Stavolta: SI a Landini. 

Stavolta lodo Landini. Nessuno ne parla. E la sinistra silente e’ la prova del suo imbarazzo. Landini li ha sorpresi. A tanto e’ arrivata la degenerazione massimalista della sedicente sinistra: mettono la mordacchia al migliore atto di Landini, il piu'”rivoluzionario” della sua vita. Intendo la firma della Fiom al contratto nazionale dei metalmeccanici. Un atto epocale! Non solo e non tanto per la firma: era diventato stucchevole e maniacale il NO della Cgil e della sua pricipale categoria ad ogni grande accordo e contratto. Con la sinistra politica che, tradendo tutta la sua storia in campo di politica sindacale, si era messa a ruota del massimalismo e del nichilismo di Cgil e Fiom. La svolta di Landini non riguarda solo, finalmente, la firma di un contratto. Ma il contenuto del contratto dei metalmeccanici. Che fa giustizia di almeno venti anni e piu’ ( dalla fine della Cgil di Lama e Trentin) di arretramento culturale della Cgil: la difesa arcaica e mummificata del vecchio contratto nazionale di lavoro e l’ avversione alla contrattazione aziendale. La firma Fiom al contratto dei metalmeccanici segna la svolta: la categoria della Cgil aderisce a questo rovessciamento di primato tra contratto nazionale e contratto aziendale. E’ stato un fattore di identita’ della Cisl per decenni. Gliene va dato atto. E onore. Il vecchio contratto nazionale e’ stata la concausa, nella lunga crisi economica e nella decrescita italiana dagli anni 90, di una spaventosa perdita di poteredi acquisto dei salari. E di potere dei lavoratori, nei luoghi di lavoro. La contrattazione aziendale e’ il modo, attraverso la contrattazione della produttivita’ aziendale, di tornare a distribuire ai lavoratori quote degli utili di impresa incrementando i salari. E’ il passaggio dalla rivendicazione conflittuale alla partecipazione: lavoratori e management aziendale tornano a confrontarsi. Ma il centro del confronto e’ il bene dell’impresa, i suoi utili, la crescita della sua produttivita’. Perche’ solo crescendo l’impresa puo’ distribuire parte della crescita in salario. Ecco perche’ il contratto dei metalmeccanici, con la firma di Landini, e’ una svolta. Io dico che questo contratto e’ il pezzo complementare del Job Act e della cancellazione dell’articolo 18. Per i ciechi massimalisti della veterosinistra politica e’ cosi’. Ma nella forma di un incubo: va in frantumi un altro pezzo della loro subcultura antimoderna e conservatrice. Per persone di centrosinistra, invece, e’ la continuazione di una straordinaria innovazione riformista e moderna che, vogliate o no, e’ il segno distintivo di questo governo. 

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Berlusconi e D’Alema chiudono in bruttezza

Patetici. Berlusconi e D’Alema chiudono in bruttezza la campagna referendaria. E in un delirio di senile teatralita’. Berlusconi un giorno vaneggia il ritorno e il giorno dopo minaccia ( sarebbe ora) l’addio e il riposo. Ha fallito. Poteva chudere come protagonista della riforma dello Stato. Finisce col suo popolo diviso, il suo partito alla frutta e lui prigioniero degli estremisti della Lega e dei burocrati di Forza Italia. E ruota di scorta dei suoi nemici di sempre: la sinistra del No. Sindrome di Stoccolma. moderati italiani stanno col SI. Inevitabile. D’Alema chiude anche lui la campagna referendaria con annunci ( che non interessano nessuno): un giorno annuncia l’addio e un altro giorno, in evidente delirio, annuncia che restera’ e gli tocchera’ difendere….Renzi. Che sta toccando, ovviamenti, tutti i cornicini ed amuleti possibili. Non contento della boutade, D’Alema si produce, lui, in un improbabile, tardiva e impensabile riabilitazione di Craxi: “uomo di sinistra” ( mentre Renzi sarebbe di destra) . I comunisti ( sopravvissuti) hanno questo di tipico e caratteristico: non avendone mai azzeccata una, riabilitano regolarmente, dopo vent’anni, tutti gli avversari che hanno ferocemente combattuto. Ma solo quando sono nella tomba o, ormai, inoffensivi. Capitera’ anche a Berlusconi, vedra’. D’Alema ha usato, per tutta la vita, la parola “craxiano” come uno sfollagente, un marchio di infamia per liquidare i nemici interni. Ne sappiamo qualcosa noi miglioristi. Ora che Craxi e’ morto, lui lo usa contro un altro nemico interno: Renzi. E sempre con la medesima accusa che usavano i burocrati del Cominform: ” di destra”. Chi e cosa danno a D’Alema l’autorita’ di distribuire queste patenti? Non si capisce. D’Alema dice che si occupera’, dopo il referendum del suo lavoro come Presidente della Fondazione dei socialisti europei. Nell’intervista si produce in una miserabile affermazione: a favore del corrotto Arafat e di dileggio verso Netanyau. Come fa uno con queste posizioni impresentabili a fregiarsi del titolo di socialista democratico? Un titolo che spettava ai leggendari leaders israeliani Ben Gurion, Golda Meir, Moshe Dayan, Peres, Barak, Rabin. Che c’entrano D’Alema e Arafat col socialismo democratico? Nulla. 

