L’Islamofascismo dilaga.

Turchia. L’Islam e’ un fattore di regressione, intimamente reazionario e inevitabilmente antimodernizzatore. Riflettiamo. Fino alle primavere arabe poteva esserci l’illusione che l’Islam potesse rappresentare, per i paesi arabi e per quelli in cui prevale, una via possibile alla modernizzazione e all’uscita dai dispotismi e dal potere militare e secolare, specie bathista ( la forma araba del socialismo di stato del dopoguerra) , in Medio Oriente. Invece no. L’Islam si e’ rivelato incapace di transizione democratica. I regimi militari baathisti o militari ( Siria, Egitto, Iraq, Libia ) che hanno dominato la scena politica araba del secondo dopoguerra, sono caduti. Ma nessuno di essi e’ stato sostituito da una transizione democratica. L’Islam ha nei paesi arabi la maggioranza dei voti. Ma non ha elaborato un modello politico moderno di soluzione delle crisi: le rivoluzioni arabe, dirette dagli islamisti, sono evaporate nella restaurazione di regimi militari ( Egitto, Libia ) o nel caos. La drammatica cartina politica dell’Islam e del medio-oriente di oggi, diviso, tra dittature militari, regimi teocratici fondamentalisti e terroristi ( tra cui l’Isis), caos e sfarinamento statali ( Siria, Libia ) , involuzioni reazionarie e fasciste dei pochissimi paesi ( anzi l’unico) ex democratici ( Turchia), parlano dell’assoluto fallimento dell’Islam politico. Il cui modello e’ stato la Fratellanza Musulmana sunnita: una grande forza politica dilapidata nella degenerazione fondamentalista e nell’incapacita’ di offire un’alternativa di governo. Questo fallimento politico dell’Islam e’ l’altra faccia dell’involuzione religiosa. Anzi e’ la sua diretta conseguenza. E’ il prevalere della versione fondamentalista, antimoderna e teocratica dell’ Islam, un processo iniziato negli anni 70 nei paesi sciiti ( Iran) e proseguito in quelli sunniti negli ultimi 20 anni, che ha fatto del medio-oriente islamico oggi, la piu’ pericolosa fonte di deflagrazione del mondo contemporaneo. L’Islam si rivela politicamente incapace di guidare transizioni democratiche. Questo e’ il problema. L’Islam politico produce solo regressioni militari, caos e teocrazie terroriste. Non ha prodotto una sola esperienza statale progressiva In questo senso (ma lui non lo dice) ha ragione il Papa: si sta producendo una guerra mondiale ( non capisco perche’ pero’, ci dica poi di non combatterla). E la causa e’ l’Islam, politico e religioso, che e’ stato incapace di realizzare un modello progressivo di transizione democratica in Medio Oriente. Altro che colpe dell’Occidente. Il fatto che oggi non e’ piu’ utilizzabile neppure il modello “idealista” americano dell’esportazione della democrazia, non e’, come gioiscono gli imbecilli, una consolazione o un progresso. E’una spaventosa impotenza. Il mondo era piu’ sicuro con l’Occidente a Baghdad e Kabul. Gli ipocriti non lo ammetteranno mai. Ma la realta’ e’ questa: con la fine della presenza Usa la situazione e’ precipitata. Ma l’involuzione era cominciata prima: Al Quaida e Saddam erano l’avvisaglia di quello che sarebbe avvenuto. Anche senza intervento Usa. Anzi ve l’immaginate un mondo in cui un Saddam in sella e forte avesse avuto il ruolo dell’Isis? Purtroppo un modello politico non degenerativo, in quei paesi, non esiste. Una capacita’ autoctona dei paesi arabi o islamici di produrre una modernizzazione non si intravede.E la causa e’ l’ Islam. Tutto quel che l’Islam tocca finisce in fascismo. Ovunque e senza eccezioni. Per il mondo e’ un dramma analogo solo a quello del 1938: un’involuzione continua verso la guerra. Con terrorismo e dittature islamiche che diventano endemiche. Da patologia diventano la regola del mondo di oggi. E un fattore di caos di cui non si vede via d’uscita. Questa e’ la fotografia politica dell’Islam. Combattere la guerra che ci fanno non e’ la ricetta? Qualcuno ne indichi un’altra. Ma prima che sia troppo tardi.

