Ma che dice Obama? Castro e’ gia’ giudicato. 

Obama e’ sorprendente. Ha fatto una buona cosa, l’apertura a Cuba. E per essa passera’ alla storia. Ma la rovina con dichiarazioni evanescenti e ambigue. Che significa, ad esempio, uscirsene con la frase: “Castro sara’ giudicato dalla storia?” Solo un’antipatica, inutile e bugiarda banalita’. La storia giudica senza bisogno di essere sollecitata. Ma e’ poi vero che i dittatori sono giudicati dalla storia? Non e’ cosi’. i dittatori hanno questa diversita’ dai leader democratici: il giudizio, per loro, arriva subito, con il cambio di regime. E Cuba, anche grazie a Obama, cancellera’ il regime. Magari, per un po’, conservando un residuo di vecchia simbologia rivoluzionaria e di mitologie comuniste   ( come in Cina): nessun paese puo’ rappresentare ( nelle simbologie)  la sua storia come solo fallimento e discontinuita’ ( guardate Putin). Ma Cuba smettera’ prestissimo di essere un residuo paese comunista. E transitera’ al capitalismo. Che nel suo caso significa, essenzialmente, fine dell’embargo e normalizzazione dei rapporti con gli Usa.  Questo sanno e vogliono i successori di Castro. Ma se Obama vuole  facilitare tutto questo e vuole che Trump continui la sua politica verso Cuba, non scivoli nella retorica su Castro. Chi vuole che Trump continui Obama deve dire la verita’ sul dittatore. Guardate Francesco: non ha parlato di storia nel fare le condoglianze. Ha parlato da sacerdote. Evitiamo questa banalita’ della ” storia che giudichera’”. Non e’ cosi’: Castro e’ ampiamente giudicato. Per molti ( me compreso) lui  era un mito. Ma per il mondo e’ stato altro. E non va dimenticato: nel 61, primo atto della sua rivoluzione, ha portato la Terra vicinissima  ( mai cosi’ vicina dopo il 1938) alla 3 guerra mondiale e all’autodistruzione atomica. E c’e’ voluta la fermezza di John Kennedy per vincere la minaccia di due pazzi comunisti: lui e Krusciov. Poi, per tutti gli anni 60 e 70, Castro e’ diventato il Bancomat dell’esportazione della “rivoluzione” in America Latina, destabilizzando per decenni la politica di quel continente e inventando regimi e controregimi di carta che hanno solo impoverito e impaurito  il continente e causato, tralaltro, miserabili reazioni fasciste. Poi Castro e’ diventato, nel ventennio 1970/1990, un esportatore di guerre e di armi in Africa condizionando lo sviluppo di quel continente che, prima grazie a lui e all’Urss, e ora grazie all’Islam si e’ vista preclusa la modernizzazione. E resta la residua sacca di poverta’ del mondo globalizzato. Questo servizio permanente di destabilizzazione in America e di guerra nel mondo non e’ servito a Castro per far decollare il suo paese. L’economia cubana, il suo squinternato modello comunista, non ha avuto nulla di epico: e’ stata un’economia completamente dipendente dalle importazioni ( di tutto), foraggiata dal sussidio assistenziale dell’Urss ( finche’ e’ esistita) e ( come ogni dittatura) dai traffici bellici, un po’ di sigari e un po’ di canna da zucchero. La rivoluzione cubana, riconosciamolo, in altre mani avrebbe potuto avere ben altro esito. E non meniamola con la solita “guerra fredda”. Cosi’ giustifichiamo tutte le nefandezze del 900 facendo, come diceva Hegel, “la notte in cui tutti i gatti sono bigi”. No: quel modello e’ frutto delle scelte volute dal dittatore. Nessuno gli ha imposto la sua fallimentare e dolorosa politica. E non e’, cari vecchi e giovani compagni, che qualche bravo medico o dentista che si trova a Cuba puo’ modificare il giudizio: Castro ha significato un’economia povera, completamente dipendente, e piccolo motore ( dispotico all’interno) di guerra e destabilizzazione nel mondo. Un fallimento. Fatevene una ragione. Da tempo, dal crollo dell’Urss, il foraggiatore, Cuba non esercita piu’ alcuna minaccia. Gli Usa hanno tutto da guadagnare dall’apertura: la fine dell’embargo e’ fine di un costo per loro; la normalizzazione significa che Cuba diventa un nuovo mercato pacifico, commerciale, turistico; i profughi cubani e le vittime del regime potranno, presto, tornare. Con beneficio per tutti: potranno, si spera presto, formare partiti ( filoUsa) sull’isola. E, magari lentamente, costruire una democrazia al posto della dittatura. Questo e’ il lato positivo dell’apertura di Obama. Che Trump, al di la’ delle parole, avra’interesse a continuare. E allora Obama non vanifichi l’ apertura con frasette di circostanza. Il giudizio su Castro e’ sotto gli occhi di tutti. La storia lo ha gia’ dato. 

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