E ora dedicatevi ad altro

Ora pero’, voi del Pd, non fatevi imporre l’agenda dagli scissionisti. Atttenti a entrare nella sindrome della “perdita”. E nell’ansia del recupero a “sinistra”. Lasciate al loro destino D’Alema e soci. Non parlatene piu’. E guardate al vero problema del Pd: la competizione con i 5 Stelle. E’ il pericolo, il tema, la preoccupazione per il Pd. Non la sinistra. E’ un errore che un ottimo ministro della giustizia come Andrea Orlando, ad esempio, cada nell’errore che ha fatto deragliare Bersani e D’Alema e, anche, il triste Cuperlo: l’idea che nel Pd ci sia un problema degli ex Ds da salvaguardare, proteggere e rappresentare. E’ una fesseria. Anche umiliante per gli ex Ds. Questa idea da ghetto degli ex Ds, questa visione ridicola e da WWF di Cuperlo che ci sia una “sinistra” interna umiliata da Renzi, ridotta nel Pd a riserva indiana da salvaguardare e da mettere in protezione dal moderatismo di Renzi, e’ una castroneria. Non la commetta Orlando. Non seguite le fumisterie depressive di Cuperlo. Lui e’ il contrario quello che gli ex Ds dovrebbero fare oggi. Anzitutto: capire che, con tutte le critiche che si possono fare, Renzi e’ l’asset elettorale del Pd. Non la sua palla al piede. Ed e’ un asset di tutto il Pd. Non della parte di esso che non proviene dai Ds. Non avrebbe senso alcuno che Orlando sfidasse Renzi alle primarie. Sarebbe un errore. Oggi e’ il momento di sciogliere gli ex Ds che rimangono nel Pd. E sostenere che il Pd con Renzi e’ il perno del centrosinistra. Finiamola con questa nenia cuperliana che ci sia una sinistra da soccorrere e proteggere, come un animale in estinzione, nel Pd: la sinistra che vale la pena di valorizzare oggi e’ il centrosinistra. E Renzi e’ l’unico che oggi puo’ esserne la guida. E finiamola pure, una volta che D’Alema se n’e’ andato, con questa balordaggine secondo cui il pd avrebbe un problema “a sinistra”. Ma dove? l’85 % degli elettori del Pd di Bersani restano col Pd di Renzi. E questa e’ la cecita’ di Bersani, trascinato dal perfido e vendicativo D’Alema. Il problema del Pd non e’ tanto recuperare a sinistra. Cosi’ si perde. Voi, anzitutto gli ex Ds, continuate a vedere la pagliuzza ( la sinistra) e non la trave (i Cinque Stelle). Il problema del Pd e’ diventare primo partito e aggiungere voti da tutte le direzioni,  per battere Grillo. Vedo che anche nel Pd che e’ rimasto con Renzi si fa strada questo virus per cui proporzionalismo significa rassegnarsi al meno, a fare il pieno dei soli elettori di appartenenza, a rinunciare alla vocazione maggioritaria. Assurdo. Il Pd, con Renzi, e solo il Pd, puo’ ancora proporsi di essere primo partito nell’Italia proporzionale. Non e’ un’ambizione. E’ una necessita’ democratica e nazionale. Senno’ tutti voi, con queste vostre inutili carabbattole, introverse e melodrammatiche, su questa eterna sinistra da evocare e salvaguardare, finirete per consegnare l’Italia a Grillo e al populismo E passerete alla storia come il partito di una piccola Weimar italiana. Pensate a un congresso per il rilancio del Pd. Altro che sinistra. 