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Ma che dice Obama? Castro e’ gia’ giudicato. 

Obama e’ sorprendente. Ha fatto una buona cosa, l’apertura a Cuba. E per essa passera’ alla storia. Ma la rovina con dichiarazioni evanescenti e ambigue. Che significa, ad esempio, uscirsene con la frase: “Castro sara’ giudicato dalla storia?” Solo un’antipatica, inutile e bugiarda banalita’. La storia giudica senza bisogno di essere sollecitata. Ma e’ poi vero che i dittatori sono giudicati dalla storia? Non e’ cosi’. i dittatori hanno questa diversita’ dai leader democratici: il giudizio, per loro, arriva subito, con il cambio di regime. E Cuba, anche grazie a Obama, cancellera’ il regime. Magari, per un po’, conservando un residuo di vecchia simbologia rivoluzionaria e di mitologie comuniste   ( come in Cina): nessun paese puo’ rappresentare ( nelle simbologie)  la sua storia come solo fallimento e discontinuita’ ( guardate Putin). Ma Cuba smettera’ prestissimo di essere un residuo paese comunista. E transitera’ al capitalismo. Che nel suo caso significa, essenzialmente, fine dell’embargo e normalizzazione dei rapporti con gli Usa.  Questo sanno e vogliono i successori di Castro. Ma se Obama vuole  facilitare tutto questo e vuole che Trump continui la sua politica verso Cuba, non scivoli nella retorica su Castro. Chi vuole che Trump continui Obama deve dire la verita’ sul dittatore. Guardate Francesco: non ha parlato di storia nel fare le condoglianze. Ha parlato da sacerdote. Evitiamo questa banalita’ della ” storia che giudichera’”. Non e’ cosi’: Castro e’ ampiamente giudicato. Per molti ( me compreso) lui  era un mito. Ma per il mondo e’ stato altro. E non va dimenticato: nel 61, primo atto della sua rivoluzione, ha portato la Terra vicinissima  ( mai cosi’ vicina dopo il 1938) alla 3 guerra mondiale e all’autodistruzione atomica. E c’e’ voluta la fermezza di John Kennedy per vincere la minaccia di due pazzi comunisti: lui e Krusciov. Poi, per tutti gli anni 60 e 70, Castro e’ diventato il Bancomat dell’esportazione della “rivoluzione” in America Latina, destabilizzando per decenni la politica di quel continente e inventando regimi e controregimi di carta che hanno solo impoverito e impaurito  il continente e causato, tralaltro, miserabili reazioni fasciste. Poi Castro e’ diventato, nel ventennio 1970/1990, un esportatore di guerre e di armi in Africa condizionando lo sviluppo di quel continente che, prima grazie a lui e all’Urss, e ora grazie all’Islam si e’ vista preclusa la modernizzazione. E resta la residua sacca di poverta’ del mondo globalizzato. Questo servizio permanente di destabilizzazione in America e di guerra nel mondo non e’ servito a Castro per far decollare il suo paese. L’economia cubana, il suo squinternato modello comunista, non ha avuto nulla di epico: e’ stata un’economia completamente dipendente dalle importazioni ( di tutto), foraggiata dal sussidio assistenziale dell’Urss ( finche’ e’ esistita) e ( come ogni dittatura) dai traffici bellici, un po’ di sigari e un po’ di canna da zucchero. La rivoluzione cubana, riconosciamolo, in altre mani avrebbe potuto avere ben altro esito. E non meniamola con la solita “guerra fredda”. Cosi’ giustifichiamo tutte le nefandezze del 900 facendo, come diceva Hegel, “la notte in cui tutti i gatti sono bigi”. No: quel modello e’ frutto delle scelte volute dal dittatore. Nessuno gli ha imposto la sua fallimentare e dolorosa politica. E non e’, cari vecchi e giovani compagni, che qualche bravo medico o dentista che si trova a Cuba puo’ modificare il giudizio: Castro ha significato un’economia povera, completamente dipendente, e piccolo motore ( dispotico all’interno) di guerra e destabilizzazione nel mondo. Un fallimento. Fatevene una ragione. Da tempo, dal crollo dell’Urss, il foraggiatore, Cuba non esercita piu’ alcuna minaccia. Gli Usa hanno tutto da guadagnare dall’apertura: la fine dell’embargo e’ fine di un costo per loro; la normalizzazione significa che Cuba diventa un nuovo mercato pacifico, commerciale, turistico; i profughi cubani e le vittime del regime potranno, presto, tornare. Con beneficio per tutti: potranno, si spera presto, formare partiti ( filoUsa) sull’isola. E, magari lentamente, costruire una democrazia al posto della dittatura. Questo e’ il lato positivo dell’apertura di Obama. Che Trump, al di la’ delle parole, avra’interesse a continuare. E allora Obama non vanifichi l’ apertura con frasette di circostanza. Il giudizio su Castro e’ sotto gli occhi di tutti. La storia lo ha gia’ dato. 

