Aspettiamo sempre l’Islam moderato.

Giovani, borghesi, ricchi: i terroristi islamici di Dacca. Nessun motivo sociale : solo imbevuti di fanatismo religioso. La spiegazione “sociale” del terrorismo islamico ( che tanto piace ai colpevolisti dell’Occidente) va a farsi benedire. E ci riporta al problema vero che, devo dire la verita’, il premier Renzi e’ l’unico che ricorda con assiduita’: il tema culturale. I fatti di Dacca ripropongono lo scenario di Sottomissione, il romanzo di Houellbecq: il peso dell’Islam “insegnato” (nelle universita’ islamiche, nelle scuole, nelle madrase) nel fomentare odio e rabbia, desiderio di vendetta e di punizione verso l’Occidente. Gran parte delle universita’ e delle scuole che frequentano i musulmani ricchi o della classi medie sono finanziate dai paesi arabi “moderati”: Arabia Saudita in primis. E propongono la versione sunnita ufficiale dell’Islam che , nella sostanza, e’ quella che l’Isis stira alla sua ideologia terrorista. La Comunita’ internazionale dovrebbe essere piu’ esigente su questo aspetto verso i paesi che finanziano la religione e la cultura islamica nel mondo. E ci stiamo dimenticando, ora che Al Sissi, lo abbiamo stupidamente messo dalla parte dei “cattivi” che lui e’ l’unico che aveva colto nel segno: dagli islamici moderati occorre ottenere non solo un contributo nella lotta al terrorismo ma una revisione civile, moderata e pacifica dell’islam. La sua versione fondamentalista e’ fonte di adescamento e reclutamento terrorista. E, anche noi, dobbiamo prendere sul serio la fine dell’illusione del multiculturalismo: l’idea che tolleranza e convivenza significhi che “ognuno si coltivi i propri valori” a casa degli altri. No. Chi intende coltivare la propria cultura e religione in una societa’ democratica come la nostra deve rispettare alcuni valori “universali” che regolano la convivenza e la liberta’. Che sono i nostri. Per cui nelle moschee, nelle universita’, nelle scuole islamiche si rispettano i valori di chi accoglie. E li si insegna, frequentando scuole o Universita’ italiane a chi vuol vivere qui. La “sottomissione” che descrive Houellbecq non dovra’ mai poter passare. 

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