Sindacati-partito e riformisti depressi 

I vouchers non li ha concepiti Renzi ma i governi precedenti ai suoi. Questo non significa che non fossero una misura giusta. E coerente con una strategia riformista, razionale e di modernizzazione del mercato del lavoro. E’ la Cgil che non fa il suo mestiere: toglie una regola (il voucher che regola un’attivita’ e concede qualche contributo) per tornare al nero. Azzoppando una possibilita’ di lavoro regolarizzato a fasce deboli e disagiate della popolazione ( giovani, disoccupati, pensionati) . Contro il lavoro, dunque. Come l’altro referendum che la Cgil propone e su cui il governo, ovviamente, cede: quello sugli appalti. Nel silenzio e nell’ignoranza generale si compie un secondo misfatto per il lavoro. Abolendo la norma, sottoposta a referendum, le aziende subappaltatrici di un’opera (la stragrandissima parte delle aziende negli appalti pubblici ) vengono allievate e deresponsabilizzate: non sono piu’ responsabili di cio’ che combinano nella gestione dell’appalto. E nemmeno della gestione dei loro dipendenti. Di tutto diventano responsabili le aziende a monte, quelle appaltanti. Una mostruosita’. Anzitutto per il lavoro. La Cgil ( ma questo vale dalla fine di Lama e Trentin) non e’ piu’ un sindacato. Ma un partito. Fa battaglie politiche e non sindacali. Nel caso degli appalti fa una battaglia simbolica “contro le grandi imprese” appaltanti ma calpestando gli interessi dei lavoratori delle imprese appaltatrici. La Cgil sa che l’unico risultato dell’abolizione della norma sugli appalti sara’ che avremo milioni di ricorsi, che ogni opera si blocchera’ per contenziosi e liti legali. Chi ne paghera’ lo scotto? I lavoratori delle ditte subappaltatrici ( milioni di persone) e, anche, di quelle appaltanti che precipiteranno, tutte, nella paralisi. E il lavoro si fermera’. Una frittata autentica. Il governo cancella due norme positive per il lavoro. Su proposta di un sindacato che fa politica e non fa piu’ il suo mestiere: difendere il lavoro. E non parlate di tattica, per favore. Non e’ lecito e si e’ visto raramente che un governo cancelli leggi giuste per evitare un referendum. Nella presunzione di perdere il referendum o con la pretesa di ammiccare ai suoi proponenti. Che rigore politico e’ questo? In un referendum anche i contrari all’abolizione di una legge dovrebbero avere voce in capitolo. Lo capisce il governo? Invece, con questo precedente, basta indire un referendum e, senza combattere, si abolisce una cosa giusta. E’ aberrante. Leggo sui post giustificazioni solo cretine di chi si interpreta fedele di Renzi. Fanno essi, stupidamente, di Renzi l’autore del cedimento alla Cgil ( a me non risulta che Renzi fosse li’ in parlamento ad abolire le norme). Mi piacerebbe sentire la sua opinione di cittadino. Il cedimento del governo, inoltre, viene motivato in modo ancor piu’ cretino e depressivo, tipo “avremmo perso”! E’ proprio vero: dopo le riforme battute, il 4 dicembre si e’ aperta la stagione delle controriforme: Il merito delle riforme scompare e con tratti di penna anche chi si dice riformista cancella riforme. Anche i riformisti sono rassegnati alla sconfitta. Di modernizzare l’Italia non se ne parla piu’. Tra sindacati-partito e riformisti depressi il lavoro  arretra. E l’Italia declina.  
 

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