Il paese della babele

Mattarella ha dovuto consultare 21 ( ventuno) gruppi parlamentari. E non e’ che siano tutte le sigle presenti in Parlamento. Di questi ventuno alcuni gruppi ( piu’ di uno) raccolgono piu’ di una sigla. Il record spetta a una certa Gal ( una specie di recinto di fuoriusciti da tutti i partiti): sono tredici parlamentari ma divisi in 7 gruppi. Praticamente ogni parlamentare di Gal e’ un minipartito. Del resto abbiamo appreso che il gruppo parlamentare del partito maggiore,  quello del Pd, non e’ diviso,  come noi ingenui pensavamo, tra una maggioranza renziana  e una minoranza bersaniana ma e’ diviso in una decina di sottogruppi. Che hanno navigato tra varie collocazioni di partito. Quello renziano, pare ad esempio,  su 203 membri del gruppo, in realta’, ne conta 40, un quinto del gruppo. Il resto e’ diviso in sottogruppi (di cui il Franceschini, non si capisce perche’, pare abbia la maggioranza relativa). La stessa articolazione vale, ovviamente, per ogni altro gruppo di maggioranza o di opposizione. Forza Italia e’, naturalmente, uno zoo di esemplari variegati ed opposti. Ma perfino i nuovi, i grillini non scherzano. Si e’ capito ad esempio, tra le righe delle cronache di questa crisi,  che il vincitore Grillo, piu’ che a stappare champagne, sia  alle prese con problemi  di correnti, gelosie, aspirazioni individuali e conflitti tra potenziali leader. E, forse, sotto sotto nemmeno lui controlla i suoi parlamentari. Altro che “uomini soli al comando” o derive autoritarie. Balle! La politica italiana e’ un’assemblea studentesca che decide l’autogestione. Nella soluzione della crisi, abbiamo capito, la verita’ nascosta della frantumazione, del gruppettarismo parlamentare, degli interessi di singoli collettori di voti parlamentari e, persino, di singoli deputati conta quanto l’opinione dei vari partiti e gruppi in Parlamento. E tutto questo  lo devi moltiplicare per due: Camera e Senato, infatti, votano entrambe la fiducia e hanno partita’ di potere e di importanza. Insomma siamo la democrazia piu’ frammentata del mondo. Se Mattarella volesse avere davvero la rappresentazione delle posizioni in Parlamento dovrebbe consultare non 21 gruppi ( che e’ gia’ uno scandalo) ma 900 deputati e senatori: ogni parlamentare, infatti, tende a fare gruppo a se’. Una babele. Regna sovrano l’interesse individuale. Ovvio che, in questo andazzome e spudoratamente, la variante principale dei tempi del voto per risolvere la crisi diventi in realta’ non la discussione sulla legge elettorale, una consumata scusa, ma il tempo di maturazione del vitalizio dei singoli deputati. Dulcis in fundo: abbiamo domenica bocciato l’ipotesi di andare a riduzioni e semplificazioni della babele. E da lunedi’ tutti i partiti, all’unisono, concordano su una sola decisione: andare ad una legge elettorale proporzionale. Come dire: la babele diventi sistema! Un delirio. 

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