De-statalizzare Alitalia e subito

Lezioni Alitalia. Primo: di che parliamo? In realta’ non esiste piu’ Alitalia. Da anni. E’ una finta, una sigla in aeroporto. Ma qualcuno si e’ accorto che non esiste piu’? No. Per ogni viaggiatore italiano e’ normale ( e anche comodo e conveniente) contare su un’offerta di sigle, compagnie, vettori variegata per raggiungere posti nel mondo. Nessuno avverte la mancanza di Alitalia. E’ rimasta solo la retorica politica e sindacale a parlare di Alitalia come “asset strategico”. Ma di che? Per i cittadini e’ strategico volare ( e, possibilmente, a basso costo). Della proprieta’ dell’azienda, francamente, non interessa a nessuno. Alitalia e’ un’azienda decotta e, soprattutto, fuori mercato: non ha piu’ un network ( aerei e rotte) internazionali. Si e’ ridotta ad una compagnia regionale: ha aerei e rotte per brevi distanze. Dove pero’ la concorrenza e’ enorme ( per il bene dei consumatori che hanno molte alernative e a buon prezzo). E Alitalia non la regge: ha troppo personale e strutture e, percio’, costa troppo e perde soldi come se li frullasse. Per salvare il salvabile in Alitalia c’e’ da tempo solo una strada: vendere ad una o due compagnie concorrenti. Che inseriscano aerei e rotte di Alitalia nel loro network ( nazionale e internazionale). Altra strada non esiste. Non esiste, per esempio, la ri-statalizzazione. E’ il vecchissimo, retorico e arcaico rifugio del parassitismo e dell’assistenzialismo italiano. Oggi e’ la bandiera dei 5 Stelle, vecchissimi, incompetenti e disinformati. E ad essa abboccano sindacalisti e lavoratori, confusi e illusi, di Alitalia. Statalizzare Alitalia non si puo’. Per varie ragioni. La prima: era statale ed e’ fallita. Ci troviamo con questo colabrodo creato e trapassato al paese dalla gestione pubblica. Secondo: Alitalia non e’ piu’ statale ma non e’ mai diventata privata. E’ pubblica: governata dalle banche e da soldi pubblici che le assistono ( con ricapitalizzazioni e fondi per gli ammortizzatori sociali). Si fa finta, ogni tanto, di far entrare soci privati ( prima i capitani coraggiosi, poi la compagnia Etihad ). Ma, in realta’ tutto e’ restato, indirettamente, finanziariamente e incontestabilmente, pubblico. Terzo: ri-statalizzare non si puo’. E’ vietato ( per fortuna) dai trattati europei. Quarto: statalizzare sarebbe un crimine economico. Per i cittadini italiani. Alitalia ha bisogno di soldi. E tantissimi: per coprire le perdite, per ricapitalizzare l’azienda, per pagare ammortizzatori sociali, per rifare la strategia industriale ( aerei, network, strutture di terra ecc). Dire: ” li mette lo Stato” e’ una presa in giro, una bugia banditesca buona sulla bocca di ciarlatani e irresponsabili come i Cinque Stelle. Questi soldi non ci sono. E poi: non serve lo Stato in Alitalia. C’e’ stato, c’e’ ancora. E fa solo danni. Ad Alitalia serve, finalmente, un padrone di mestiere: una compagnia aerea che la gestisca con una logica e una strategia industriale. Quanto al governo e allo Stato: non deve, non puo’ e non sa fare strategie industriali o commerciali. E, come si e’ visto col voto di ieri in Alitalia, non servono neppure sindacati senza peso, senza credito, senza coraggio e senza idee ( che non siano il banale, comodo e facile appello a Pantalone e alla statalizzazione). Abbiamo sotto gli occhi i risultati fallimentari e disastrosi dell’intervento pubblico. Basta. Meglio un liquidatore intelligente: che apra trattative con tutti e venda Alitalia al migliore offerente. Continuerebbe ad esserci una compagnia che vola. Lo Stato e il governo lascino fare al mercato e si occupino solo dell’unica cosa veramente “strategica”: la sicurezza dei voli. 

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