Stoviglie color nostalgia 

Per dare un’anima alla prima scissione della storia nata sulla data di un congresso, hanno dovuto tirare fuori il cassetto. Non quello degli “attrezzi” (per governare), come diceva una metafora del Bersani che mi piaceva, ma quello delle ammuffite cartoline antiche, quello degli “ideali di gioventu'” e delle canzoni: “stoviglie color nostalgia”, cantava Guccini in un bellissimo pezzo della mia gioventu’. Non si accorgono che, invece, li stanno tradendo gli “ideali di gioventu”. Nella parte buona che avevano. I loro “ideali di gioventu’ erano anche i miei. Per questo dico: “not in my name, please”. Non fate le vostre miserabili cosucce agitando i “nostri” ideali di gioventu’. Non ne avete il diritto. Not in my name. Quelli che voi chiamate ” ideali” sono l’esatto contrario della burletta, dello scempio che state minacciando. I nostri ideali non erano quelli di dar vita a cosucce di sinistra. Non erano quelli di spaccare e frantumare la sinistra. Vi ricordo la “nostra” storia. Giorgio Amendola arrivo’ a definire un “errore politico” la stessa scissione di Livorno, l’atto di nascita del Pci. Quella scissione, ricordava Amendola, nacque con l’ illusione che l’Italia fosse in un “biennio rosso” ( 1919/1920) che avrebbe portato la rivoluzione e a “fare come in Russia”. Sfocio’, invece, nel suo opposto: l’avvento del fascismo e della dittatura. Dividere il Psi di allora sull’ultimatum “cacciate i riformisti o ce ne andiamo”, fu il Comintern da Mosca a imporlo al Psi, fu un errore, scrisse coraggiosamente Amendola. I lavoratori in Italia stavano con “Turati, Treves e D’Aragona, i riformisti. Non con i comunisti. Il carattere “provvidenziale”, che comunque il comunista Amendola, attribuiva alla scissione di Livorno fu nell’aver forgiato un nucleo eroico, un partito decisivo nella resistenza al fascismo. Ma Amendola non si nascondeva che questo “eroismo” venne dopo 20 anni di dittatura fascista e una guerra mondiale. La scissione in se’ fu, insomma un errore storico. Gli “ideali di gioventu”, direi a Bersani erano quelli, per chi come noi fu giovane nel Pci, furono quelli di riparare all’errore di Livorno, all’errore della scissione. Non a caso il partitomdi Togliatti, in cui militammo da giovani, si denomino “partito nuovo” nel 1945. Che combatte’ ogni idea di scissione, a cominciare dall’unita’ antifascista. Il Pci era l’antiscissione. Si proclamava nazionale, unitario. Il Pci combatteva decisamente le “operazioni nostalgia”. Ci siamo formati, come giovani comunisti italiani, nella feroce polemica quotidiana con l’estremismo nostalgico e il settarismo di sinistra. L’ideale della mia gioventu’ era di unire la sinistra non di scinderla. E fun in nome di questi “ideali unitari” che maggioranza degli iscritti al Pci nel 1991, decise la svolta del cambio del nome “comunista”. Voi c’eravate, cari Bersani e D’Alema, fu un errore quel cambio? Avevano allora ragione Cossutta e Bertinotti? Siete arrivati a questo? Quella svolta io la rivendico come un “nostro”‘meraviglioso “ideale di gioventu”! Non era un maquillage. E non era solo costrizione dovuta al “crollo del Muro di Berlino”. No. C’era passione. E c’era futuro. Essa, ce lo dicevano gli stessi titolari della Ditta, serviva a rimuovere il fallimento del Pci: non essere riuscito a costruire una democrazia compiuta. E in cui la sinistra potesse, finalmente, diventare maggioritaria e di governo. Questo fallimento aveva nuociuto all’Italia: le aveva impedito di realizzare le riforme del “benessere socialdemocratico” e aveva eternizzato istituzioni vecchie e tare secolari irrisolte. Era un ideale di gioventu’ anche quello del 1991: costruire una sinistra nuova, di governo. Da questa svolta nacque la strada che portera’ al Pd. Che non fu un invenzione di Renzi ma vostra. E che doveva superare, vi ricordate. le divisioni del 900, quelle delle scissioni in nome di ideologia di appartenenza: comunisti, socialisti, riformisti e cattolici o democristiani di sinistra. Oggi voi ripetete l’ultimatum del Comintern per la scissione del 1921: ” cacciate i riformisti ( Renzi) o ce ne andiamo”. State ripetendo, in piccolo ovviamente data la vostra statura politica e culturale (a Livorno c’era Gramsci non Emiliano o Speranza), l’errore che Amendola imputava alla scissione dei “comunisti” ( e che Togliatti riparo’ nel 1945) Vi sognate di andare a sinistra. Vi sveglierete, cantando Bandiera Rossa, con l’Italia a destra. Auguri.