Se questo e’ uno Stato…Forza SI 

Urgenza del SI. La Corte Costituzionale ha dato ieri, involontariamente ( si sa, quei giudici hanno un’eta’), il principale motivo di sostegno al Si. Ha fatto emergere col suo (ennesimo)  sconcertante parere, che smonta la riforma Madia, la vera posta in gioco di questo referendum: la difesa dell’ Italia come Stato unitario, moderno e con istituzioni piu’efficienti, veloci e non impastoiate e paralizzate. Se passa il Si e’ cosi’. Se passa il No resta  ( per sempre) il modello scritto in questa sentenza della Corte che fotografa  la (scombinata ) realta’attuale, con i suoi paradossi. Che sono: 1) non siamo uno Stato ma 23 staterelli ( fra un po’ le Regioni chiederanno di avere quote nella nazionale di calcio) 2) non abbiamo un Parlamento e un Senato ( magari delle Regioni) ma abbiamo due Camere che possono fare leggi solo d’accordo con altri 22 governi locali e altrettanto consigli regionali. E’ il monumento al ” non fare nulla”, l’inno nazionale alla paralisi 3)  diventa costituzionale ( secondo la Corte) l’odioso principio leghista per cui in ognuno dei 22 staterelli ” prima i miei” e comunque ” no ai meridionali” nei concorsi, nelle nomine, nei servizi ( a cominciare dalla sanita’) 4) il governo e il Parlamento non hanno piu’ alcuna sovranita’ nel promuovere, fare o gestire una riforma. E’ il sogno del prof Zagrebelsky ( e dei suoi allievi, la sinistra del No) del governo zero. Se un governo non puo’ fare nulla e la democrazia e’ paralisi, e’ la tesi di Zagrebelsky, non ci sara’ mai il pericolo dell’uomo forte. Meglio fermi che forti. E i magistrati della Corte si sono adeguati  5) e’ vietato toccare i privilegi della dirigenza e della burocrazia pubblica. La Madia ( legge) ha toccato i fili di questi privilegi, merita di morire dice la Corte. Ecco il mondo del No. Ognuno di questi cinque punti sarebbe cambiato dal SI. E, bellissimo a dirsi, la Corte Costituzionale non potrebbe obiettare nulla. E invece, secondo il No che applaude alla Corte, sarebbe bello tenersi questa barzelletta di regionalismo. Ci lamentiamo della burocrazia europea. Non c’e’ paragone tra lo spostamento di sovranita’ che ci impone l’Europa e quello che ci impone questa versione comica, mediterranea ( balcanica) e squassante di regionalismo. Ma non sarebbe piu’ bello un mondo ( quello scritto nei quesiti del referendum) dove: le regioni non sono 22 staterelli e hanno, invece, il Senato per far valere le proprie istanze? dove e’ stabilito cosa compete allo Stato e cosa compete alle regioni? dove il Parlamento puo’ decidere una riforma senza dover passare prima dall’intesa paritaria col Senato ( fino alle virgole) e poi quella con 22 regioni, 22 giunte e 22 consigli con un centinaio di gruppi e partitini? dove una regione ricca ( il Veneto) non ha piu’ il diritto e la sfacciataggine di poter dire: i servizi sanitari locati nel mio territorio ( che sarebbe, in verita’ territorio italiano) sono miei e sono proibiti ai meridionali ( con la benemerita Corte che trova questa pretesa razzista conforme alla Costituzione)? Oggi il No applaude alla Corte che boccia una riforma ( perche’ fatta da Renzi ) e la Corte, a sua volta, applaude a Zaia che ricorre alla Corte per riservare un pezzo di diritti degli italiani ( le strutture sanitarie ) ai cittadini della sua Regione. Ma che Italia e’ questa? E’ veramente il caso di dire: Forza SI. 

