Non sono cose normali! 

Tre cose non vanno nelle posizioni della minoranza Pd.

La prima: in un partito che sta al governo, in un paese democratico, non si fa una battaglia per conquistare la segreteria del partito. Se pure accadesse, infatti, equivarrebbe ad una delegittimazione del leader che sta al governo. Che dovrebbe trarre le conseguenze. Non si dica che non e’ cosi! Sarebbe ipocrita. Il congresso del Pd avrebbe, quindi, una carica destabilizzante che equivale ad una sconfitta elettorale. Ma senza sconfitta elettorale. E questo non e’ democratico. I governi si cambiano in Parlamento. Non nei partiti. Avveniva cosi’ con la DC. Non era una bella cosa.

La seconda: in un partito che oggi e’ minacciato dai 5 Stelle non si fa finta di nulla dicendo che il pericolo e’ la destra che starebbe rinascendo. E’ un modo ipocrita di esprimere una preferenza per i 5 Stelle senza dirlo apertamente. E’ lecita politicamente una tale preferenza? Non saprei. So solo che i 5Stelle sono oggi alternativi al Pd e la vera minaccia per esso. E’ singolare pretendere di stare in un partito, puntare persino a guidarlo e strizzare l’occhio al partito ( i 5 Stelle) che intende sostituirlo. Come dire: uno lavora per il Re di Prussia. Suicidio. 

La terza: in un partito che sta al governo, in un paese normale, una minoranza interna puo’ avanzare, legittimamente, proposte e ipotesi di correzione della politica del governo. E vivaddio. Non puo’ invece, evitando critiche o proposte di merito, parlare del proprio partito che sta al governo come il principale pericolo della situazione nazionale. E’ ridicolo, controproducente e pericoloso. Cosi’ facendo un congresso di partito diventerebbe non solo una resacdei conti selvaggia ma equivarrebbe ad una crisi politica. E questo non e’ ne’ naturale e ne’ giusto.

Insomma: in un paese normale, e in un partito normale che guida un governo, non si conduce una lotta interna con mezzi, obiettivi e strumenti che destabilizzano la guida del governo. Peggio ancora se lo si fa con un presupposto che si e’ sentito utilizzare da parte di esponenti della minoranza. Qualcuno di loro ha detto, infatti: “il governo non e’ tutto, conta anche il partito, che noi vogliamo conquistare”. Eh no, cari amici. In un paese democratico questa equiparazione tra partito e governo e’ inquietante. E’ un retaggio di culture dispotiche. O di culture per le quali l’opposizione e’ da preferire al governo. O, come era il caso della prima Repubblica e della DC, di una visione extraparlamentare e notabiliare della lotta politica. Tale per cui i governi cadevano decidendolo nelle sedi di partito e non in Parlamento. In una democrazia normale non e’ vero che “il governo non e’ tutto e conta anche il partito”. E’ vero il contrario: ” il partito non e’ tutto” e conta soprattutto, se quel partito sta al governo, non indebolire il governo. 

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