Il gambero

Non si puo’ pensare di fare una “cosa di sinistra” e chiamarla “nuovo centrosinistra”, come fanno  D’Alema e Bersani. La sconfitta di Renzi, com’era prevedibile, sta generando un regresso. E non ad epoche che precedono le primarie del 2013. Qui si torna a 25 anni fa: ai Ds e a quell’incarnazione, perdente e minoritaria della sinistra che il “progetto” del Pd doveva, a detta degli allora Ds, superare. Con la tesi che occorra “virare a sinistra” ( Bersani) si torna ad un modello che, allora ( Veltroni, D’Alema, Bersani e la Ditta) teorizzarono fosse quello inadatto a vincere le elezioni. Perche’ restringeva la base dei consensi ai Ds. E perche’ obbligava ( in regime di legge elettorale proporzionale) a governare, nel migliore dei casi, solo in governi di coalizione. I Ds suddetti ci spiegarono anche, allora, che occorreva, per questo,  fare riforme ( elettorali e istituzionali) in senso maggioritario. Si stanno rimangiando tutto. Qual’era, a detta degli allora autocritici dirigenti dei DS, il loro problema? Era, dicevano, il “problema della maggioranza”. Si sosteneva, infatti, che una forza solo di  sinistra, come i Ds, era inchiodata inesorabilmente ad avere un consenso elettorale ( tra il 26 e il 29% ) troppo basso e insufficiente per formare una maggioranza di governo. E perche’? Perche’ la ristretta identita’ di forza di sinistra era, ormai, inadeguata a raccogliere consensi piu’ vasti: nell’area degli elettori moderati. Dicevano allora,  i Ds e la Ditta,  che nelle democrazie parlamentari europee, con qualunque sistema elettorale, la sinistra deve raccogliere voti al centro. Senno’ perde. Avevano ragione, naturalmente. Non bastava, lo riconoscevano,  una formazione di sinistra e basta. Occorreva un’identita’ piu’ larga. Cosi’ nacque ( per Veltroni, D’Alema e la ditta) il tema di diventare, da formazione di sinistra, una formazione di centrosinistra. Per questo fecero l’Ulivo. E poi fecero il Pd: per passare da una sinistra minoritaria ad una in grado di vincere le elezioni. E per vincere occorreva espandersi al centro: da sinistra a centrosinistra. Lo dissero loro per primi. Renzi era ancora al liceo. E che significava “centrosinistra”? Una radicale trasformazione politica e programmatica: piu’ propositivi, piu’ competenti di governo, piu’ riformisti, piu’ innovatori, piu’ capaci di rappresentare interessi non ristretti ai tradizionali bacini della sinistra minoritaria. Non doveva essere questo il Pd di Veltroni, D’Alema e Bersani? L’Ulivo fu il primo tentativo di fare questo ” nuovo centrosinistra”. Falli’. Ora Bersani lo rimpiange. Ma si dimentica: primo, che l’Ulivo fu teorizzato come un allargamento al centro ( non solo come rassemblement di sinistra) ma non ci riusci’; secondo,  che l’Ulivo falli’ perche’ bloccato, lacerato e condizionato dal peso in esso della sinistra radicale ( Rifondazione Comunista) . Che condiziono’ negativamente l’azione di governo di Prodi, porto’ alle sconfitte in Parlamento, al blocco del programma e, infine, alle sconfitte elettorali. Insomma l’Ulivo perse perche’ resto’ una coalizione di “sinistra” e non di “centrosinistra”. Allora si ebbe il coraggio di riconoscerlo. E si arrivo’, infatti,  alla novita’strategica del Pd. Si teorizzo’ che il  Pd  dovesse innovare anche rispetto all’Ulivo, superare la logica delle coalizioni a sinistra, diventare piu’ autosufficiente ( vocazione maggioritaria), essere di per se’ un partito non piu’ di sinistra ma di centrosinistra. Questo era il senso della  fusione con settori di ex popolari della Dc e di formazioni laiche moderate e di centro. Questo nuovo partito “democratico” doveva rappresentare ( nei loro intenti)  la grande innovazione dalla vecchia sinistra minoritaria ad una in grado di vincere le elezioni. Tutte queste cose non erano idee di Renzi ( che era ancora al liceo) ma di Veltroni, D’Alema, Bersani e la vecchia Ditta. Furono loro, non Renzi, a farci questo racconto. Furono loro a parlare del Pd come  “nuovo centrosinistra” e non vecchia sinistra. E che, per essere tale, avrebbe dovuto allargarsi  a nuovi elettori: di centro e moderati. E, per farlo,  avrebbe dovuto assumere caratteri e profilo politico e programmatico ( da forza di sinistra a centrosinistra) in grado di attrarre consensi tra gli elettori moderati. Ora, come il gambero, si torna al passato, a prima del Pd. E si parla di una “virata a sinistra” (D’Alema e Bersani) del Pd. Ancora  nessun renziano trova il coraggio di reagire a questa regressione politica e culturale. Si torna a 25 anni fa e si teorizza l’opposto di allora: il Pd dovrebbe ripassare da centrosinistra a sinistra. Rimangiandosi 25 anni di discussioni e innovazioni. E il prossimo passo sarà’, ci scommetto, la tesi che il centrosinistra, in fondo, il Pd lo potrebbe fare con il “nuovo centro” ( cosi’ lo ha chiamato Bersani ): i Cinque Stelle. Auguri! 

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