La realtà non è come ci appare: raccontino

Se togliete dallo spazio “tutto”, ma proprio tutto, e fate il vuoto assoluto, che vi resta? Niente, direbbe Newton: il vuoto assoluto, appunto. Che per Newton, insieme al tempo assoluto, indipendente, esterno agli uomini e alle cose, che scorre inesorabile e inarrestabile in una sola direzione, dal passato al futuro, è lo scenario in cui avvengono le cose e gli eventi. Ditemi se non trovate questa immagine- spazio e tempo come vuoti, immateriali, assoluti, immodificabili- plausibile, familiare, ciò che vi immaginate e credete, appunto, di vedere e di osservare. E invece è falsa. Newton aveva torto. Facciamo un esempio. Un’onda gravitazionale. Era la grande scommessa di Einstein. Lui prevedeva che due corpi massivi ( due stelle, due buchi neri, ecc) che si scontrassero, nello spazio profondo, insieme al cataclisma ovvio che avrebbero causato nei dintorni, alle radiazioni, al turbinio di gas e materia procurato, avrebbero fatto registrare anche delle onde gravitazionali. Che con determinati strumenti l’uomo avrebbe potuto rilevare. Bene, direte, che c’è di strano? Uno scontro apocalittico tra due oggetti enormi provoca onde di energia che l’uomo rileva e misura. Cosa sono per esempio le onde sismiche o il rumore di due cose che si scontrano? O le onde del mare o l’energia delle onde in un liquido se immetti in esso un corpo estraneo? Che c’è di particolare nell’ovvia constatazione di Einstein? E invece c’è molto di particolare. Tutte le onde di energia che conosciamo e rileviamo ( da quelle del mare, a quelle sismiche, al rumore ecc ) sono onde elettromagnetiche: fluttuazioni, oscillazioni  di energia. L’energia non è pura forza astratta. È, anch’essa, fatta di particelle, corpuscoli ( fotoni). Sono i costituenti più piccoli di cui sono fatte le onde elettromagnetiche: dalla luce, alla radiazione, alle onde radio, ai colori ecc. Questi corpuscoli, i fotoni, si muovono in un mezzo o nel vuoto ( ad esempio nello spazio assoluto)  e provocano tutti i fenomeni di onde che conosciamo ( luce, onde del mare, rumore, suoni, terremoti, comunicazioni satellitari, dialoghi con le sonde su Marte, messaggi dalle sonde dal vuoto cosmico interstellare ecc)  ecc). Le onde elettromagnetiche sono, dunque, oscillazioni che avvengono NELLO spazio. Le onde elettromagnetiche viaggiano non solo nello spazio pieno ( aria, mare, terra, materiali ecc ). Ma, ovviamente, nello spazio: nel cosmo vuoto, fuori della nostra atmosfera, come ovviamente, sula Terra dove c’è atmosfera. Com’è possibile? Ovvio: i corpuscoli, i fotoni, i piccoli costituenti dell’energia delle onde elettromagnetiche si muovono particelle ma anche,appunto,  come onde. E? La loro particolarità. ln ogni caso, sono onde o particelle che si muovono NELLO spazio. Che cosa sono, invece, le onde gravitazionali previste da quel “pazzo” di Einstein? Tenetevi forte: sono oscillazioni DELLO spazio. E siccome parliamo di onde provocate, ad esempio, dalla collisione di grandi corpi nel cosmo, dove c’è ( tra una stella e un’altra una parte di spazio che è vuoto assoluto) sono, propriamente, oscillazioni DELLO spazio…VUOTO. Pazzesco: se lo spazio assoluto è vuoto, come sosteneva Newton ( e come sostiene il senso comune e l’intuizione di ognuno di noi) come fa ad oscillare? Puo’ il niente muoversi, fare rumore, oscillare? Newton sarebbe inorridito e avrebbe detto No: “state parlando di un fantasma”, il nulla, il niente, il vuoto non possono muoversi o fare rumore. E anche noi diremmo così.  E invece Einstein teorizzò l’impensabile: “la gravità, disse, è lo spazio vuoto stesso che si deforma, si incurva, si piega, assume una geometria determinata se un corpo, una massa, interviene in questo spazio vuoto”. Quando una mela cade, raggiunge la terra  non perchè ci sia qualcosa che l’attira ( come credeva. Newton), ma perchè percorre una via obbligata nello spazio: scende lungo un percorso tracciato,  una deformazione dello spazio, una specie di strada disegnata da essa stessa ( la mela che cade) nello spazio che si deforma mentre cade. Come fosse fatto di plastica.  Magia allora? Lo spazio vuoto si deforma nonostante sia vuoto? Einstein è illogico, direte. Naturalmente no. Lui era molto logico. E non credeva ai fantasmi: il vuoto assoluto nonpuò, effettivamente oscillare o deformarsi. E allora? Allora c’è una sola conclusione possibile: il vuoto assoluto non esiste. In realtà è un pieno: lo spazio assoluto non è un vuoto. È’, direbbe Einstein, come una trama, un tessuto. Il vuoto assoluto, che Newton ( e noi ) pensiamo che esista se togliamo tutta la materia e l’energia che c’è nello spazio, non è vuoto. Se eliminiamo davvero tutto dallo spazio non resta niente ma resta…qualcosa. Lo spazio e il tempo assoluti, la credenza di Newton e di noi umani, non esistono. Sono invece anch’essi fatti di qualcosa: non il vuoto ma qualcosa. Che si muove, si deforma, si incurva, oscilla, assume geometrie diverse a seconda di come si muove in essi la materia. Insomma spazio e tempo sono fatti di qualcosa. Non sono assoluti, uguali dappertutto, vuoti ed immateriali. Anche il tempo: non scorre uguale per tutti, scoprì Einstein. Non è assoluto: scorre diversamente a secondo di come un corpo si muove, se si è veloci le lancette di un orologio risultano muoversi più lentamente. Le onde gravitazionali che stiamo cercando ( e abbiamo, finalmente, trovato) hanno, allora questa incredibile particolarità: non sono onde NELLO spazio, che si muovono ( come qualunque altra onda di ogni tipo) NELLO spazio. No. Sono onde DELLO spazio. Lo spazio non è vuoto. E’ qualcosa. Cosa? Purtroppo dobbiamo ancora scoprirlo del tutto. La fisica quantistica ci dice che il vuoto non può esistere ( principio di indeterminazione di Heisenberg). Nel vuoto ci devono essere, invece, ancora particelle ed energie che l’uomo sta cercando di misurare. Si chiama “energia del vuoto”: è il più affascinante dilemma fisico con cui la scienza si sta dibattendo. Un’ultima curiosità: sapete quanto è grande un’onda gravitazionale a cui i nostri apparati ( in Italia siamo fortissimi in questo da L’Aquila a Pisa ) stanno dando la caccia? Tenetevi forte anche qui: un decimo di miliardesimo del diametro di un …atomo. Ma che misura è? E’ di quel tanto che si deforma lo spazio quando emette un’onda gravitazionale. Inaudito. 