Si scindono dalla storia

Siamo davvero al sesso degli angeli. Si puo’ giustificare una scissione con il tema delle date del voto o del congresso? Se Renzi, che ha gia’ dovuto, parzialmente, cedere sulla data del voto ( ha detto, ovviamente, “la data non la decido io ma il Capo dello Stato”) dicesse “il congresso a dicembre” di colpo il Pd tornerebbe unito? Non scherziamo. Il Pd e’ diviso da una questione politica sostanziale. Non di date. E ormai si e’ portata tale divisione ad un punto di non ritorno. E non per colpa di Renzi. Quello che divide il Pd e’ Renzi e la sua linea politica, programmatica e di atti di governo ( riforme). Lo dicono apertamente i capi della minoranza. Ma si fa finta di non sentirli. E si pretende di sminuire tutto a ragioni di carattere di Renzi e di date che propone. Che ipocrisia. Renzi esprime una linea politica di centrosinistra e non di solo sinistra. La minoranza Pd, a mio avviso piu’ per dare un’identita’ politica al suo malessere che per ragioni oggettive e reali, ha deciso di contrastare Renzi in nome di una ( inventata) battaglia di sinistra e di “mostrificazione” del centrosinistra di Renzi ridotto ( ovviamente ) a destra( sic). E’ come quando i comunisti accusavano i socialisti di socialfascismo perche’ parlavano di riforme invece che di rivoluzione. E’ una psicologia radicata nella sinistra-sinistra: dipingere chi e’ piu’ vicino come il piu’ pericoloso. Renzi puo’ essere criticato nel merito di tante cose. Ma esprime una linea, di centrosinistra, che era la novita’ ( promessa) del Pd: quella per cui nacque dalle ceneri della sinistra postcomunista e del popolarismo postdemocristiano. Ora questo non va piu’ bene a D’Alema e compagni? Pare di no. ma di questo si tratta: loro rompono su una linea politica e programmatica. Non sul carattere del segretario come si vuole sminuire. E’ un dilemma tipicamente congressuale, allora, quello che divide il Pd. Perche’ si contrasta la data allora? Dicono: “dobbiamo prepararci”. Ma a che? Non avete gia’ detto tutto sul contrasto di linea che vi oppone a Renzi? Portatelo alla luce nel congresso e contatevi. La verita’? Io temo che loro non siano sicuri di se’. Temono che Renzi li batta in un congresso. E loro non sprebbero che fare: se ne vanno o restano minoranza? Nell’attesa si erano fatti, forse, qualche calcolo sulla legge elettorale ( e sui numeri di eletti che comporterebbero le varie ipotesi in campo). E’ per questo che vogliono che tutto ritardi: la data del congresso o la data del voto. Si vuole sapere con che legge si votera’. Una sola cosa la minoranza ha chiaro: non vuole piu’ convivere con Renzi. “O lui o noi”, cosi’ l’hanno messa. Sbagliando. Che deve fare Renzi? Abbozzare? Ovvio che deve giocare le sue carte. Ma messo cosi’ lo scontro nel Pd e’ senza via d’uscita. Occorrerebbe un patto politico che dica: “chiunque perda non se ne va”. Ma state certi: la minoranza non lo firmerebbe. Temo che abbiano capito che il congresso lo perdono. Renzi non e’ un alieno. Il Pd e’ gia’ molto di Renzi. Ma non perche’ ha comprato gli iscritti o gli elettori. Perche’ questo partito e’ gia’ e da anni di centrosinistra e non piu’ di sinistra e basta. Era l’identita’ riformista sottoscritta, da 20 anni, anche da Bersani, D’Alema, gli ulivisti. E Renzi gli ha dato solo un elenco di riforme. Come doveva essere. Chi rompe il Pd, in nome di una sinistra che nessuno dice cos’e’ e dove sta, rompe con una storia di 20 anni. Non e’ Renzi l’alieno. 