Ora, nell’angolo, ci va il No

” Fate voi”, pare dica Renzi. Mi sembrerebbe una mossa geniale. C’e’ una cacofonia in atto. Eccitate dalle difficolta’ di Renzi dopo le amministrative, le opposizioni hanno, a mio avviso, un po’ ecceduto. Hanno giudicato Renzi all’angolo: avviato alla sconfitta al referendum avrebbe ceduto sull’Italicum. Che e’ la vera cosa che interessa a molti ( non tutti ) del No: come si viene eletti nel prossimo Parlamento. Ecco la vera posta in gioco. Tema legittimo. Ma hanno ecceduto. Hanno anteposto la legge elettorale al merito del referendum. E si sono giocati la pelle dell’orso prima di averlo accoppato. Hanno pensato che la via era in discesa per avere Tutto: la modifica dell’Italicum e il No al referendum. Hanno sottovalutato quella possibile risposta di Renzi: “fate voi”. Che fa saltare il banco. Perche? Intanto perche’ ributta la palla nel campo avversario: “volete cambiare l’Italicum? Non ho obiezioni, mettetevi d’accordo”. E qui viene il bello. Nonostante l’apparenza quelli del No non sono daccordo ne’ su come cambiare l’Italicum ( ci sono 10 proposte diverse ) ne’, addirittura, sul “se cambiare l’Italicum”: i 5 Stelle, a dispetto di Cuperlo che spera tanto in loro, non sono daccordo. Dicendo “fate voi”, Renzi denuda il re: ora il No all’Italicum si sfrangera’ e si dimostrera’ che e’ impossibile cambiare. Questa mossa aiutera’ il Si al referendum. Eh si. Il No ha compiuto un errore di eccesso di pretesa. Ha trascurato, per primo, i temi specifici del referendum, il merito del quesito o dei quesiti e ha fatto emergere che il suo vero interesse e’ la legge elettorale, la modifica dell’Italicum. Lo ha detto De Benedetti: ” votero’ No perche’ sono contro l’Italicum”! E il giovane Speranza come un pappagallo: ” C’e’ un nesso strettissimo tra il No e la modifica dell’Italicum”. Assurdo. Il referendum non riguarda l’Italicum. E sul merito del referendum, le modifiche costituzionali, perfino De Benedetti dichiara che e’ daccordo. Ecco la strumentalita’ di quelli del No. Ora la palla e’, pero’, nel loro campo. Renzi ha rinunciato all’arrocco sull’ Italicum: dopo il referendum, se c’e’ una maggioranza che lo vuole, l’Italicum si puo’ modificare? Vedrete: questa maggioranza non c’e’. E questo e’ il problema del No. Che pero’, ora, ha un altro problema: convincere la gente a votare No al referendum, a dire No al quesito di merito, alle riforme di cui si tratta anche se il legame tra referendum e legge elettorale, la “mostruosita’ di cui si allarma De Benedetti, non c’e’ piu’: si vota e poi, se c’e’ la maggioranza, si modifica l’Italicum! Che dice ora De Benedetti? Vota ancora No? E il giovane Speranza?