Peggio di Salvini e Grillo? Monti e D’Alema

C’e’ gente che si sta comportando molto peggio di Salvini, Landini e Grillo. Sono i trasformisti e i politici, non populisti, che sanno la verita’ ma se ne stanno fregando. Per puro odio politico. E stanno partecipando ad un’avventura contro il Paese. Con leggerezza e irresponsabilita’. La verita’? Monti e D’Alema ( e altri) sanno bene che la realta’ dell’Italia oggi non consentirebbe una vittoria del No. Renzi non puo’ dirlo ( lo accuserebbero di ricatto) ma i freddi analisti internazionali lo stanno dicendo: l’Italia e’ fortemente esposta al rischio dell’instabilita’. E, per i mercati finanziari, instabilita’ vuol dire default. L’Italia, dei tre anni di Renzi, dopo l’austerita’ di Monti e Letta, e’ solo un paese in via di guarigione. Non e’ guarita: il nostro debito e’ ancora alto, la nostra crescita e’ ancora insufficiente, il nostro deficit e’ ancora alto sul Pil. Avremmo bisogno di comunicare ai mercati che le riforme vanno avanti e si implementaranno. Il governo dovrebbe potersi concentrare sull’economia per aprire, con la nuova legge di stabilita’, una seconda fase: la politica della crescita. Stiamo comunicando, invece, che il governo potrebbe, il 5 dicembre, essere bloccato. Non solo. Ma potrebbe essere battuto da una maggioranza in cui prevale chi e’ contro l’Euro e per l’exit italiano dall’eurozona. Un disastro. Bocciare una riforma,  quella sottoposta a referendum,  con ( magari) qualche difetto tecnico,  vale nessuna riforma e , perdippiu’, l’instabilita’? Non vale. Come volete che reagiscano i mercati? Come stanno reagendo: lo spread si rialza, i nostri Btp sono gia’ al doppio di quelli spagnoli ( la Spagna ha ritrovato stabilita’), l’Italia e’ considerata di nuovo a rischio. Anzi e’ tornata ad essere, dopo Grecia e Portogallo, l’anello debole dell’eurozona. Non raccontiamo chiacchiere: e’ tutta colpa della paura di instabilita’. E Monti, D’Alema e altri ( non Berlusconi che e’ ormai perso alla ragione e alla logica e prigioniero degli egoismi dei suoi notabili di merda, ha ragione Parisi) lo sanno: in presenza di instabilita’, i comportamenti dei mercati  saranno automatici e invitabili: i soldi scappano dai posti instabili. E’ una legge. E sanno che a fermare il default non bastera’ rassicurare, come loro fanno, che non ci sara’ crisi e che ” Renzi puo’ rimanere” ( come loro dicono). Ipocrisia. Se il governo sara’ sconfitto e azzoppato, l’instabilita’ sara’ conclamata. Non bastera’ che Renzi rimanga: un premier sconfitto e’ instabile. Per definizione. E il default si mettera’ in moto: inarrestabile e inevitabile. Finiremo come la Grecia di due anni fa. E arrivera’ la Troika. Non illudiamoci: l’Italia non e’ la Gran Bretagna. Non e’ un associato esterno dell’Euro. E’ un fondatore dell’Euro. L’Italexit e’ una stupida illusione. L’Europa, a differenza del Brexit, sarebbe travolta da un default o exit italiano. Quindi e’ giusto che l’Europa si preoccupi della situazione italiana e sara’ inevitabile che, in caso di vittoria del No,  corra ai ripari. Tutto questo, in cuor loro, D’Alema, Monti e gli ex ministri lo sanno. E allora? Come si fa a non pensare che, neinrecessindell’animo, questi signori pensano ad una riedizione, dopo la vittoria del No, della situazione di emergenza del 2011: un governo istituzionale. Che rassicuri l’Europa. Sarebbe un delitto. Non siamo ” politicamente” nelle condizioni del 2011: dopo una vittoria del No ( a differenza del 2011) un governo senza destra e populisti sarebbe un vulnus democratico. E, forse, sarebbe anche numericamente impossibile. E, inoltre, oggi abbiamo un governo che sta facendo le riforme ed e’ ( a differenza di Berlusconi nel 2011) in condizioni di trattare da pari con l’Europa le condizioni. Senza troika e commissariamenti. Se Renzi e’ azzoppato torneranno troika e commissariamenti. E l’austerita’. “Cosi’ e’ (se vi pare) “, direbbe Pirandello: il vero grande analista sociale del novecento italiano. 