Contatevi ma fatela finita

Il capolavoro del Pd: nel giro di sei mesi ha annullato e compromesso la realta’ di un decennio. Dalla fine politica del berlusconismo all’avvento di Renzi il Pd, con tutti i limiti, e’ sembrato il perno indispensabile del governo del paese: l’ultimo partito di massa e partito-stato organizzato del panorama italiano, si e’ detto per molto tempo. Bersani segretario , ricordo, lo ricordava con convinzione. Il Pd e’ sembrato dovesse incarnare la stabilita’, la governabilita’ e la continuita’ di governo inesorabilmente. Il Pd e’ stato, per un decennio, la forza potenzialmente centrale della politica italiana. Renzi, negli ultimi tre anni, ha aggiunto una forte impronta programmatica e riformatrice. E’ sembrato davvero che il Pd potesse guidare anche una stagione riformista. E soprattutto realizzare la riforma chiave e di sistema per uscire dalla crisi italiana ( compresa la stagnazione economica): la governabilita’ e la stabilita’ dei governi. Il resto e’ chiacchiera: senza stabilita’ dei governi ed efficienza delle decisioni l’Italia diventera’ il vaso di coccio in Europa e nel mondo. Era davvero una buona condizione quella del Pd. Ora e’ tutto cambiato: il Pd, a sorpresa, puo’ morire. La vicenda del Pd rischia di passare come il piu’ incomprensibile e demente dei suicidi e degli auto-da-fe’ della storia della politica italiana in un secolo: un partito-stato in salute che si uccide per ignavia. Il dramma e’: si puo’ evitare di precipitare? Con o senza scissione il danno e’ stato gia’ fatto. Gia’ oggi il Pd e’ un partito orribilmente dilaniato, ingovernabile, indebolito. E avviato, scissione o non scissione, ad aumentare la guerra civile interna. Si discute solo la data di una resa dei conti, aprile, settembre, dicembre : le date del congresso del Pd. I congressi servirebbero, in teoria, a posizionare un partito di massa per vincere le elezioni. Il Pd lo fara’ (se lo fara’) solo per esibire la sua guerra civile interna. La verita’ e’ che l’avvento di Renzi, nelle modalita’ con cui e’ avvenuto, e’ stato vissuto come, esso stesso, una scissione. La minoranza non e’ stata capace di elaborare il lutto e di pensare in grande: all’Italia, alle riforme e alla funzione centrale del Pd. Ha pensato alla rivincita. La scissione nei fatti e’ in atto da tre anni. Il Pd e’ da tempo l’apparenza di un partito. In realta’ e’ fatto di due partiti opposti, gia’ oggi. E, forse, tre o quattro. Una babele. Il congresso, diciamoci la verita’, potrebbe sancire soltanto la scissione. Occorrerebbe che il congresso fosse altra cosa da quello che si prefigura: un patto ri-costituente tra le due anime del Pd. Per rilanciare la centralita’ del Pd. Ma la minoranza e’ mossa da una pregiudiziale: liberarsi di Renzi. Messo cosi’ il confronto interno e’ destinato a crescere in distruttivita’. La situazione sembra essere senza via d’uscita. Forse non resta altro che rassegnarsi alla realta’: contarsi. E poi sperare…Le meline, fuori dal calcio, uccidono.  