Idiotismo antinucleare

Perche’ Amazon chiede di acquistare ex centrali nucleari italiane per localizzare i suoi server? Una domanda che suona vergogna per la nostra ignoranza, per il nostro pressapochismo, per il nostro disprezzo per le cose tecniche, per la nostra pachidermica sinistra imbevuta di ambientalismo bugiardo, idiota e ideologico. Ci credereste se uno, mettiamo il sottoscritto, vi dice che una ex centrale nucleare e’ il luogo piu’ ecologico, ambientalmente pulito e respirabile del mondo? Vi mettereste a ridere. Vi dico: per ignoranza. Perche’ e’ esattamente cosi! In una ex centrale nucleare (cioe’ in dismissione) la radioattivita’ (cioe’ il fattore che viene ritenuto, anche qui sbagliando, terrorizzante) non e’ un problema. Cominciamo col dire che la radiottivita’, checche’ ne dicano i bugiardi o incolti ambientalisti o avversari del nucleare, e’ pericolosa solo e soltanto se dispersa in aria in grandissima quantita’ e se viene assorbita da una persona in grandissime dosi. E’ come l’acqua: provate a berne 25 litri in una volta. Andreste al creatore. Se la radioattivita’ e’ contenuta in ambienti sigillati e predisposti al contenimento o in contenitori costruiti allo scopo di sigillarla, senza impatti sull’ambiente, e’ perfettamente innocua. La radioattivita’ che, in malafede, vi descrivono come un mostro non e’ fatta di altro che di particelle piu’ eccitate ( piu’ energetiche ) di quelle comuni. Particelle energetiche che se ingerite nei cibi o libere nell’aria possono far male. Ma solo se in grandi dosi. Le stesse particelle energetiche e radioattive sono presenti libere in aria intorno a noi ( si chiama fondo naturale di radioattivita’),in ogni luogo. E in quantita’ che in una centrale nucleare, libere in aria, te le sogni. Eppure nessuno di voi ci fa caso. Perche’? Perche’, appunto, la quantita’ di radioattivita’ da assorbire perche’ procuri danni deve essere enorme. Gli esperti sanno anche le misure precise. Se separata dall’ambiente ( come avviene nei processi nucleari, sia durante l’uso nelle centrali operative sia nei processi di dismissione in atto nelle nostre ex centrali) la radioattivita’ e’ perfettamente innocua. Non e’ esplosiva e non e’ corrosiva come gli ignoranti credono. Non ha la forza di sfondare un contenitore di acciaio in cui e’ isolata o un muro di cemento in cui e’ contenuta. E’ fatta di particelle, folks! E’ semplice radiazione. Penetra ( in noi umani) solo se non e’ contenuta. E in una centrale nucleare o ex centrale la radioattivita’ e’ perfettamente contenuta. Come lo e’ in tutti i luoghi che utilizzano elementi radioattivi ( ospedali, centri di ricerca, fabbriche ecc ). Conviviamo con la radioattivita’. Ma ci sembra un mostro se viene associata alla parola ” centrale”. Idiozie. Ma non stiamo ad annoiare. In una ex centrale nucleare oltre il 90% della radioattivita’ esistente in loco e’ contenuta nel combustibile nucleare ( barre di uranio) che, a sua volta, e’ contenuto in sicurezza nel motore nucleare dell’impianto ( si chiama vessel ). Ora, si da’ il caso, che in una centrale dismessa il combustibile, cioe’ oltre il 90% della radioattivita’ presente, viene portato via. Quello delle nostre centrali e’ gia’ tutto in Francia e in Inghilterra. Risultato: oltre il 90 % della radioattivita’ delle nostre ex centrali e’ stato abbattuto, cancellato, annullato. E il resto? Il resto viene contenuto in sicurezza in contenitori predisposti e sara’ portato in un deposito predisposto. Tutto qui. Ma, pochi lo sanno, una centrale nucleare dismessa, una volta rimosso il 100% della radioattivita’ ( in quelle italiane credo che sia stato rimosso, ormai, oltre il 95% ), diventail luogo piu’ ecologico che esista. Sapete perche? Perche’, per legge e regolamenti, una centrale e i 5 km di territorio che la circondano viene, costantemente, monitorata con sistemi e sensori che devono rilevare anche il piu’ piccolo fattore di alterazione ambientale. Risultato? Quando da una centrale ex nucleare hai portato via la radioattivita’ ( come abbiamo gia’ fatto in Italia per oltre il 95%) quel luogo diventa, per oltre 5 km, il luogo piu’ ecologico e controllato che esista. E ora non saltino su i pierini con la nenia delle…scorie: “dove vanno le scorie? “, ” le scorie sono il problema” e bla bla bla. Non e’ vero! Bullshit. Cazzate inventate dai patologici ossessionati del nucleare. Le scorie non sono un problema. Non e’ mai successo nulla con le scorie. In oltre 70 anni di esistenza del nucleare civile. Poi magari in una prossima puntata…Conclusione: Amazon ne capisce. I nemici del nucleare raccontano balle.  

