Sinistra? No gamberi. 

L’Italia a rovescio della sinistra-sinistra: la realta’ e’ sottosopra. Siamo il paese dei luoghi comuni sindacalisti ( e di sinistra-sinistra) e diamo, costantemente, risposte sbagliate e demagogiche ai problemi. E procediamo col passo del gambero: restaurando e non riformando. Ci servirebbe, ad esempio, una legge elettorale maggioritaria ma ci scanneremo ( appena dopo aver restaurato il bicameralismo paritario) per tornare indietro, ad una legge elettorale proporzionale, retaggio della politica al tempo della riforma agraria. In questo deprimente clima di dilagante bigottismo restauratore e conservatore, colpiscono anche altre curiose ed “edificanti ( si fa per dire)  battaglie” della sinistra-sinistra in questi giorni di “cupio dissolvi” post-referendario. Due esempi. Si solleva scandalo sul titolo di studio del ministrO ( italiano perfetto) Fedeli. Come per dire: “per fare il ministrO dell’Istruzione occorre la laurea”. Scempiaggine odiosa. La piccola bugia del ministrO Fedeli, sui suoi titoli di studio, e’ un problemino. La campagna bigotta sulla pretesa  burocratica del “pezzo di carta” attestante la laurea e’ un problemone. Quel pezzo di carta, di per se’, non attesta merito, effettiva capacita’ o competenza. Non serve a fare il ministro di alcunche’ (secondo la Costituzione “piu’ bella del mondo”). Serve, al contrario,  a tenere molte brave persone, soprattutto giovani, lontane da un lavoro. Serve a creare finte corsie di privilegio. Non prova nulla delle effettive capacita’ di chi presta lavoro. Livella,  paurosamente,  verso il basso lo studio universitario: ormai si paga l’universita’ (e il suo nome), solo per fare esami volti ad acquisire il “pezzo di carta”. Esamifici e  non reale formazione di qualita’. Una volta la sinistra si batteva per “abolire” il valore legale del titolo di studio. Oggi la sinistra radical chic, insieme ai bigotti, si scandalizza se scopre che un ministro, non ha il “pezzo di carta”. Un ministro! Una volta per noi di sinistra democrazia era, diceva Lenin, portare la cuoca al governo. Ora serve che sia laureata. Magari incapace ( sono sessista se penso al sindacO Raggi?) ma laureata. Secondo esempio: i vouchers. Anzitutto se ne parla, nel quadro dell’odiosa ventata antirenziana e restauratrice (che ricorda le battute di Flaiano sull’antifascismo improvviso di tanti ex fascisti) come se i vouchers fossero stati un’ invenzione di Renzi:  li ha solo e giustamente regolati. Poi se ne parla come fossero  una mostruosita’ “liberista” (che noia) mentre sono soltanto una sacrosanta modalita’ di emersione del lavoro nero occasionale. Forse non sono ancora perfetti ma abolirli sarebbe una palese ingiustizia e un colossale passo indietro: il ritorno al puro e semplice mercato nero. Gli imbecilli sostengono che i vouchers abbiano introdotto la precarieta’. Sono, invece, un modo per ridurla. Dimenticano di dirci cosa c’era prima e cosa restaureranno se li aboliscono: un oceano di lavoro nero in attivita’ come il lavoro domestico, l’atigianato, l’agricoltura, i servizi quotidiani. Dicono: ma sono troppi di numero ( lo dice anche il sempre piu’ sorprendente ministro Poletti)! Oddio: se dovevano regolare un “lavoro nero” come si fa a stabilire se sono troppi o pochi, visto che il precedente lavoro era “nero” anche numero? Mistero. Insomma, in nome della lotta al “liberalismo selvaggio”, di cui si sciacquano la bocca a sproposito i pappagalli della sinistra-sinistra, si sta avviando una idiota campagna per la restaurazione del lavoro nero. Ecco, i vouchers e il titolo di studio: due esempi che dimostrano ( come sul bicameralismo paritario o il ritorno al proporzionale) che la sinistra-sinistra e’ un pezzo di arcaismo nel XXIII secolo e una palla al piede della modernizzazione di questo povero paese. 

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