Forza Macron 

La sinistra del Pd sconcerta per l’assoluta vecchiezza e inconsistenza della proposta politica. Loro non vedono il nemico reale. E si attardano in una lettura distorta della realta’ che spinge  il Pd su una deriva rovinosa e perdente, in termini di proposta elettorale e di alleanze o coalizione. Ieri Cuperlo, al termine della solita tiritera sulle procedure interne, congresso ecc, se n’e’ uscito con il solito allarme sul “pericolo” della destra. Ma quale pericolo? La minoranza Pd perpetua il quadro politico di vent’anni. Che e’ vecchio, vecchissimo. Come l’eta’ di Berlusconi. La dialettica politica in Europa ( e nel mondo occidentale) e’ cambiatta. La vittoria di Trump e’ epocale. E dara’ forza in Europa al nuovo nemico: il populismo. Che non e’ la vecchia destra. Ma un concentato, reazionario, di pulsioni, rivendicazioni, obiettivi regressivi e dissolutivi di valori della tradizionale dialettica politica europea. La Francia esemplifica la realta’ del “nuovo nemico”. Non e’ piu’ la vecchia destra. Che sta tristemente naufragando anch’essa, insieme alla vecchia sinistra. Le Pen non e’ “destra”. Raccoglie il meglio ( si fa per dire) , ad esempio, delle idee sociali ed economiche della sinistra radicale. Come fa Trump: antiglobalizzazione, protezionismo, antiliberismo, assistenzialismo sindacale ecc. Le Pen unisce davvero estrema destra ed estrema sinistra. Noi chiamiamo il fenomeno politico “populismo”. Ma e’ un termine provvisorio. Sta nascendo una forza politica che, con Trump, riceve un endorsement mondiale. E direi epocale. Le Pen ha reso chiaro che la dialettica non e’ piu’ tra destra e sinistra ma tra due cose nuove. Da un lato quello  che chiamiamo populismo (o trumpismo) e dall’altro, quello che dovremmo chiamare un’alleanza repubblicana. Il populismo potrebbe vincere in Francia. La sinistra francese, dopo aver fallito la prova di governo, si e’ arresa. Si e’ rintanata in una riserva minoritaria, rinserrandosi nelle vecchie e chimeriche certezze ideologiche. E si illude di inseguire i populisti blandendoli o copiandone le ricette. Come per Cuperlo in Italia, per la sbriciolata sinistra francese il nemico e’ la destra, non Le Pen. E’ cosi’ diventeranno irrilevanti. Occorre avere il coraggio di Macron: dare una piattaforma riconoscibile, un’alternativa di valori avversa al populismo, che raccolga una parte vasta di elettori, ancora maggioritaria, che teme la deriva populista. Che ritiene una iattura lo sbriciolamento dell’Europa, la deriva isolazionista, nazionalista, fobica, autarchica, antimodernista del populismo. E questa maggioranza antipopulista e’ fatta non dei soli elettori della vecchia sinistra. Rendetevi conto,caro Cuperlo: con la sola sinistra il populismo stravince. In Francia con il solo partito socialista che scivola a sinistra, stravincerebbe Le Pen. Se non ci fosse Macron. Occorre una nuova leadership antipopulista. Che parli un linguaggio unitario, europeista, di forza tranquilla liberale e riformista. Che possa essere votata dagli elettori moderati, dalla vecchia sinistra di governo e dalla vecchia destra di governo. Non dalla vecchia e inconsistente sinistra e destra radicali. Ormai scheggia della galassia populista. In Italia siamo allo stesso punto che in Francia: il populismo trumpista puo’ vincere. E Cuperlo si attarda, come un fossile, a parlare del “pericolo di destra”. Intendendo ancora l’avversario di 20 anni fa. Aggiornatevi signori della nostalgica sinistra fossile: il nemico e’ cambiato. E, ma questo vale per tutto il Pd, non blanditelo e non accarezzatolo. Ma guardatelo negli occhi e attrezzatevi a combatterlo. Imparate da Macron e non da Hamon. E soprattutto ricordatevi: noi un Macron l’avevamo. Era Renzi. Se ne ricordi, innanzitutto, Renzi.

