Errani e’ la svolta? 

La minoranza Pd e’ su un terreno minato. Ha fatto errori strategici e sta correndo come un treno verso la scissione. Che puo’ diventare inevitabile se le cose restano in mano a Speranza e Cuperlo. La scissione puo’ fare, pero’, un male serio al Pd. Senza portare ad alcun vantaggio a nessuna presunta sinistra. Che in Italia, fuori dal Pd, non c’e’, non conta, non ha personalita’ e consistenza politica. Della scissione del Pd si avvantaggerebbero solo le opposizioni ufficiali del governo Renzi, anzi solo i 5 Stelle. A cui andrebbero i voti residui di quella parte di elettori Pd che dovesse seguire la minoranza che si mette fuori. La sinistra del Pd ha sbagliato tutto nell’ultimo anno e mezzo. Tutto. Si e’ contrapposta alle riforme di Renzi ( dal job act, alla scuola, al Senato ecc ) rincorrendo un arcaico posizionamento di vetero-sinistrismo sociale e sindacale senza costrutto. Ha finito per comportarsi come opposizione al riformismo: una bandiera identitaria del Pd. Ha civettato con le posizioni populiste sull’Europa, sull’euro e sull’austerita’ rinnegando nobili posizioni identitarie del Pd e dell’Ulivo. Quelle che avevano fatto del PD, nei dieci anni che ci sono alle spalle, la forza piu’ europeista, costruttiva, di governo dell’Europa. Sempre dall’altra parte rispetto allo sfacismo populista. Con cui ( compilci i Fassina, i Landini, le Camusso) si e’ fatto piu’ di un giro di valzer. Ha assunto una posizione imbarazzata e passiva sulle riforme costituzionali finendo infine per essere fagocitata ed egemonizzata da quella lobby giustizialista, viola, conservatrice che e’ oggi la parte del Fronte del No che si dichiara di sinistra. Quella parte ( sempre gli stessi) che negli ultimi 20 anni, in nome di un antiberlusconismo inteso come guerra civile, aveva fiaccato e indebolito l’autonomia politica, programmatica, riformista e progettuale della sinistra democratica. Oggi la sinistra Pd e’ arrivata al capolavoro di comportarsi non piu’ come una minoranza dialettica, una componente costruttiva di un partito unito, ma come una piccola scheggia di opposizione che lavora per la crisi del governo e per la caduta del leader del suo stesso partito. Cioe’ per la rovina comune. Nel Pd ci sarebbe bisogno come il pane di dibattito interno e di dialettica. Le cose non vanno benissimo in Italia e nell’azione di governo. Ma occorrerebbe un confronto costruttivo. Servirebbe un dialogo, tra le personalita’ del partito, focalizzato sui probemi veri dell’Italia in questo momento: l’economia che non cresce, il terrorismo, la guerra nel Mediterraneo, l’Europa dopo la Brexit, il completamento e il successo delle riforme. Invece siamo alla rissa continua. E la minoranza si adopera solo a drammatizzare lo scontro, a inventare falsi problemi ( la segreteria del Partito), a concentrare ogni attenzione su noiosi problemi interni e su questo congresso del Pd che, francamente, per gli italiani e’ l’ultima delle preoccupazioni. E, infine, la minoranza e’ finita per dividersi, essa stessa, su un ridicolo toto-leader antiRenzi. Siamo alle comiche: sono di piu’ i candidati segretari alternativi proposti dalla miniranza- Bianca Berlinguer, Rossi, Barca, Speranza, e, naturalmente, tutti i nomi del Pantheon mediatico radical-chic, della mitologia provinciale della sinistra-sinistra italiana ( da Pisapia a Santoro a Saviano ecc)- che gli effettivi stessi della minoranza. Una comica e un disastro. E’ il frutto della scelta di affidare la politica della minoranza a piccoli burocrati senza spessore come Speranza, Cuperlo e altri. Ora, speriamo, in Errani. Le cose che pare annunciare ( se capiamo bene e se non abbiamo preso le traveggole) al suo rientro, per quel che si legge, hanno tre contenuti positivi e alternativi a quel che e’ stata, sinora, la minoranza Pd: il nemico non e’ Renzi che e’ il segretario del proprio Partito; la minoranza Pd non puo’ essere opposizione al governo ( che va incalzato sui contenuti ma difeso e rafforzato ); la minoranza Pd, infine, deve apparire costruttiva e unitaria, utile ad un progetto ( le riforme) e liberarsi dell’immagine disfattista e pre-scissionista, che oggi la inchioda. Insomma: una sana revisione e un robusto chiarimento nella minoranza. Nel mio piccolo, da bersaniano impenitente ( ma riformista da sempre e senza ubbie di sinistra-sinistra ), auspico queste cose personalmente da mesi. Ora confido in Errani. Lo conosco da una vita. E un politico esemplare per pragmatismo, sobrieta’ e allergia agli ideologismi e al glossario della sinistra antica. Non vorrei illudermi ma confido che porti forza e sostanza a posizioni nuove e costruttive della minoranza Pd. 

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