Al voto! 

Non si puo’ bocciare questa riforma. Il danno che ci sarebbe sarebbe incalcolabile. Dice bene Napolitano: ” a venti anni dal fallimento della Bicamerale e a dieci dal fallimento della riforma del centrodestra” sarebbe il definitivo seppellimento delle riforme istituzionali. Che pero’ sarebbero essenziali per il paese. Parliamoci chiaro: il merito della riforma e del referendum istituzionale e’ scomparso dalla scena. C’e’ una drammatizzazione che supera il merito delle effettive divisioni tra si e no. Tutti vorrebbero la riduzione del numero dei parlamentari. Tutti vorrebbero la riforma del Senato e la fine del bicameralismo. Tutti vorrebbero una legge elettorale maggioritaria. Tutti vorrebbero un piu’ preciso ed efficace rapporto tra le decisioni che spettano allo Stato e quelle che spettano alle Regioni. Queste cose sono l’essenziale di cio’ che voteremo nel referendum. Tutti vogliono queste cose. Eppure ci si divide e ci si scontra in modo ideologico per dettagli che non rappresentano questioni di vita o di morte. E su cui si potrebbe, in teoria, sempre ritornare in futuro. Perche’? Perche’ il referendum non c’entra piu’ nulla: il problema e’ politico. Si vuole cacciare Renzi. Ma, allora, perche’ non essere responsabili? Se c’e’ un problema politic, se la maggioranza del Parlamento ritiene che si debba cacciare Renzi si ponga il tema alla luce del sole. Come? Separando la riforma costituzionale dal tema politico e mettendola in salvaguardia. In attesa. E si risolva il tema politico. Ormai abbiamo una legge elettorale per la Camera in vigore ( l’Italicum) e una legge elettorale per il Senato ( dove servono solo aggiusti ): si voti! E i partiti, nei loro programmi elettorali, si esprimano sulle riforme. Il Pd sottone agli elettori il testo di questa riforma. E si vedra’. Si dice : ma cosi’ vinceranno al ballottaggio i cinque stelle! Andiamo cauti con i sondaggi. E poi: se il pericolo c’e’ vuol dire che gli italiani che non vogliono avventure e incompetenza al governo; che vogliono restare in Europa; che non vogliono vedere le banche fallite e i loro risparmi in fumo; che non vogliono lo spread e la fuga dei capitali; che non vogliono fare la fine della Grecia di Tsiprassi passeranno la mano sulla coscienza e, alle elezioni, voteranno Pd. 

Non sono cose normali! 

Tre cose non vanno nelle posizioni della minoranza Pd.

La prima: in un partito che sta al governo, in un paese democratico, non si fa una battaglia per conquistare la segreteria del partito. Se pure accadesse, infatti, equivarrebbe ad una delegittimazione del leader che sta al governo. Che dovrebbe trarre le conseguenze. Non si dica che non e’ cosi! Sarebbe ipocrita. Il congresso del Pd avrebbe, quindi, una carica destabilizzante che equivale ad una sconfitta elettorale. Ma senza sconfitta elettorale. E questo non e’ democratico. I governi si cambiano in Parlamento. Non nei partiti. Avveniva cosi’ con la DC. Non era una bella cosa.

La seconda: in un partito che oggi e’ minacciato dai 5 Stelle non si fa finta di nulla dicendo che il pericolo e’ la destra che starebbe rinascendo. E’ un modo ipocrita di esprimere una preferenza per i 5 Stelle senza dirlo apertamente. E’ lecita politicamente una tale preferenza? Non saprei. So solo che i 5Stelle sono oggi alternativi al Pd e la vera minaccia per esso. E’ singolare pretendere di stare in un partito, puntare persino a guidarlo e strizzare l’occhio al partito ( i 5 Stelle) che intende sostituirlo. Come dire: uno lavora per il Re di Prussia. Suicidio. 

