Strateghi dei miei stivali

Piu’ passano i giorni , più si palesa che c’è un rapporto tra vittoria del No e instabilità politica ed economica. Che non dipende da Renzi. Ma dall’oggettività. Primo: l’Italia deve decidere la manovra economica. Non possiamo baloccarci solo col si e il no. Va approvata la legge di stabilità. Non possiamo avere, nella nuova situazione internazionale, ulteriori ritardi e incertezze. È’ bene che il 5 dicembre, dopo il voto, un governo sia operativo e porti alla decisione della manovra. Lo ha capito l’Europa. Che non ha bocciato la manovra di Renzi ed ha posposto ogni giudizio al 5 dicembre,  preoccupata che una sconfitta del governo blocchi le decisioni economiche e peggiori il confronto tra Commissione e governo italiano. Secondo: i capi del No stanno mostrando la totale babele che regna, nel loro campo, sul punto decisivo: che fare se vince il No. Loro si rendono conto che il timore dell’instabilita’ e’ forte e reale. E corrono ai ripari. Tutti loro si affrettano a dire e a far intendere che Renzi deve rimanere . Il povero Berlusconi dice pure che e’ l’unico leader in campo. Tranquilli allora? Manco per niente.  Renzi sarebbe obbligato a dimettersi, comunque ( lo sanno anche i bambini) per poi essere, semmai reincaricato.  Ma in Italia non c’è mai stato niente di automatico, indolore e preventivamente controllabile tra dimissioni e reincarico. Nessuno ha il controllo della situazione. E tutti si faranno i loro conti. Compreso Renzi. Che l’ha detto: “non fatemi stupido e non chiedetemi di fare il San Sebastiano. Resterei solo se potessi realizzare il mio programma. Sennò sarebbe corretto che ci provasse un altro”. Chi può contestare l’onestà, la correttezza e la ovvietà di questa dichiarazione. Ma i signori del No sosterrebbero un Renzi che volesse realizzare il suo programma? Il giorno dopo che glielo hanno fermato? Ridicolo. Ma ci sarebbe un altro al posto di Renzi ? Il No saprenne e potrebbe indicare una piattaforma e un leader comune? Impossibile. Nessuno lo crede. Forse persino lo stratega D’Alema se n’è accorto: pure lui non fa altro che ripetere che Renzi deve restare. Come se dipendesse da Renzi. Lui rimane se non e’ azzoppato. Senno’ lascia. E dice: “decidano gli elettori al voto politico”. E chi potrebbe dargli torto? E’ venuto fuori ora Berlusconi a dire: “Renzi ha una sola possibilità, dopo aver perso il referendum,  di restare in sella e continuare la sua battaglia riformista. Deve lasciar perdere la minoranza Pd e fare ricorso a me”. Insomma: riprendere il Nazareno. E’ una parola. Non si può? La demenza politica di Berlusconi ha bruciato questa carta. Che era possibile tre mesi fa se lui avesse rotto con Salvini e si fosse dichiarato per il Si. Se vince il No, Berlusconi è fuori gioco. Lui non controlla più nulla in Forza Italia che, con la fine del Nazareno, è un colabrodo diviso tra Salvini, i notabili e Parisi (che è piu’ tosto di quello che si pensa e non darà a Salvini partita vinta). Insomma dopo il 4 dicembre in campo c’è Renzi: o combattivo al governo o combattivo alle elezioni. Fatevi bene i conti, voi sinistra del No. Avete sbagliato tutto, amici miei. La frittata è fatta. Ditelo allo stratega D’Alema

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