D’Alema e Monti: dove siete? 

Come volevasi dimostrare. L’ agenzia internazionale di rating DBRS declassa il merito di credito dell’Italia. Ovviamente il governo deve, obbligatoriamente, minimizzare gli effetti. Se facesse il contrario amplificherebbe gli effetti negativi della cosa. Quali sono? Che il costo del denaro, per chi lo presta al pubblico, cioe’ le banche italiane salira’. Le banche italiane sono, di per se’, gia’ in turbolenza. Facile immaginare che il declassamento del rating aggiunge olio al fuoco. E facile immaginare le conseguenze per chi il denaro dalle banche devono prenderlo in prestito: imprese e cittadini: costera’ di piu’. Il problema e’: perche’ ci declassano? Sembrerebbe senza ragioni. Infatti l’economia italiana, Renzi aveva ragione, e’ in leggera crescita ( + 1 % ) del Pil, debole ma mai realizzata da anni a questa parte. E allora perche’ ci declassano? Per due ragioni: per l’instabilita’ politica prodotta dal No ( si vota? non si vota? quando si vota?) E’ oggettivo che chi ci presta i soldi sia preoccupato di quanto duri questa tiritera. L’altra ragione di preoccupazione dei prestatori e’ la prospettiva politica delle elezioni: possono vincere i 5 Stelle. E comunque una coalizione avversa all’Euro e alle “riforme”. E questo, giustamente, terrorizza chi ci deve prestare denao ( come chi deve fare investimenti o vendere beni ed opere al nostro paese). Perche’? Facile da capire. Chi presta al paese denaro dall’estero ( a cominciare dalla BCE ) o chi investe o vuole investire in Italia o chi pensa a noi, giustamente, anche come un mercato di sbocco dei suoi beni ragiona e fa i conti in Euro. Non ha altro modo per farlo. Ora che fareste voi, al posto di quelle persone, se qui puo’ andare al governo chi l’Euro lo vuole abolire o, anxhe solo, sottoporlo a referendum? Io aspetterei e mi terrei, intanto, i soldi stretti. Lo trovo ovvio. Come trovo ovvio che Europa, BCE, risparmiatori e investitori internazionali siano terrorizzati da un altro fatto: che la vittoria dei 5 Stelle ( o di coalizioni in cui pesino le posizioni di chi ha vinto il referendum) significhi il blocco delle riforme di Renzi. Direte: che gliene frega a loro delle riforme di Renzi? Stolti. Le riforme non sono un esercizio solo nazionale. Per cambiare il paese. Sono una drammatica esigenza dell’Europa, di chi ci presta il denaro, di chi vuole investire in Italia, della BCE a cui attingono i soldi le nostre banche. Se le condizioni di debolezza strutturale della nostra economia- debito pubblico, scarsa produttivita’, stagnante qualita’ della P.A., stato dei “tre grandi sistemi” (giustizia, scuola e Universita’, ricerca), rigidita’ del mercato del lavoro, freni burocratici e localistici agli investimenti, lentezza e lungaggini delle decisioni pubbliche, peso della tassazione- non si rimuovono con “riforme”, il denaro messo in Italia e’ un rischio. E chi lo presta deve considerarlo. E cautelarsi. Oggi, dopo il No, in Italia l’instabilita’ e’ cresciuta, i 5 Stelle possono vincere e le “riforme”, che Renzi aveva avviato, si cerca di cancellarle. Ovvio che l’agenzia di rating abbia fatto due piu’ due. E ci abbia declassato. Mi piacerebbe sentire l’opinione di D’Alema e Monti al proposito. Non avevano detto che il No sarebbe stato privo di conseguenze o addirittura benefico? 

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