Fine della storia? Rivincere si puo’. Un po’ di storia! 

Un po’ di coraggio! Attenti a dire ( lo fanno anche alcuni miei amici ): “il voto al SI di domenica non e’ automaticamente, un voto politico a Renzi in caso di elezioni”. Ovvio. Ma attenzione: la storia fa, anche, esempi diversi. Che fanno riflettere. Il referendum del 4 dicembre e’, stranamente e sigolarmente, somigliante persino nei numeri a quello del 1974 sul divorzio. Allora per il Si ( il quesito era ” volete abolire il divorzio ?” era la Dc, primo partito del paese. Anch’essa era spaccata al suo interno e isolata dal resto dei partiti: tutti schierati per il No. Il SI prese 13 milioni di voti ( 41 % ) , il No 19 milioni ( 59%). Voto’ l’87% degli elettori ( 33 milioni di persone). Numeri quasi esattamente uguali a quelli di domenica. Il referendum fu una debacle totale per la Dc. Come domenica per il PD, si direbbe. Ma cosa successe dopo quel voto? Una apparente deleggittimazione palese della Dc. Come oggi per il Pd. Di cui approfittarono i suoi avversari politici. Ci fu, certamente, una spinta a sinistra nelle elezioni successive al referendum ( regionali del 1975 e politiche del 1976). Ma attenzione: la Dc non perse le elezioni. Anzi. Resto’ primo partito, recupero’ e accrebbe persino tutti i voti del SI: la DC rispetto ai 13 milioni di voti del SI prese ben 11 milioni di voti nel 1975 e, addirittura, 14 milioni di voti nel 1976. Il tracollo al referendum non si trasformo’, nonostante la crescita del Pci e la spinta a sinistra, nella sconfitta della Dc. Chi ha la mia eta’ ( i capi della minoranza Pd ) ricordera’ che questo fu un trauma politico per noi del Pci. Il fatto che, nonostante la sconfitta sul divorzio, la Dc non avesse perso il suo primato elettorale, indusse ( insieme agli eventi del Cile) alla profonda autocritica di Berlinguer ( “e’ stato sbagliato dare per morta la Dc al referendum”), al riconoscimento delle radici profonde e solide della Dc ( nonostante la sconfitta sul divorzio). Non solo la Dc vinse dopo il referendum perso ma il partito vincitore del referendum, il Pci, lancio’ ad essa l’offerta di un compromesso storico. Il Pci ebbe lo sguardo lungo e strategico ( non reagi’ alla sconfitta della Dc con idiozia estremista o i ridolini sarcastici di D’Alema e Fassina). E la Dc si affido’ a Moro. Non a reggenti, in attesa che i capi ricarichino le pile. Se il professor Della Loggia, uno storico apprezzato, oltre che fare il critico di costume ( circa la simpatia o meno di Renzi), ci ricordasse un po’ di storia non sarebbe male: la Dc data per morta al referendum sul divorzio” vinse tutte le elezioni politiche successive. Nessuno nella Dc, dopo la Caporetto del divorzio, annuncio’: “sciogliamo le fila”. O ” riavvolgiamo il film e ricominciamo daccapo”. No. Combatte’ le elezioni. E vinse. Dove e’ scritto che oggi per il Pd dovrebbe essere, obbligatoriamente, diverso? Puo’ darsi di si ma puo’ anche darsi di no. Chi puo’ saperlo? Ma faccia attenzione chi, per eccesso di sofisticazione e realismo, invita Renzi a non coltivare facili sogni di rivincita. Essa, chiamiamola col suo nome, fu nei fatti possibile per la Dc a pochi mesi dalla sconfitta al referendum del 1974. E’ singolare: anche allora avevamo il tripolarismo come oggi. E che successe? La Dc si confermo’ il primo partito subito dopo aver perso il referendum ( con gli stessi numeri di oggi); il PCI, secondo partito e vincitore politico del referendum ( esattamente come i 5 stelle di oggi) si avvicino’ ma non supero’ la Dc; il Psi, la terza forza, come Forza Italia di oggi, vinse anch’esso il referendum ma non ne ebbe alcun vantaggio elettorale. Sembra il film di oggi. E, come allora, neppure oggi abbiamo un quadro istituzionale che eviti che questo tripolarismo si trasformi in consociazione o paralisi. L’abbiamo, questo quadro, distrutto domenica scorsa. Certo: gli attori e il contesto oggi sono diversi Ma, come si e’ visto, i tratti di somiglianza ci sono. Che fanno riflettere. Non e’ scritto che a un referendum perso debba seguire la sconfitta elettorale o una lunga traversata del deserto. Quella che alcuni, maldestramente, consigliano a Renzi. 

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