Gia’ persi 10 anni. 

E’ passata una settimana dal No. Abbiamo gia’ perso 10 anni. Forse di piu’. Prendiamo il tema di oggi: la legge elettorale. Tutti vogliono una legge elettorale “proporzionale”. Per anni si e’ sostenuto il contrario: checoccorresse una legge elettorale “maggioritaria”. L’Italia e’ malata di proporzionalismo. Avete provato a contare quanti sono stati i gruppi, i partiti, le opinioni, gli interessi consultati da Mattarella e rappresentati nell’attuale Parlamento? Secondo voi c’e’ qualcuno o qualcosa ( a destra, a sinistra o al centro) che non sia rappresentato, oggi, nel Parlamento italiano? No . Abbiamo tutto e il contrario di tutto. Il vero problema italiano non e’ la rappresentativita’ ma la governabilta’, i tempi e l’effettivita’ delle decisioni parlamentari. Per cui servirebbe una legge maggioritaria. E invece, dopo la vittoria del No, faremo una legge proporzionale: torniamo indietro di oltre un decennio, anzi agli inizi della crisi istituzionale italiana. Un passo indietro clamoroso. E perche’? Per due motivi: primo, perche’ nessun partito dell’attuale Parlamento ( tranne i due che, col maggioritario, potrebbero vincere le elezioni, cioe’ Pd e 5 Stelle) ha interesse a essere indebolito e perdere peso col maggioritario; secondo, perche’ nella situazione di oggi, si dice, si puo’ votare solo col proporzionale. Per fare una legge elettorale maggioritaria, specie se si aspetta la sentenza eventuale della Corte che cambiera’ l’Italicum, occorre tempo. Non basterebbero neppure i due anni che restano per la fine della legislatura. Dunque: per votare presto, si sostiene, dobbiamo accontentarci di una legge proporzionale. Solo su questo tutti i partiti trovano l’accordo. Ma e’ cosi? Io sono piu’ malizioso. E per me la verita’ e’ questa: nessun Parlamento eletto su basi proporzionali consentira’ mai di autocastrarsi consentendo una legge maggioritaria. E seppure arrivi a votarla ( caso Italicum ) mette in moto una tale reazione di sistema da annullare la riforma. Ricordate il combinato disposto? Grazie a quella invenzione oggi ci ritroviamo senza riforma costituzionale e senza neppure la legge elettorale maggioritaria. Tutto annullato: indietro di 10 anni. Voteremo, quando voteremo, con la piu’ tipica legge elettorale italiana. Quella che dice: ” compito di una legge elettorale e’ salvare ogni partito, far vincere tutti, semplicemente, fotografando la forza di ogni partito”. Si eleggono deputati e senatori e poi, dopo le elezioni, si decidono le alleanze, il governo, le coalizioni, gli accordi, i programmi ecc. Tutto come da 70 anni. Andremo a votare, insomma e ancora una volta, nell’ignoranza totale di cio’ che faranno i partiti dopo. Pensate che, nel mondo di oggi, questa anomalia e assurdita’ non pesi nel giudizio dei mercati, degli investitori, delle istituzioni internazionali, dei governi? Questa anomalia e’ la ragione, vera e ultima, dell’alto debito ecdella bassa crescita italiana. Nessuno puo’ scommettere sull’Italia: nessuno puo’ prevedere mai come il gaming politico italiano finisca. Con la proporzionalita’ elettorale regna l’incertezza. Il bello e’ che, grazie alla vittoria del No, ci stiamo infilando nel consueto tunnel, quello che la teoria dei giochi chiamerebbe ” dilemma del prigioniero”: il traffico si ingarbuglia al punto che i partiti non potranno andare ne’ avanti e ne’ indietro. Dilemma del prigioniero, appunto. Cosa succedera’ infatti dopo il prossimo voto con il “proporzionale”? Una volta eletto su basi proporzionali il nuovo Parlamento ( e il nuovo Senato) e di fronte ai soliti problemi posti dal voto proporzionale ( teatrino delle coalizioni, cambi di casacca, mercato dei voti, moltiplicazioni di gruppi e gruppettini, maggioranze ricattate ecc ecc) i partiti, svergognati dall’andazzo, torneranno a discutere di una ” nuova legge elettorale maggioritaria”. Che pero’ non sara’ mai approvata. Per la legge che abbiamo esposto: nessun parlamento proporzionale consentira’ mai una legge maggioritaria. E cosi’ il film degli ultimi 20 anni si riproporra’: discussioni snervanti sui modelli elettorali ma nessuna decisione. Parliamo di una legge elettorale maggioritaria dal 1973. Inutilmente. L’Italia e’ l’eterno ritorno dell’uguale e del gia’ visto. Disarmante. Per tutto questo ritengo che il Pd non dovrebbe dismettere il progetto della grande riforma. Anzi: spero che esso diventi il centro del futuro congresso del Pd. Ne’ scissioni ne’ accomodamenti e finte ricomposizioni. Ci si conti sul progetto e le riforme. In primis: una riforma per la governabilita’. 

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