Un’accozzaglia non puo’ che perdere: e’ scientifico! Ecco il perche’

I sondaggi sono una cagata. Trump ha dimostrato che, nel paese organizzato da sempre intorno ai sondaggi, questi hanno segnato un flop clamoroso. La gente si e’ fatta smart. Ma delle logiche di previsionalita’ restano. Prendiamo il nostro referendum.  Il vero dato, certo e statistico, di questo referendum e’ che la gente ha capito una cosa: mentre deve distinguere tra cento idee di riforma o legge elettorale avverse a quelle del governo e del SI,  il No e’ unito solo su una cosa: l’opposizione al governo e a Renzi. Via via che il tempo passa il No commette l’errore di evidenziare la sua sola connessione: dare un colpo al Premier ( e cacciarlo). Sfido chiunque ad affermare il contrario. Questa, pero’, e’ la vera debolezza del fronte del No. Altro che sondaggi. Se ci fossero delle teste pensanti (ahime’) in quello schieramento del No dovrebbero considerare due effetti-boomerang della trasformazione del No alla riforma nel No a Renzi e al governo: primo, l’effetto accozzaglia.   Il termine, credo, e’ stato usato non a caso dal Premier. Esso non e’ infatti solo spregiativo. Nella  lingua italiana, guardate un qualunque dizionario, non e’ un banale insulto ( come molti credono) ma un concetto preciso: descrive un raggruppamento di cose o persone “disparate, confuse e prive di logica connessione”. E questo e’ il No: mette insieme, confusamente, tutta la geografia politica da destra a sinistra per un solo obiettivo: cacciare il Premier. E questo, e’ perfino una ragione fisica e newtoniana,  fa scattare negli elettori, un’effetto respingente. Una reazione. E una domanda fondamentale: e poi? L’effetto anti-accozzaglia conferisce oggettivamente al No, in quanto rassemblement totalitario di opposizioni confuse e contrastanti, l’ idea di essere fonte di instabilita’. E checche’ ne dica l’antipolitica, la maggioranza degli elettori, nelle nostre societa’ pur segnate dal populismo, continua a considerare l’instabilita’ un disvalore. Secondo effetto della demente politicizzazione anti-Renzi: l’effetto numero. Se i capi del No fossero intelligenti, arriverebbero all’idea che in un referendum, essendo la domanda semplificata in SI o NO, si da’ vita’, logicamente, a due poli: tutti quelli del si e tutti quelli del No. Molto bene se si tratta di un tema di merito tecnico sottoposto al referendum. Ma se il tema diventa politico, cari signori del No, le cose cambiano e voi state facendo una frittata. La politicizzazione anti-Renzi ha l’effetto di catalizzare intorno alla figura del Premier ( e al suo partito e programma) tutti  i consensi di chi votera’ SI. Sapete che significa amici del NO? Che mentre voi siete tecnicamente “accozzaglia” ( state insieme tra voi senza condividere obiettivi, prospettive e programma), Il Si all’opposto  condivide obiettivi, prospettive e programma. Ed ha pure un leader giovane abbastanza per decidere, in caso di sconfitta, di non pensionarsi: avrebbe dalla sua, in elezioni politiche, tutti i voti del SI. E mentre lui quei voti ( anche se fossero un po’ meno dei voti dell'”accozzaglia” del No ) non deve dividerli con nessuno: sono per lui, i vostri NO amici cari saranno votinda dividervi in 15 o 16 liste, partiti, gruppi e gruppettini in lotta tra loro. Per cui Renzi puo’ perdera’ la battaglia ( il referendum ) ma con gli stessi identici voti vincerebbe, facilmente, la guerra: le elezioni politiche. Ma, secondo me, l’effetto “accozzaglia” avra’ per voi del No una conseguenza devastante anche da subito: perderete il referendum. Non illudetevi dei sondaggi. 

