Macche’ democrazia diretta! 

E’ ora di tornare a qualche fondamentale della democrazia. Essa e’ rappresentativa ( elegge persone che rappresentano gli elettori) ed e’ delegata (conferisce a queste persone l’esercizio del governo). La democrazia diretta ( referendum o voto assembleare dei cittadini) non dovrebbe, per regola, essere possibile sulle materie che riguardano l’attivita’ di governo. Il referendum dovrebbe essere possibile solo in due casi: come voto consultivo, di sondaggio delle opinioni e non vincolante o come voto su singole issues molto particolari e limitate: materie che riguardino, ad esempio, tematiche di coscienza. Il referendum non dovrebbe mai essere sostitutivo della decisione delegata del Governo e del Parlamento sulle materie economico-sociali, fiscali, dei trattati e della politica internazionale. Inoltre un referendum non dovrebbe mai decidere su una questione che implica, addirittura, interessi o conseguenze per altre comunita’: il voto sulla Brexit. Il referendum non e’ sostitutivo della democrazia delegata. Per una ragione semplice: i cittadini elettori, in una democrazia complessa, non posseggono le informazioni, le competenze necessarie e complete per poter procedere a decisioni razionali su quelle materie. E si vota nella piu’ totale incontrollabilita’ delle conseguenze: il massimo del dispregio delle procedure democratiche. Per questo motivo la democrazia liberale e’, sin dall’origine, rappresentativa: elegge delegati. E, per questo motivo, al contrario, la democrazia diretta si trasforma nel suo opposto: una procedura demagogica tipica delle dittature. La democrazia liberale presuppone la delega perche’ ritiene un diritto del popolo la decisione informata (presa da chi possiede tutte le informazioni per valutarne effetti e conseguenze) dopo un confronto informato ( nelle sedi rappresentative) e pubblico. Dopo di che sulle tematiche di governo decidono i rappresentanti e i delegati, governo e parlamento, nella loro responsabilita’. Essi hanno il mandato in elezioni politiche e vengono giudicati in elezioni politiche. Un governo che intende cambiare un trattato internazionale o un tema importante di politica economica o finanziaria  si dimette, va al voto e se vince ottiene un mandato a decidere, in Parlamento, su quella issue. 

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