Niente, il resto di niente. 

Si e’ capito da tempo: la vera motivazione del No non e’ il piagnisteo sulla Costituzione. Del resto: se uno ( la minoranza Pd) dice ” voto No se non cambia l’Italicum” confessa che il merito del referendum non importa per niente. Il vero unico interesse e’ la legge elettorale. E non perche’ per qualcuno conti davvero come si eleggono i senatori. Queste sono quisquiglie strumentali. La verita’ e’ venuta fuori. L’obiettivo di quelli del No (tutti), e’ duplice: vogliono piu’ proporzionalismo nella legge elettorale e costringere a fare sempre governi di coalizione. Cioe’ impedire che il partito che risulta primo alle elezioni possa costituire il governo. Per questo puntano ad abolire il premio di maggioranza ( o ridurlo all’inutilita’) e vogliono eliminare il ballottaggio. Inutile ricordare, noi vecchi della sinistra, che monocameralismo e doppio turno erano i modelli che ci avevano sempre affascinati. Ora D’Alema ci spiega, invece, che occorre essere per il proporzionale e contro il ballottaggio. Perche’? Quali sarebbero le conseguenze dell’Italicum se viene cambiato in senso proporzionale e senza il ballottaggio? Semplice: il Pd, se risulta primo partito alle elezioni (cosa probabile) non potra’ formare un governo. E dovra’ necessariamente coalizzarsi con Forza Italia o con i Cinque stelle. Che, naturalmente, spingerebbero per il governo Pd-Forza Italia. E’ questo che vogliono quelli del No? Penso di si. Sono malizioso: a loro interessa mantenere il Senato ( per questo votano No ) solo perche’ vogliono che a Renzi capiti quello che capito’ a Bersani: il Pd risulto’ primo alla Camera ma Bersani non pote’ fare il governo. Grazie al voto del Senato. Se si elimina il ballottaggio, pensateci, il problema sarebbe solo del Pd. Che succederebbe infatti? In ogni caso, se vince o se perde, il Pd sarebbe obbligato a scegliere tra Fi e 5Stelle: un gioco senza variabili. E tutti sappiamo che quella scelta diventerebbe un melodramma interno che lo porterebbe alla rottura: se va con Berlusconi se ne va la sinistra. Se va con i Cinque Stelle, se ne va il pezzo di Renzi. Questo e’ il punto, cari amici. La posta in gioco vera che nessuno racconta. Per questo: se si cambia la legge elettorale togliendo il ballottaggio e il premio di maggioranza, la prospettiva e’ l’instabilita’ e scissioni nei partiti (tutti, a cominciare dal Pd) Ma perche’ la minoranza del Pd e’ cosi’ sorprendentemente interessata ad uno scenario che accentuerebbe i problemi del Pd? Non si tratta, pur sempre, del suo partito? Temo che, nella minoranza del Pd, prevalga oggi un duplice obiettivo: lei vuole l’alleanza con i 5 Stelle ( che per molti di loro e’ un movimento di sinistra, alla Podemos) ed e’ terrorizzata dal fatto che il Pd di Renzi possa governare da solo. E’ cosi’? Se e’ cosi’ non ci sono dubbi: il Pd, in caso di vittoria del No, e’ destinato ad implodere. Quello della minoranza Pd e’ un auto da fe’ classico: “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Tanto vale l’avversione a Renzi? Ma l’Italia, la stabilita’ politica, le riforme che c’entrano con tutto questo? Niente, il resto di niente.

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