Governo di correnti? Addio riforme

Renzi cambia strategia? Temo. C’e’ un modo per evitare la scissione: indire il congresso e accettare di votare nel 2018. Fino ad oggi mi chiedevo a cosa servisse questo cedimento. Mi dicevo: le cose cosi sono solo rinviate. La scissione, che non farebbe oggi,  la minoranza la farebbe a dicembre: fa anche bello e melodrammatico scindersi ai congressi. Fa storico. Evoca melodrammi del 900 ( Livorno). E la sinistra adora i melodrammi. Sbagliavo. Pare stia cambiando tutto. Leggo dai giornali che c’e’ una convergenza ( compreso Renzi) sulla proposta del premio di coalizione per la legge elettorale. Ritengo che questo cambierebbe tutto e spiegherebbe la nuova linea. Che significa premio di coalizione? Diciamolo in soldoni: un winwin, direbbero gli inglesi. Il premio potrebbe soddisfare le mire, gli interessi e le strategie di un’area maggioritaria di persone, gruppi, partiti e correnti: da Berlusconi a Bersani ad Alfano e allo stesso Renzi. Sdrammatizza la resa dei conti tra le correnti del Pd. Ogni corrente potrebbe continuare a convivere nel Pd. Il congresso servirebbe solo, a questo punto, a stabilire il peso e la quota di ogni corrente nella futura lista elettorale. E’ il ritorno al doroteismo. All’ideologia e alla pratica dei pentapartito. Ognuno correrebbe, nei partiti e nel Pd,  con le sue bandiere ideologiche: Bersani con la linea della alleanza a sinistra, Franceschini con quella dell’alleanza al centro, Alfano direbbe che lui e’ solo “coalizzato” alla sinistra, Vendola e Pisapia che loro sono solo in coalizione con Alfano ecc. Com’era per l’Ulivo. E perfino Berlusconi potrebbe gioire: con questi chiari di luna nei 5 Stelle il premio di coalizione significherebbe, per Forza Italia, che sognare e’ possibile e che si puo’ correre con Salvini e fascisti ma senza identificarsi con essi. E poi: chi ha detto che la coalizione che prende il premio davvero governa? C’e’ un obbligo di legge? Non so. Potrebbe pure cambiare tutto dopo le elezioni. Qualcuno potrebbe svincolarsi dalla coalizione: ce la vedete SEL che torna a fare ministri e sottosegretari? E ce la vedete Forza Italia che resta all’opposizione con Salvini e Fratelli d’Italia. Il premio mette d’accordo tutti Gino al risultato del voto. Poi “tana” e tutti liberi! Tanto il vitalizio e’ assicurato. Tutto bello signori. Da moderato potrei essere perfino daccordo: finisce la rissa nel Pd, finisce lo sperpetuo sulla legge elettorale, il governo ( Gentiloni ) puo’ governare, tutti sono piu’ calmi, D’Alema ( finalmente) deve cedere lo scettro alla parte unitaria della minoranza ecc ecc. Che volete di piu’? Ci sarebbe un solo perdente: le riforme. Renzi l’ha detto: ” devo rinunciare a fare quello che volevo”. Significa questo: nel paese che torna alle coalizioni e ai governi di corrente ( prima repubblica) c’e’ una regola che ha forza di legge: le riforme occorre scordarsele. Al punto che Renzi dice: ” faccio questa cosa che dite ma potrei non essere io che guido il governo di coalizione”. Lui e’ giovane. Puo’ aspettare un giro. E poi: quanto dura in Italia un governo di coalizione? Auguri. 

