Berlusconi e D’Alema chiudono in bruttezza

Patetici. Berlusconi e D’Alema chiudono in bruttezza la campagna referendaria. E in un delirio di senile teatralita’. Berlusconi un giorno vaneggia il ritorno e il giorno dopo minaccia ( sarebbe ora) l’addio e il riposo. Ha fallito. Poteva chudere come protagonista della riforma dello Stato. Finisce col suo popolo diviso, il suo partito alla frutta e lui prigioniero degli estremisti della Lega e dei burocrati di Forza Italia. E ruota di scorta dei suoi nemici di sempre: la sinistra del No. Sindrome di Stoccolma. moderati italiani stanno col SI. Inevitabile. D’Alema chiude anche lui la campagna referendaria con annunci ( che non interessano nessuno): un giorno annuncia l’addio e un altro giorno, in evidente delirio, annuncia che restera’ e gli tocchera’ difendere….Renzi. Che sta toccando, ovviamenti, tutti i cornicini ed amuleti possibili. Non contento della boutade, D’Alema si produce, lui, in un improbabile, tardiva e impensabile riabilitazione di Craxi: “uomo di sinistra” ( mentre Renzi sarebbe di destra) . I comunisti ( sopravvissuti) hanno questo di tipico e caratteristico: non avendone mai azzeccata una, riabilitano regolarmente, dopo vent’anni, tutti gli avversari che hanno ferocemente combattuto. Ma solo quando sono nella tomba o, ormai, inoffensivi. Capitera’ anche a Berlusconi, vedra’. D’Alema ha usato, per tutta la vita, la parola “craxiano” come uno sfollagente, un marchio di infamia per liquidare i nemici interni. Ne sappiamo qualcosa noi miglioristi. Ora che Craxi e’ morto, lui lo usa contro un altro nemico interno: Renzi. E sempre con la medesima accusa che usavano i burocrati del Cominform: ” di destra”. Chi e cosa danno a D’Alema l’autorita’ di distribuire queste patenti? Non si capisce. D’Alema dice che si occupera’, dopo il referendum del suo lavoro come Presidente della Fondazione dei socialisti europei. Nell’intervista si produce in una miserabile affermazione: a favore del corrotto Arafat e di dileggio verso Netanyau. Come fa uno con queste posizioni impresentabili a fregiarsi del titolo di socialista democratico? Un titolo che spettava ai leggendari leaders israeliani Ben Gurion, Golda Meir, Moshe Dayan, Peres, Barak, Rabin. Che c’entrano D’Alema e Arafat col socialismo democratico? Nulla. 

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