Il compromesso che uccise la sinistra

Poco  “storico” e molto “compromesso”. Parliamo di 40 anni fa. Paolo Mieli, commentando una biografia di Aldo Moro, ( che esce nell’annuversario dei cento anni dalla nascita) torna sul giudizio degli anni tra il 1976 e il 1979 e sul “compromesso storico”. Per dire (ma non e’ una novita’) che e’ falsa la tesi che attribuisce a Moro l’intenzione, con il compromesso,storico, di inglobare i comunisti in un futuro governo. E’ noto che questa tesi servirebbe ad avvalorare l’ipotesi che il leader DC sarebbe stato eliminato per tale intenzione. Ovviamente dagli americani. Panzana. Che Mieli smonta. Purtroppo per i cultori dei complotti americani la verita’ accertata e’ una sola: le Br non erano un trucco. Erano quello che dicevano di essere: terroristi rossi. E, semmai, con radici, fondi e ispirazioni a Est e in quello che si chiamava Patto di Varsavia. Piuttosto la tesi di Mieli, sul compromesso storico, riapre ad una valutazione obiettiva dell’opera di Enrico Berlinguer. Se per Moro, come dice Mieli, il compromesso storico fu solo una tattica e non una strategia, piu’ compromesso che storico, per svuotare i comunisti e dividerli dal Psi, , per Berlinguer fu l’esatto contrario: una strategia durevole. E, perdippiu’, senza una subordinata o una via d’uscita. Questo fu l’errore gigantesco di Berlinguer. Il leader Pci fu, ingenuamente e letteralmente, stregato da Moro: scelse il compromesso con la Dc ma lo defini’ storico. Per due ragioni: doveva essere durevole , una vera alternativa all’alternativa di sinistra; escludeva ( per sempre) ogni riferimento alla sinistra e al Psi. Berlinguer non aveva ne’ la visione e ne’ la cultura democratica per immaginare una strategia di alternanza, una prospettiva di avvicendamento tra una sinistra autonoma e un blocco moderato al governo. Perche’ era arretrato, ragionava fuori dalla dialettica democratica e avviluppato nei teoremi della politica dell’800: il tema e’ il potere, non il governo. Perso il compromesso storico e persa la sponda di Moro, Berlinguer resto’ senza politica. E mostro’ tutti i suoi apocalittici limiti di leader comunista: rinculo’ all’opposizione, si chiuse in un balordo isolamento, perse voti e influenza politica e avvio’ la sconfitta storica ed epocale del Pci. Fu, spiace dirlo, un leader di limitato valore. E dopo 40 anni, ormai, sarebbe ora di un giudizio oggettivo, laico e senza bardature sgli errori catastrofici di Berlinguer. Per arretratezza e settarismo, Berlinguer evito’ di sostituire, al fallimento del compromesso storico, l’unica possibile via d’uscita: l’alternativa di governo alla Dc, incalzando e accettando l’unita’ socialista di Bettino Craxi. Ma per Berlinguer la guida vera era Moro. Morto Moro mori’ il compromesso storico ma mori’, con esso, il mondo di Berlinguer e, pure, il Pci. Perche’ si blocco’ la sua possibile evoluzione. E col pci mori’ la sinistra di governo e al governo: il Psi non poteva farcela da solo. Ma Berlinguer diede il colpo di grazia ad una possibilita’ di sinistra in Italia. I suoi epigoni non hanno avuto il coraggio della revisione. Fino a Matteo Renzi…Ma questa conclusione, stranamente, e’ rimossa nel” interessante saggio di Paolo Mieli. La sinistra deeve cambiare: da almeno 40 anni. 

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