Se questo e’ uno Stato…Forza SI 

Urgenza del SI. La Corte Costituzionale ha dato ieri, involontariamente ( si sa, quei giudici hanno un’eta’), il principale motivo di sostegno al Si. Ha fatto emergere col suo (ennesimo)  sconcertante parere, che smonta la riforma Madia, la vera posta in gioco di questo referendum: la difesa dell’ Italia come Stato unitario, moderno e con istituzioni piu’efficienti, veloci e non impastoiate e paralizzate. Se passa il Si e’ cosi’. Se passa il No resta  ( per sempre) il modello scritto in questa sentenza della Corte che fotografa  la (scombinata ) realta’attuale, con i suoi paradossi. Che sono: 1) non siamo uno Stato ma 23 staterelli ( fra un po’ le Regioni chiederanno di avere quote nella nazionale di calcio) 2) non abbiamo un Parlamento e un Senato ( magari delle Regioni) ma abbiamo due Camere che possono fare leggi solo d’accordo con altri 22 governi locali e altrettanto consigli regionali. E’ il monumento al ” non fare nulla”, l’inno nazionale alla paralisi 3)  diventa costituzionale ( secondo la Corte) l’odioso principio leghista per cui in ognuno dei 22 staterelli ” prima i miei” e comunque ” no ai meridionali” nei concorsi, nelle nomine, nei servizi ( a cominciare dalla sanita’) 4) il governo e il Parlamento non hanno piu’ alcuna sovranita’ nel promuovere, fare o gestire una riforma. E’ il sogno del prof Zagrebelsky ( e dei suoi allievi, la sinistra del No) del governo zero. Se un governo non puo’ fare nulla e la democrazia e’ paralisi, e’ la tesi di Zagrebelsky, non ci sara’ mai il pericolo dell’uomo forte. Meglio fermi che forti. E i magistrati della Corte si sono adeguati  5) e’ vietato toccare i privilegi della dirigenza e della burocrazia pubblica. La Madia ( legge) ha toccato i fili di questi privilegi, merita di morire dice la Corte. Ecco il mondo del No. Ognuno di questi cinque punti sarebbe cambiato dal SI. E, bellissimo a dirsi, la Corte Costituzionale non potrebbe obiettare nulla. E invece, secondo il No che applaude alla Corte, sarebbe bello tenersi questa barzelletta di regionalismo. Ci lamentiamo della burocrazia europea. Non c’e’ paragone tra lo spostamento di sovranita’ che ci impone l’Europa e quello che ci impone questa versione comica, mediterranea ( balcanica) e squassante di regionalismo. Ma non sarebbe piu’ bello un mondo ( quello scritto nei quesiti del referendum) dove: le regioni non sono 22 staterelli e hanno, invece, il Senato per far valere le proprie istanze? dove e’ stabilito cosa compete allo Stato e cosa compete alle regioni? dove il Parlamento puo’ decidere una riforma senza dover passare prima dall’intesa paritaria col Senato ( fino alle virgole) e poi quella con 22 regioni, 22 giunte e 22 consigli con un centinaio di gruppi e partitini? dove una regione ricca ( il Veneto) non ha piu’ il diritto e la sfacciataggine di poter dire: i servizi sanitari locati nel mio territorio ( che sarebbe, in verita’ territorio italiano) sono miei e sono proibiti ai meridionali ( con la benemerita Corte che trova questa pretesa razzista conforme alla Costituzione)? Oggi il No applaude alla Corte che boccia una riforma ( perche’ fatta da Renzi ) e la Corte, a sua volta, applaude a Zaia che ricorre alla Corte per riservare un pezzo di diritti degli italiani ( le strutture sanitarie ) ai cittadini della sua Regione. Ma che Italia e’ questa? E’ veramente il caso di dire: Forza SI. 

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