca di una dubbia identita’ antagonista e di protesta”. Prodi indica, con il linguaggio elegante del sociologo, una strategia di disfatta. Lo ignori il Pd. Non vincera’ mai sulla protesta. Vincera’ sempre sul governo. Non vincera’ mai ululando ad un astratto cambiamento. Vincera’ sempre proponendo riforme: concrete, visibili, afferrabili, compatibili. Non ascoltate la sirena Prodi. In fondo alla sua strada c’e’ la vostra disfatta! 

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