Strateghi dei miei stivali

Piu’ passano i giorni , più si palesa che c’è un rapporto tra vittoria del No e instabilità politica ed economica. Che non dipende da Renzi. Ma dall’oggettività. Primo: l’Italia deve decidere la manovra economica. Non possiamo baloccarci solo col si e il no. Va approvata la legge di stabilità. Non possiamo avere, nella nuova situazione internazionale, ulteriori ritardi e incertezze. È’ bene che il 5 dicembre, dopo il voto, un governo sia operativo e porti alla decisione della manovra. Lo ha capito l’Europa. Che non ha bocciato la manovra di Renzi ed ha posposto ogni giudizio al 5 dicembre,  preoccupata che una sconfitta del governo blocchi le decisioni economiche e peggiori il confronto tra Commissione e governo italiano. Secondo: i capi del No stanno mostrando la totale babele che regna, nel loro campo, sul punto decisivo: che fare se vince il No. Loro si rendono conto che il timore dell’instabilita’ e’ forte e reale. E corrono ai ripari. Tutti loro si affrettano a dire e a far intendere che Renzi deve rimanere . Il povero Berlusconi dice pure che e’ l’unico leader in campo. Tranquilli allora? Manco per niente.  Renzi sarebbe obbligato a dimettersi, comunque ( lo sanno anche i bambini) per poi essere, semmai reincaricato.  Ma in Italia non c’è mai stato niente di automatico, indolore e preventivamente controllabile tra dimissioni e reincarico. Nessuno ha il controllo della situazione. E tutti si faranno i loro conti. Compreso Renzi. Che l’ha detto: “non fatemi stupido e non chiedetemi di fare il San Sebastiano. Resterei solo se potessi realizzare il mio programma. Sennò sarebbe corretto che ci provasse un altro”. Chi può contestare l’onestà, la correttezza e la ovvietà di questa dichiarazione. Ma i signori del No sosterrebbero un Renzi che volesse realizzare il suo programma? Il giorno dopo che glielo hanno fermato? Ridicolo. Ma ci sarebbe un altro al posto di Renzi ? Il No saprenne e potrebbe indicare una piattaforma e un leader comune? Impossibile. Nessuno lo crede. Forse persino lo stratega D’Alema se n’è accorto: pure lui non fa altro che ripetere che Renzi deve restare. Come se dipendesse da Renzi. Lui rimane se non e’ azzoppato. Senno’ lascia. E dice: “decidano gli elettori al voto politico”. E chi potrebbe dargli torto? E’ venuto fuori ora Berlusconi a dire: “Renzi ha una sola possibilità, dopo aver perso il referendum,  di restare in sella e continuare la sua battaglia riformista. Deve lasciar perdere la minoranza Pd e fare ricorso a me”. Insomma: riprendere il Nazareno. E’ una parola. Non si può? La demenza politica di Berlusconi ha bruciato questa carta. Che era possibile tre mesi fa se lui avesse rotto con Salvini e si fosse dichiarato per il Si. Se vince il No, Berlusconi è fuori gioco. Lui non controlla più nulla in Forza Italia che, con la fine del Nazareno, è un colabrodo diviso tra Salvini, i notabili e Parisi (che è piu’ tosto di quello che si pensa e non darà a Salvini partita vinta). Insomma dopo il 4 dicembre in campo c’è Renzi: o combattivo al governo o combattivo alle elezioni. Fatevi bene i conti, voi sinistra del No. Avete sbagliato tutto, amici miei. La frittata è fatta. Ditelo allo stratega D’Alema

