Voto subito e con Renzi: il Pd vince solo cosi’ 

Ora il punto e’ questo: fa bene al PD la posizione della minoranza? Che pare questa: no alle elezioni anticipate; Renzi lasci la segreteria e si vada al congresso; si voti alla scadenza della legislatura con nuove primarie. Mi sbaglio? Questa linea e’ anche di alcuni renziani autentici, che hanno cuore l’immagine e la salute del leader e che pensano al teorema Cincinnato, ” Renzi si ritiri per un po’, si ritempri a Rignano, poi organizzi le sue Leopolde e, infine, ritorni”. Anch’io, nei primi momenti della sconfitta, pensavo alla teoria Cincinnato. Mi sbagliavo! Per due motivi. Primo: i tempi della crisi. Se si va ad elezioni anticipate ( tutti le vogliono) il Pd deve essere attrezzato subito. Se andasse cambiando, in un paio di settimane, segretario e leader riconoscendo solo fallimenti, perche’ gli elettori dovrebbero votarlo? Puo’ il partito di governo andare ad un’elezione politica generale dichiarando tre anni di fallimento del governo? A me sembra un delirio e un suicido. E’ ovvio e naturale ( e addirittura atto dovuto e democratico) che alle elezioni si presnti il leader che ha governato e difenda il bilancio del governo. Che, in verita’, e’ pure del tutto difendibile. Secondo: noi tutti, compresi gli estimatori di Renzi, abbiamo sbagliato il giudizio sul voto. Abbiamo dato credito ai commenti di chi diceva : ” Renzi ha perso per antipatia e ripulsa, ha perso anche il suo elettorato, deve lasciare la scena ( magari per un po’”. Per poi tornare, pensavano i renziani, cambiato, meno “cattivo” e piu’ simpatico. Ma Renzi non ha perso per antipatia. O almeno non tanto per questo. Ha perso il referendum, dicono i numeri e le analisi, perche’ non e’ riuscito a spostare, significativamente, elettori dal centrodestra ( e dai M5S) sul Si. Ha perso, come succede spesso nei referendum, perche’ i partiti hanno mantenuto fedeli i propri elettori: il No, sulla carta, aveva il 60%. Quello ha avuto e Renzi, per questo, ha perso. Ma questo vale anche per il PD di Renzi: il suo elettorato e’ stato fedelissimo. E, pur perdendo, il Si ha attinto 5 milioni in piu’ dei voti del Pd di Bersani del 2013 e 2 milioni in piu’ delle europee. Sara’ il mio un calcolo rozzo per fini politologi. Ma se, come pare, voteremo con un sistema proporzionale questo calcolo non e’ affatto peregrino: basterebbe che il Pd confermasse soltanto due terzi del voto del Si e risulterebbe, ampiamente, primo partito: quello che poi da’ le carte. Se si va al voto subito, percio’, Renzi non puo’ no guidare la lista Pd. La minoranza, per questo, non vuole elezioni subito. Ma se non si vota subito nel Pd sarebbe la guerra. Guerra di un anno. Che porterebbe alle elezioni del 2018 con il Pd allo sfascio. Votare. E con Renzi che resta. La minoranza dovrebbe riflettere. E distinguere tra il problema interno e le elezioni. In fondo poi la “sinistra del No” non e’ che abbia spostato voti dal Si al No. D’Alema, in fondo, non ha potuto contare su grandi defezioni dal Si. Puo’ solo gioire di aver guidato la guerra a Renzi. Ma non con grandi truppe. Se stiamo ai numeri. 

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