Renzi? Ha subito un raggiro

Non so se Renzi riuscira’ a fronteggiare l’attacco cui e’ sottoposto. Va sostenuto anche per una ragione: e’ stato vittima di un raggiro. Si! Di una furbata. Di una bugia. Si era determinata la ragione piu’ costituzionale e fondata possibile per il voto anticipato: una sconfitta del governo in carica ( referendum) e le dimissioni del Primo Ministro. In ogni democrazia “normale” questa e’ la ragione fondamentale per il voto anticipato. Si vota in questo caso, perche’ e’ doveroso  verificare se il governo gode ancora della fiducia del paese. E nessuno infatti ha detto a Renzi: ” non e’ giusto che tu ti dimetta”. Tutti hanno ritenuto apprezzabile che lo facesse. Non ne era obbligato a farlo: ha perso il referendum ma non la fiducia del Parlamento. Ricordo a tutti, compreso il presidente Boldrini, che nella nostra costituzione, alle dimissioni di un governo non seguono, automaticamente, le elezioni solo se:  1) il Parlamento ha sfiduciato il governo 2) la maggioranza di governo si e’ rotta 3) e’ pronto un nuovo governo  e una nuova maggioranza in Parlamento 4) c’e’ un impedimento grave del Premier ( malattia o altro ) per proseguire. Nessuno di questi casi ricorreva a dicembre, all’atto delle dimissioni di Renzi. Era regola percio’ che, alle dimissioni, volontarie, di Renzi si votasse. Siamo ancora a quasi due anni dalla fine della legislatura. Era giusto, sacrosanto, costituzionale e corretto che Renzi dicesse: “ho subito una sconfitta, verifichiamo se io e il mio programma di governo godiamo del sostegno degli elettori”. Dov’e’ l’avventura in questa sacrosanta affermazione? Dov’e’ il pericolo? Dov’e’ l’illecito? Nessuno lo dice. Solo frasi retoriche e bugiarde sulla “pretesa di Renzi”. Quale pretesa? L’illecito, dico io, e’ che Renzi sia stato dimesso da Premier senza sfiducia del Parlamento e senza giudizio degli elettori. Vi rendete conto che il vero illecito e’ questo? Quella che chiede Renzi e’ la normale procedura democratica e costituzionale: volete che lasci? O mi sfiduciate in Parlamento o lo chiediamo agli elettori. Invece abbiamo cambiato il Premier con un trucco. Diciamolo: e’ il governo Gentiloni che ( anche per ingenuita’ di Renzi) e’ nato in modo surreale, anomalo e irregolare. A Renzi e’ stato teso un raggiro. Gli e’ stato detto infatti: ” caro Renzi tu hai ragione. Si dovrebbe votare immediatamente. E il tuo gesto di dimissioni ( non dovute) ti fa onore. Hai il diritto di chiedere il voto. Ma, purtroppo, non abbiamo la legge elettorale per farlo. Quella in vigore alla Camera e’ disomogenea da quella del Senato. Facciamo cosi’: facciamo un governo breve solo per fare gli aggiusti alla legge elettorale. Poi, avuta la legge si DEVE votare. Hai ragione. Anzi perche’ si capisca che non facciamo un governo di legislatura ma uno a termine, lo facciamo fotocopia del tuo. E’ il tuo senza di te. ( un obbrobrio politico ) Poi si vota”. Lo hanno gabbato. Oggi dicono, cambiandosi la maschera, che abbiamo invece un governo di legislatura e che non basta piu’ che, dopo la sentenza della Corte, abbiamo pure la legge elettorale per votare. Un voltafaccia. Di cui io chiederei lumi al Capo dello Stato ( autore del discorsetto di cui abbiamo fatto il sunto ). 
ps: carissimo Giorgio, sai il bene immenso che ti voglio. Se non si vota, si va ad un congresso del Pd fatto per cacciare Renzi. Niente di illeggittimo, intendiamoci. Se lo vogliono lo facessero. Giudicheranno gli italiani. Ma tu sei figura, nobile e saggia, leggi l’intervista oggi di Emiliano al Corriere della Sera. Costui e’ candidato a capeggiare il Pd. Se vincessero questi avremmo un nuovo Pd, piu’ delirante ancora dei 5 Stelle e della Lega. Guidato da ciarlatani e demagoghi. E distruttori di ogni idea plausibile di sinistra. Non una nuova Cosa. Ma una Cosaccia: una idea disgustosa e aberrante di politica e di sinistra che tu hai combattuto tutta la vita. E noi con te.