Il compromesso che uccise la sinistra

Poco  “storico” e molto “compromesso”. Parliamo di 40 anni fa. Paolo Mieli, commentando una biografia di Aldo Moro, ( che esce nell’annuversario dei cento anni dalla nascita) torna sul giudizio degli anni tra il 1976 e il 1979 e sul “compromesso storico”. Per dire (ma non e’ una novita’) che e’ falsa la tesi che attribuisce a Moro l’intenzione, con il compromesso,storico, di inglobare i comunisti in un futuro governo. E’ noto che questa tesi servirebbe ad avvalorare l’ipotesi che il leader DC sarebbe stato eliminato per tale intenzione. Ovviamente dagli americani. Panzana. Che Mieli smonta. Purtroppo per i cultori dei complotti americani la verita’ accertata e’ una sola: le Br non erano un trucco. Erano quello che dicevano di essere: terroristi rossi. E, semmai, con radici, fondi e ispirazioni a Est e in quello che si chiamava Patto di Varsavia. Piuttosto la tesi di Mieli, sul compromesso storico, riapre ad una valutazione obiettiva dell’opera di Enrico Berlinguer. Se per Moro, come dice Mieli, il compromesso storico fu solo una tattica e non una strategia, piu’ compromesso che storico, per svuotare i comunisti e dividerli dal Psi, , per Berlinguer fu l’esatto contrario: una strategia durevole. E, perdippiu’, senza una subordinata o una via d’uscita. Questo fu l’errore gigantesco di Berlinguer. Il leader Pci fu, ingenuamente e letteralmente, stregato da Moro: scelse il compromesso con la Dc ma lo defini’ storico. Per due ragioni: doveva essere durevole , una vera alternativa all’alternativa di sinistra; escludeva ( per sempre) ogni riferimento alla sinistra e al Psi. Berlinguer non aveva ne’ la visione e ne’ la cultura democratica per immaginare una strategia di alternanza, una prospettiva di avvicendamento tra una sinistra autonoma e un blocco moderato al governo. Perche’ era arretrato, ragionava fuori dalla dialettica democratica e avviluppato nei teoremi della politica dell’800: il tema e’ il potere, non il governo. Perso il compromesso storico e persa la sponda di Moro, Berlinguer resto’ senza politica. E mostro’ tutti i suoi apocalittici limiti di leader comunista: rinculo’ all’opposizione, si chiuse in un balordo isolamento, perse voti e influenza politica e avvio’ la sconfitta storica ed epocale del Pci. Fu, spiace dirlo, un leader di limitato valore. E dopo 40 anni, ormai, sarebbe ora di un giudizio oggettivo, laico e senza bardature sgli errori catastrofici di Berlinguer. Per arretratezza e settarismo, Berlinguer evito’ di sostituire, al fallimento del compromesso storico, l’unica possibile via d’uscita: l’alternativa di governo alla Dc, incalzando e accettando l’unita’ socialista di Bettino Craxi. Ma per Berlinguer la guida vera era Moro. Morto Moro mori’ il compromesso storico ma mori’, con esso, il mondo di Berlinguer e, pure, il Pci. Perche’ si blocco’ la sua possibile evoluzione. E col pci mori’ la sinistra di governo e al governo: il Psi non poteva farcela da solo. Ma Berlinguer diede il colpo di grazia ad una possibilita’ di sinistra in Italia. I suoi epigoni non hanno avuto il coraggio della revisione. Fino a Matteo Renzi…Ma questa conclusione, stranamente, e’ rimossa nel” interessante saggio di Paolo Mieli. La sinistra deeve cambiare: da almeno 40 anni. 

Ma che muro? Che ipocrisia. E torbida!

La consueta ipocrisia.E poi si lamentano che perdono. Ieri la Tv di stato, Rai2, fa una trasmissione con le consuete accuse e mostrificazioni di Trump. Uno dei temi: il famoso muro con il Messico. Uno pensa a Orban ma poi vai a vedere di che si tratta. E lo fai con lo stesso servizio di Rai2. Ti fanno vedere una lunga barriera ( un colabrodo) gia’ esistente da cui, proprio nelle riprese Rai, si vedono passano corrieri di droga pesante ( ragazzi con strani cassoni sulle spalle) che passano e ripassano dalla barriera. Alla vista della Rai, si vede, i trafficanti tornano indietro in Messico di corsa. Nonostante si trattindi Tv amica. La Rai ti fa sentire l’esasperazione dei cittadini  Usa, al di là della barriera, esasperati per la droga e i delinquenti che passano. Per chi credete che abbia votato quella gente? Tutti sceriffi e cattivi? Vi chiedo due cose: se quella barriera omicida fosse a casa vostra, onestamente, chiedereste di abbatterla o di rafforzarla?; se in America, fortuna per loro, non ci sono restrizioni particolari all’immigrazione se non quelle ovvie , non ci sono profughi ai confini, non c’e’ la miseria nera negli stati ai confini, non ci sono le guerre e il terrorismo che c’e’ nel mediterrraneo, se dalla barriera colabrodo passano non donne e bambini ma corrieri della droga, perchè mai uno ha bisogno di entrare  come clandestino? In che cosa ha torto Trump, per le anime belle? Se quella barriera, come dice la Rai, serve solo per delinquere e introdurre droga. Tanto più che non ce l’ha messa Trump ma chi c’era prima di lui. E che non ha mai detto di abbatterla. E nemmeno ha attaccato Trump sul proposito di rafforzarla. Lo attacchiamo noi dall’altra parte dell’oceano.  Lo insulta la Rai italiana mentre testimonia i crimini che avvengono alla barriera. Perchè? Perchè è fico, fa trendy, fa da elite….