La terza: in un partito che sta al governo, in un paese normale, una minoranza interna puo’ avanzare, legittimamente, proposte e ipotesi di correzione della politica del governo. E vivaddio. Non puo’ invece, evitando critiche o proposte di merito, parlare del proprio partito che sta al governo come il principale pericolo della situazione nazionale. E’ ridicolo, controproducente e pericoloso. Cosi’ facendo un congresso di partito diventerebbe non solo una resacdei conti selvaggia ma equivarrebbe ad una crisi politica. E questo non e’ ne’ naturale e ne’ giusto.

Insomma: in un paese normale, e in un partito normale che guida un governo, non si conduce una lotta interna con mezzi, obiettivi e strumenti che destabilizzano la guida del governo. Peggio ancora se lo si fa con un presupposto che si e’ sentito utilizzare da parte di esponenti della minoranza. Qualcuno di loro ha detto, infatti: “il governo non e’ tutto, conta anche il partito, che noi vogliamo conquistare”. Eh no, cari amici. In un paese democratico questa equiparazione tra partito e governo e’ inquietante. E’ un retaggio di culture dispotiche. O di culture per le quali l’opposizione e’ da preferire al governo. O, come era il caso della prima Repubblica e della DC, di una visione extraparlamentare e notabiliare della lotta politica. Tale per cui i governi cadevano decidendolo nelle sedi di partito e non in Parlamento. In una democrazia normale non e’ vero che “il governo non e’ tutto e conta anche il partito”. E’ vero il contrario: ” il partito non e’ tutto” e conta soprattutto, se quel partito sta al governo, non indebolire il governo. 

Aspettiamo sempre l’Islam moderato.

Giovani, borghesi, ricchi: i terroristi islamici di Dacca. Nessun motivo sociale : solo imbevuti di fanatismo religioso. La spiegazione “sociale” del terrorismo islamico ( che tanto piace ai colpevolisti dell’Occidente) va a farsi benedire. E ci riporta al problema vero che, devo dire la verita’, il premier Renzi e’ l’unico che ricorda con assiduita’: il tema culturale. I fatti di Dacca ripropongono lo scenario di Sottomissione, il romanzo di Houellbecq: il peso dell’Islam “insegnato” (nelle universita’ islamiche, nelle scuole, nelle madrase) nel fomentare odio e rabbia, desiderio di vendetta e di punizione verso l’Occidente. Gran parte delle universita’ e delle scuole che frequentano i musulmani ricchi o della classi medie sono finanziate dai paesi arabi “moderati”: Arabia Saudita in primis. E propongono la versione sunnita ufficiale dell’Islam che , nella sostanza, e’ quella che l’Isis stira alla sua ideologia terrorista. La Comunita’ internazionale dovrebbe essere piu’ esigente su questo aspetto verso i paesi che finanziano la religione e la cultura islamica nel mondo. E ci stiamo dimenticando, ora che Al Sissi, lo abbiamo stupidamente messo dalla parte dei “cattivi” che lui e’ l’unico che aveva colto nel segno: dagli islamici moderati occorre ottenere non solo un contributo nella lotta al terrorismo ma una revisione civile, moderata e pacifica dell’islam. La sua versione fondamentalista e’ fonte di adescamento e reclutamento terrorista. E, anche noi, dobbiamo prendere sul serio la fine dell’illusione del multiculturalismo: l’idea che tolleranza e convivenza significhi che “ognuno si coltivi i propri valori” a casa degli altri. No. Chi intende coltivare la propria cultura e religione in una societa’ democratica come la nostra deve rispettare alcuni valori “universali” che regolano la convivenza e la liberta’. Che sono i nostri. Per cui nelle moschee, nelle universita’, nelle scuole islamiche si rispettano i valori di chi accoglie. E li si insegna, frequentando scuole o Universita’ italiane a chi vuol vivere qui. La “sottomissione” che descrive Houellbecq non dovra’ mai poter passare.