“Succhiare l’osso”? E’ il riformismo! 

Ah la metafora popolare! Romano Prodi ha motivato il suo SI e ha gettato nello sconcerto la minoranza PD. La scelta di Prodi, e’ bene che si sappia, ha un forte valore simbolico per la minoranza. Che era gia’ stato segnalato dalla analoga scelta per il SI di Enrico Letta. Queste due adesioni al SI confinano la minoranza non solo ad un perimetro interno, politicamente, assai ristretto ma la caratterizzano come distante, molto piu’ distante, dal progetto originario del Pd: dare vita ad un nuovo partito riformista, di centrosinistra e non di sinistra, fondato su una “vocazione maggioritaria”, di governo e non piu’ proporzionalista. Il Pd, per questo, era fondato non sull’idea dell’ “unita’della sinistra” (ormai insussistente e non consistente) ma su quello dell’incontro delle aspirazioni riformiste dell’intero arco della tradizione politica democratica italiana: “sinistra di governo, tradizione laica e quella del popolarismo di centro”. Per questo il Pd va definito, correttamente, di centrosinistra, piu’ che di sinistra. Era questa la novita’ strategica del Pd. Non quella di essere l’ennesima versione nominalistica ( Pds, DS ecc ) della sinistra ex comunista. D’Alema non e’ mai stato convinto di questa idea strategica del PD. E l’ha, nei fatti, sempre avversata. Il suo confronto con Veltroni aveva questo di distintivo: lui non concepiva la vocazione maggioritaria. Lui preferiva un partito di sinistra che si “alleasse” con altri per vincere elezioni ma che non fosse, di per se’, un partito che “da solo” potesse vincere le elezioni. La differenza tra proporzionale e maggioritario e’ tutta qui. Solo che, con la fissazione “proporzionalista” di D’Alema, le elezioni non si sono mai vinte. E non si vinceranno mai. D’Alema e’ proporzionalista perche’ resta legatomad un’idea di sinistra senza contaminazioni di altre culture riformiste. La sua stessa idea di ” partito socialista” e’ vecchia. Il PD e’ nel PSE in nome della sua natura di “partito democratico ( non socialista), di centrosinistra ( non di sinistra) e nato sull’incontro di diverse tradizioni riformiste (non di una sola). Il Pd porta nel PSE una sua identita’ originale”. Che, guarda caso, e’ diventata un segnaposto per i socialisti europei: siccome elettoralmente i vecchi partiti socialisti stanno diventando irrilevanti e’ ovvio che molti socialisti in Europa guardino al Pd come modello nuovo. E l’essenza di questo modello nuovo e’: non basta piu’ essere di sinistra, occorre costruire il centrosinistra, parlare anche al centro democratico, unire piu’ tradizioni riformiste. L’Ulivo era ( con molti limiti ) la versione piu’ vicina e prossima all’idea del PD rispetto alla vecchia idea di sinistra. Il PD e’ la correzione dell’Ulivo: da rassemblement di tutti a partito strutturato. In questo e’ il suo continuatore. E oggi questa continuita’, il progetto ” unitario” del Pd, sta dalla parte della maggioranza del Pd di Renzi. La minoranza si e’ messa, scioccamente, fuori. Perche’ si e’ rintanata in un’idea vecchia, perdente, minoritaria ed elettoralmente, ormai, ferrovecchio in Europa: la sinistra tradizionale, il vecchio socialismo. La novita’ del Pd non era solo politica ma culturale: doveva significare un riformismo di governo non declamatorio. Con la sua metafora contadina” meglio succhiare l’osso che il bastone”‘, Prodi da’ una colorita e popolare versione di un riformismo di governo. Spiace che proprio Bersani, maestro di proverbi popolari, non lo colga. Nella sostanza vuol dire: ” una riforma non e’ mai perfetta ma e’ sempre, incommensurabilmente, meglio che nessuna riforma”. Il riformismo di governo non e’ declamatorio, sa che ogni riforma e’ un compromesso. E che la riforma perfetta esiste sulla carta ( progetti, propositi, disegni) ma mai nella realta’: le riforme devono essere realizzate col dialogo e nel compromesso. No sono mai perfette. Anzi: la riforma perfetta e’ sempre un bastone ( un pezzo inerte perche’ irrealizzabile), la riforma e’ sempre un osso: c’e’ della carne intorno, comunque, da succhiare. Stavolta il maestro di riformismo popolare e proverbiale e’ Prodi. E non Bersani. E a me dispiace molto. 

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